Archive for gennaio, 2010

Pedro Lemebel. “No a Piñin e alla destra”

gennaio 9, 2010

SANTIAGO DE CHILE  [in collaborazione con Guillermo Jorge Alfonso] – “Guarda, rispetto alla transizione, ti posso rispondere solo io, perché in questo paese gelatinoso non si sa mai cosa pensa e cosa sproloquia il tuo vicino. I più giovani dicono di non sapere, perché sono nati dopo la dittatura. Ma in questo modo è come evadere dalla storia. Nemmeno io esistevo durante l’Olocausto, eppure so bene cosa successe”. Pedro Lemebel aguzza gli occhi. Sistema il suo perenne fazzoletto colorato in testa, che porta come un vezzo chic e iconografia pop. E ride, come avesse raccontato una burla di bambino. La tia solterona cronista, si era definito qualche tempo fa nella cubana “Casa de Las Americas”. Una zia zitellona cronista.
Siamo seduti sul terrazzo della sua casa a Bellas Artes, attorno ad un tavolino con rum, ghiaccio, vino rosso. Dalla sala, attraverso la vetrata, esce la voce di Grace Jones, un vecchio disco che non a caso di titolo fa Strange. La casa è semplice e raffinata, piena di ricordi, di appunti, di foto. Pedro Lemebel ama giocare con le parole, esattamente come nei suoi libri. Il chilenismo è popolare, sanguigno, arrotolato in modo dolce e stralunato. Leggi il seguito di questo post »

Catalina Saavedra. La corsa di Rachel verso gli Oscar

gennaio 9, 2010

SANTIAGO DE CHILE  [con Guillermo Jorge Alfonso] – In una famiglia dell’alta borghesia cilena, lavora da vent’anni una nana, come si chiama qui la domestica. Raquel è una donna burbera, folle, astiosa che riesce a imporre a tutti la propria routine. E quando la padrona di casa deciderà di affiancarle un’aiutante, reagirà con crudeltà. Fino al terzo tentativo: l’arrivo di Lucy riuscirà a far breccia in tutto quel rancore accumulato, nel silenzio di un mondo recluso.
Film giocato su una tensione psicologica che non diventa mai tragedia, La Nana è diretto magistralmente da Sebastian Silva. Storia di un dramma personale, è anche una magnifica (e accidentale) metafora della società cilena. Alla sua uscita nel 2009, ha conquistato pubblico e critica, fino alla candidatura come migliore film straniero per il Golden Globe, la cui cerimonia è prevista il prossimo 17 gennaio.
Protagonista è Catalina Saavedra, quarantenne, volto teatrale e televisivo amatissimo in Cile. Per la sua interpretazione in “La Nana”, ha conquistato premi in dieci festival (in Italia a Torino, l’ultimo il Gotham Awards a New York) e in questi giorni si dice che possa rientrare nella rosa di nomi per l’Oscar come migliore attrice. Leggi il seguito di questo post »

Il Cile visto dal ponte

gennaio 9, 2010

SANTIAGO DE CHILE – [con Guillermo Jorge Alfonso] Sul rio Mapocho, che attraversa Santiago correndo come un matto, alla fine dell’Ottocento furono costruiti alcuni ponti, con la severa eleganza del ferro, come si usava allora. Il Puente Vicente Huidobro, a poca distanza da Plaza Italia e dal quartiere freak di Bellavista, ora è un teatro. Coperto e restaurato, è l’unico teatro-ponte al mondo. La sala ha due gradinate mobili, così che i 130 spettatori spesso vedono alle spalle degli attori la scenografia naturale dell’acqua che in fuga verso valle.
Spazio innovativo e sorprendente, è gestito da un’associazione culturale che ha imposto il Teatro del Puente come uno dei luoghi più interessanti della scena artistica della capitale cilena. Sono stati Freddy Araya, Francisco Ossa e Javier Caracciolo, a prendersene cura nel 2005 e a rilanciarlo. “E’ stata una scommessa, tanto più che solo ora, dopo quattro anni cominciamo ad avere i primi finanziamenti pubblici e anche l’interesse della pubblicità. Ogni anno mettiamo in scena dieci opere di giovani autori, sperimentali e con voglia di dare continuità al loro lavoro. Ci piace pensare di essere una sorta di incubatore per le giovani compagnie”.
Molti di questi artisti non hanno nemmeno conosciuto la dittatura, molti sono nati persino dopo. Hanno la stessa età della “transizione democratica” di cui ne sono un’espressione critica e contradditoria. In Cile, la transizione è come un ponte, che forse non è stato ancora attraversato completamente o di cui non si vede la fine. Leggi il seguito di questo post »

Benvenuti in Padania

gennaio 2, 2010

VENEZIA – Gli dona un’aria anni Ottanta, tutta quella brillantina sui capelli riccioluti e nerissimi, che gli lascia scoperta una fronte ormai più che ampia e gli sottolinea un naso generoso. Sarà anche vintage, ma la sua pomata è comunque un marchio di riconoscimento e, forse, di seduzione. Allo stesso tempo, lo vedi apparire in tivù e sai già che parlerà di radicchio. A suo modo è rassicurante. Anche il suo accento trevigiano non spaventa nessuno. Lui, così attento alla comunicazione, finisce per usarlo come un carrillon.
Comunque, Luca Zaia, diplomato enologo e laureato veterinario, appartiene a quel gruppo di quarantenni leghisti che almeno parla di cose che conosce. Lontano anni luce dai dentisti lombardi alla Calderoli e dalla supremazia bianca e obesa dei Borghezio. Ma è un’altra generazione anche rispetto all’apocalisse senile dei Gentilini o alla vertiginosa monotonia dei Gobbo. Una razza piave giovane e brillante, incistato alla terra, taccagno di fantasie e trionfo di pragmatismo. Leggi il seguito di questo post »