PoPlab, la bottega rinascimentale di algoritmi e prototipi

Che cosa significa uno studio di architettura oggi? Al PoPlab di Rovigo potrebbero rispondere così: «algoritmi, prototipi, condivisione con le aziende, formazione, ricerca, design dei materiali e degli edifici. E tutto questo assieme». Innovativi e visionari, Valentina Temporin ed Enrico Di Munno hanno trasformato un open space di 500 mq all’interno di un antico zuccherificio (ora Cer.Ser., Centro Servizi per l’innovazione) in un affascinante studio-laboratorio. «Per noi l’architettura è come un movimento orchestrale», dicono semplicemente. Continua a leggere

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La corsa solitaria di Nicolas Maduro

Dopo tre giorni di seduta permanente, il Consiglio nazionale elettorale ha annunciato la data delle elezioni in Venezuela: si terranno il 22 aprile, fra 70 giorni. Niente di più lontano dagli almeno sei mesi consigliati dagli standard internazionali, ma tant’è. In questi tre giorni i “rettori” «hanno lavorato su differenti scenari», ha spiegato la presidente Tibisay Lucena.
Il fatto è che proprio in quei giorni tutti aspettavano i risultati del tavolo di negoziati tra governo e opposizione. E la fumata nera uscita in Dominicana, in un clima caotico di dichiarazioni, ha lasciato al Cne l’unica possibilità: rispettare la decisione dell’Assemblea Costituente che aveva chiesto da tempo di aprire le urne prima della fine di aprile. «Un’assurdità: quella elettorale è un’assoluta prerogativa del Cne», ha protestato l’unico membro dell’opposizione, Luis Emilio Rondón. Ma si sa, in Venezuela tutto è irrituale, compreso l’ordine costituzionale. Continua a leggere

Gli Stati Uniti e la nostalgia di un golpe a Caracas

Rex Tillerson, il Segretario di Stato americano, ha rotto un tabù. Lo ha fatto parlando di Venezuela, alla vigilia del tour che lo sta portando in Messico, Argentina, Perù, Colombia e Giamaica.
Tillerson si è avventurato a dire cose che non si sentivano forse dai tempi di Henry Kissinger. «Nella storia del Venezuela e dei paesi dell’America del Sud, molte volte i militari sono agenti di cambiamento quando le cose stanno molto male e i leader non riescono più a servire il loro popoli». Sono proprio i militari che in quel caso «gestiscono una transizione pacifica». Succederà anche a Caracas? Risposta sibillina: «Se questo sarà il caso o no, non lo so». Continua a leggere

La lunga crisi tra Spagna e Venezuela

Salutando i funzionari dell’ambasciata a Caracas, giovedì 25 gennaio, Jesús Silva Fernández ha ricordato di essere il primo ambasciatore nella storia della diplomazia spagnola a subire un provvedimento di espulsione. «Non so se questo sia un onore o no, ma non è quello che avrei desiderato», ha commentato laconico. Il Presidente Nicolas Maduro gli ha dato tempo 72 ore per andarsene. La Spagna ha reagito con reciprocità, dichiarando non grata la presenza del rappresentante venezuelano a Madrid, che nel frattempo già era stato richiamato nel suo Paese per consultazioni. Continua a leggere

Shoah, nomi e storie tra le pietre d’inciampo

Quasi non si vedono, confuse tra i masegni, non fosse per il luccichio dell’ottone che fa inciampare l’occhio. Si incontrano di fronte a una casa, a un portone, spesso sperdute in qualche calle anonima. Bisogna piegare il capo per leggere: un nome, la data della nascita e quella dell’arresto, il luogo e il giorno (quando si sa) dell’assassinio. E già solo quel gesto di inchinarci, ci fa onorare il nome della vittima. Allora capiamo di essere di fronte a un grumo di lesa umanità. Continua a leggere

Cento economisti nel Venezuela alla fame

Finora sembravano casi isolati. È capitato che gente esausta, dopo ore di coda per comprare un pacchetto di farina, finisse per assaltare il negozio, come è successo a fine novembre a Nirgua nello Stato di Yaracuy, nord-ovest del Venezuela. Oppure qualche giorno prima a El Tigre, nell’Anzoátegui, quando un negozio cinese veniva preso di mira all’arrivo di un camion di riso. Persino la mattina di Natale le cronache riportavano tre tentativi di saccheggio: a Ciudad Bolivar, nel Paese profondo, gruppi di persone attaccavano una liquoreria, altri picconavano un magazzino alimentare e un terzo si rivoltava al supermercato Makro. Poi l’onda si è ingrossata. Continua a leggere

Americhe. Il mondo che non c’era

Quando Francesco Cornaro, ambasciatore della Serenissima, vide i doni arrivati dal Messico per il re di Spagna, restò sbalordito dalla loro bellezza. Ammirò un idolo con uno scettro in mano scolpito in lamina d’oro e finemente cesellato con segni e figure. E poi pietre, utensili, monili di argento, ornamenti intessuti con maestria di lana, tela, piume. Scrisse al Doge: «In vero dimostra che in quelle parti esser persone d’ingegno».
Era il 1520. Trent’anni dopo, nella disputa di Valladolid, ci si sarebbe ancora accapigliati sulla natura dei nativi americani. «Ma quello stupore di fronte a tale «ingegno» era la prova inequivocabile dell’umanità degli altri», spiega Davide Dominici, uno dei massimi esperti delle culture amerindie. Continua a leggere