Jeremías Gamboa: «Il Perù? Una cupa serie di Netflix»

«Il Perù sembra una tragedia shakespeariana con i malvagi che guardano verso il pubblico e spiegano loro quello che succede». Jeremías Gamboa è uno dei migliori scrittori peruviani. E per capire cosa stia succedendo in Perù non bastano gli analisti politici. Meglio ricorrere ad altri sguardi, come il suo. Nato nel 1975 da una famiglia umile di Lima, una ricca esperienza da giornalista e poi da editor, si è fatto conoscere dieci anni fa con una raccolta di racconti (Punto de fuga) per essere poi consacrato nel 2013 con il romanzo Contarlo todo. Di lui è rimasto folgorato il decano dei narratori latinoamericani, Mario Vargas Llosa. Continua a leggere

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Teresa Margolles: «Ya basta hijos de puta»

E’ originaria di Sinaloa e vive a Ciudad Juárez quando non si ferma nella capitale o in giro per il mondo. Due città del male. Teresa Margolles è una delle più conosciute artiste messicane e ha fatto della poetica del lutto il suo terreno di ricerca con ostinazione e lirismo. E’ in residenza a Berlino per tutto l’anno («Non mi abituerò mai a quel freddo e a quella lingua», dice sconsolata) e il Pac di Milano le sta per dedicare una grande personale, con la regia di Diego Sileo e un titolo esplicito e brutale, Ya basta hijos de puta (dal 28 marzo al 20 maggio). Classe 1963, capelli corvini, le parole rapide come se avesse tante cose da raccontare e poco tempo per farlo. Continua a leggere

Dancing with myself

Artisti che usano il proprio corpo non come soggetto ma come materia prima per parlare d’altro o parlare di altri. A loro non interessa il proprio autoritratto, ma rappresentare se stessi come un luogo da esplorare, un campo di battaglia, un lessico sconosciuto. Nasce così Dancing with myself, la mostra che dall’8 aprile fino al 16 dicembre abita le sale di Punta della Dogana a Venezia, grazie alla regia di Martin Bethenod e Florian Ebner. Delle oltre 140 opere in mostra, 116 escono dalla Collezione Pinault (e più di 80 per la prima volta in laguna) e le altre provenienti dal Museo Folkwang di Essen, dove una prima versione di questo spoon river nel myself si è tenuta due anni fa. Continua a leggere

Claude Cahun, la prima icona queer

Claude Cahun è quasi sconosciuta in Italia. Eppure il suo contributo alla visione queer del mondo è osannato da ricercatori e attivisti. E il modo in cui ha marcato la stagione surrealista fa incantare curatori e critici.
La sua arte è se stessa. Foto, collage, messinscena. E pamphlet visionari e impietosi. Come Les paris sont ouverts, un saggio del 1934 sulla libertà irriducibile della poesia contro chi, tra i suoi compagni surrealisti, è tentato di mettere l’arte al servizio dell’ideologia. Di quel testo esce sola ora la prima versione in Italia col titolo Le scommesse sono aperte (edito da Wunderkammer, pagg.48, euro 10, traduzione di Marcello Giulini, prefazione di Silvia Mazzucchelli). Continua a leggere

Venezuela, gli Usa contro il Petro

Mentre Nicolas Maduro presentava il petro, la sua criptomoneta, il 20 febbraio scorso, in prima fila sedevano Denis Druzhkov e Fyodor Bogorodsky, due consulenti russi. Lo rivela il numero di Time uscito questa settimana e sarebbe uno degli indizi sull’assistenza di Mosca all’intera operazione monetaria.
Che i russi fossero interessati al petro già era noto, visto che è garantito da appetibili riserve di petrolio, gas e oro. Così come da tempo si sussurra che anche la Russia sia impegnata a dotarsi di una propria valuta digitale. In comune i due governi hanno la necessità di bypassare le sanzioni e le valute da minare potrebbero essere una soluzione. Continua a leggere

Il pastore che sfida Maduro

«Non mi sentirete mai pronunciare una parola di odio, di disprezzo, di umiliazione verso i miei avversari». Javier Bertucci lo ripete più volte nel corso dell’intervista. Vuole essere l’uomo che rompe «il giro della violenza» in Venezuela. L’uomo della «riconciliazione», altra parola chiave.Parla lentamente, chiaro, con tono più solenne che grave. Non alza mai la voce, vuole rassicurare. Insomma, tutte le sue doti di predicatore evangelico saranno le sue carte migliori.Il 20 maggio si vota in Venezuela per la più alta carica dello Stato. E Javier Bertucci vuole vincere. Continua a leggere