culture

Heloneida e il torturatore

Carmélio è un torturatore. Il maggiore Fernando lo ha arruolato in una palestra. Faceva il bagnino in una piscina ai quartieri alti di Rio, dove si lasciava sedurre dalle signore ricche. Si è ritrovato tra i reparti speciali. Delle sue donne, ha solo nostalgia della madre perduta,  che sempre più gli affolla il sonno.
Ma cosa può passare nella testa di un torturatore, uno cioè che stacca gli occhi o toglie le unghie con un temperino, o infila i ratti nella vagina o i calabroni in gola e squarta e spella vivi, come una dolorosa routine? E, soprattutto, cosa succede ad un torturatore, quando incrocia gli occhi di una vittima, che gli si aggrappa addosso, perché il pugnale si è incagliato nel corpo? Di quali piaghe si coprirà il corpo di Carmélio e quale pellegrinaggio lo potrà mai salvare? e di quali presagi si carica l’incontro di attrazione e pudore con Dorinha, in una sperduta biblioteca del Nordeste?Questo è il Brasile di Heloneida Studart. Quello profondo, dove gli odori e i colori sono strazianti, e nel Sertao la siccità è l’annuncio di un’apocalisse, l’umanità si deforma e la memoria è gonfia di maledizioni.
Passaporto per il mio corpo (edzioni Marcos y Marcos) ci arriva, come il libro precedente, a qualche anno di distanza dalla morte di Heloneida Studart. Lei ha raccontato il suo paese che brulicava di passioni e di morte, come fosse la metafora della sua vita. Nel 2007, il lutto nello Stato di Rio de Janeiro era durato tre giorni. Tanto era amata e rispettata questa scrittrice, femminista, oppositrice nella notte dei militari, deputata per sei volte del Partido dos Trabalhadores. Una voce infaticabile dalle viscere del Brasile, diventata scrittrice grazie alla domestica nera, che le raccontava storie di un amore visionario e nero. Icona del movimento femminista, la Studart lo è stata, contestando un destino servile, umiliante e violento scritto sul corpo quotidiano di qualunque donna. In realtà è proprio là, in quella miscela banalmente malvagia, di genere, famiglia, razza, classe sociale, la fonte di tanto orrore.
“Credi di detenere il monopolio della crudeltà, tu e quelli come te? – dice Dorinha la bibliotecaria a Carmélio il torturatore – Tra noi la barbarie c’è sempre stata. A Piancò hanno sepolto viva zia Maria, cuoca della Coluna Prestes, lo sapevi? Era nera, analfabeta, pensava solo ai suoi intingoli”. D’altra parte, aggiunge, chiunque laggiù potrebbe giurare che il castigo sia “opera di misericordia”. La carneficina di Carmélio che scandisce il libro sembra persino rimpicciolirsi di fronte all’ondata di odio, ancestrale e perenne, di generazione in generazione, che inonda il corpo del paese. L’odio delle bigotte, la ferocia dei fazendeiros, padri contro figli, fratelli contro sorelle, bianchi contro negri. L’ordalia di sangue è ontologica, sembra sussurrarci Heloneida Studart. Non è un caso che si chiamino “relazioni di sangue”. Ma oltre la metafora, resta quel liquido vero, che ci irrora, pastoso, denso, caldo fluido di corpi sgozzati, pestati, smembrati, violati.
La scrittura della Studart è una fabbrica di sensazioni materiche. Corpi di carne, appunto.  Avvolti in un profumo permanente di cachaça, di banane fritte, di tapioca al latte di cocco, di yogurt, di colombi arrostiti. I gamberetti fritti ci sembrano croccanti come le ossa spezzate di un dissidente, come la schiena inarcata di un detenuto elettrificato ai genitali o di un orgasmo che sfiora le pagine, come qualcosa da nascondere.
Il paesaggio umano di Heloneida Studart sbuca come sempre da queste famiglie dannate, inquiete, si fa surreale e disorientato, e mescola sgangherati circensi a pellegrinaggi morbosi, nella lotta continua per sopravvivere, nelle leggi antiche e in quelle moderne, tutte feroci come una ancestrale guerra di annientamento. Persino i santi, apocrifi, veggenti e guaritori, sono nati da massacri. Non c’è salvezza. Caso mai solo un vago rimpianto. “Quando un amore è grande, lascia un residuo di ceneri bollenti. Anche chi non lo corrisponde stende le mani per scaldarsi”.

Annunci
Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...