Indecisi con una irresistibile voglia di cambio

SANTIAGO DE CHILE – Ultimi giorni di campagna elettorale, in Cile. Quelle di domenica 13 dicembre sono considerate le elezioni più incerte della storia recente del paese. Si calcola infatti che ben il 40% degli elettori sia ancora indeciso.
La popolarissima presidenta Michelle Bachelet è scesa oggi in campo ufficialmente, dichiarando ai microfoni di Radio Cooperativa di sostenere il candidato della Concertacion di centro-sinistra, Eduardo Frei, “sicura con il cuore e con la testa che è l’unico che possa continuare le politiche dell’attuale governo”. Un endorsement naturale, ma ormai urgente per il candidato democristiano che continua a rimanere in grande difficoltà in tutti i sondaggi.
In Cile l’iscrizione alle liste elettorali è volontaria e il voto a quel punto obbligatorio. Così, in questo rush finale, i quattro candidati ad occupare il Palazzo de La Moneda, hanno fatto di tutto fino a tre mesi fa per convincere nuovi elettori a iscriversi in tempo. Ora puntano a mobilitare fasce di elettorato precise.
Il quotidiano Il Mercurio ha pubblicato i giorni scorsi un’inchiesta su questo grande bacino di indecisi. Condotta dal Istituto de politicas publica “Expansiva-UDP”, think tank liberale e di centro-destra dell’Università Diego Portales, la ricerca ha messo in luce non solo il grande bacino di indecisi, ma ha anche cercato di tracciarne il profilo.
Così, si scopre che i segmenti sociali decisivi saranno le donne pensionate, gli evangelici, la classe media emergente, i dipendenti pubblici.
Il candidato di destra, Sebastian Piñera, appare in vantaggio in tutti e quattro questi target. Con Eduardo Frei si spartisce le simpatie delle donne ultra sessantenni, vale a dire il 14% dell’elettorato, anche se negli ultimi sondaggi i due stanno perdendo vertiginosamente consenso tra le pensionate.
Gli evangelici, uno dei gruppi più conservatori e aggressivi, rappresentano ben il 16% di chi voterà. Considerano Piñera una star e sono tra quelli che più detestano Marco Enriquez-Ominami, il più liberal e progressista tra i candidati. ME-O supera a sua volta il rivale di centro-sinistra tra la classe media emergente. “Sono le persone che hanno sempre votato Concertacion – dicono Cristobal Aninat y Gregory Elacqua, i due ricercatori – ma Frei li ha castigati e spinti fuori dal suo bacino elettorale”. Vero o meno, Frei è sicuramente in difficoltà, superato da ME-O tra il ceto medio e medio-alto e persino nel settore pubblico.
I gruppi sociali invece considerati oramai con il voto sicuro in tasca sono i giovani e chi vive nelle zone rurali. In queste ultimi giorni Piñera continua a far campagna per fare il bottino pieno, mentre tra i giovani l’intenzione di voto è alta e saldamente a favore dell’imprenditore di destra (44%). L’incapacità di attrarre il voto dei giovani è considerata dai due analisti un punto debole della strategia elettorale della Concertacion e una delle leve del successo della candidatura ME-O, almeno della sua forte crescita di simpatia nella prima metà dell’anno.
Il think tank di Expansiva-UDP considera perfetta la campagna di Piñera, partita con forti accenti conservatori per fidelizzare tutta la parte pinochettista e di ultra-destra della sua coalizione e lanciata ora a sedurre i settori più liberali. Ma a ben vedere in azione Piñera, ciò che colpisce è la sua somiglianza con il berlusconismo di cui ha mutuato letteralmente intere frasi che ama ripetere: dalla sua biografia di uomo che si è fatto da solo al milione di posti di lavoro, fino alle contraddizioni sul conflitto di interesse in merito alle sue enormi attività economiche. Così le gaffes e la sua presenza ossessiva in ogni piccola tragedia quotidiana, in particolare nei barrios più poveri, come se si muovesse sul set nazionale della tv del dolore. E’ la sua prova di forza per riscattare la destra cilena da vent’anni di depurazione nella transizione democratica.

http://www.lettera22.it

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