politica

Il mate amargo del kirchnerismo

BUENOS AIRES – L’Argentina si sta interrogando sull’emozione di massa vissuta i giorni scorsi con i festeggiamenti del Bicentenario. Televisione e giornali non parlano d’altro. Più di due milioni di persone si sono riversate nelle strade, riempito i concerti in Avenida 9 de Julio, pianto alla spettacolare cerimonia di apertura del Teatro Colón, partecipato alle tante iniziative che hanno attraversato la città. Il culmine è stato martedì scorso, con la parata di decine di carri e migliaia di acrobati e figuranti per rievocare i duecento anni di indipendenza del Paese.
Una partecipazione inaspettata, dicono tutti gli osservatori. La più imponente mobilitazione nazionale. Così, per un attimo, il Bicentenario ha fatto ammutolire il feroce scontro politico che coinvolge la coppia presidenziale dei Kirchner e i suoi avversari.
Carlos Raimondi è docente di Politica Latinoamericana e di Scienza della Politica – qui chiamata con un antico vezzo accademico, “Diritto Politico” – all’Università di Buenos Aires. Molto apprezzato per il suo sguardo ampio e laico, è stato deputato per più legislature, in formazioni politiche di centro-sinistra fuori dal ventre peronista.
Lo incontriamo al Café Martinez, tra Avenida Perón e Bartolomeo Mitre. Sta finendo di rilasciare un’intervista radiofonica per una trasmissione molto popolare che si chiama Mate amargo, in riferimento alla famosa bevanda nazionale. “Qui i nomi e le parole sono tutti importanti”, dice sorridendo.
Partiamo dal Bicentenario, dunque. “Io credo che quello che abbiamo visto sia in qualche modo un soggetto politico. Per la prima volta, dopo anni, una massa di gente che si sente “popolo”, riempie la piazza e si assume la responsabilità di rappresentare l’Argentina. Anche se non espresso a parole, la presenza di quella moltitudine per cinque giorni nelle strade di Buenos Aires, apre un dibattito pubblico, parla di un Paese vivo, che esiste fuori dall’arena politica che litiga e grida come in una soap-opera”.
Nella telenovela argentina è la coppia Cristina e Nestor Kirchner che gioca da protagonista. E sembra sempre vincente, anche quando perde. Ma cos’è il fenomeno kirchnerista e come si alimenta dell’onda emotiva del Bicentenario?
Prima Nestor dal 2003 al 2007, poi Cristina fino al prossimo anno, alla Casa Rosada entrambi sembravano voler sfidare il tradizionale peronismo, le sue liturgie e le cordate di notabili.  “E’ ancora così – racconta Raimondi – I loro due governi in Europa si direbbero “di sinistra”: politiche ridistributive, migliore occupazione, stato sociale e leggi anti-precarietà. Qui è diverso. Si chiama peronismo, ovvio: i lavoratori che custodiscono la conservazione. Gli alleati dei Kirchner sono i settori più poveri della società, la potente centrale sindacale CGT, le organizzazioni per i diritti umani. Per un momento, avevano anche gran parte della classe media. Con quest’ultima ora vivono una crisi di fiducia, dopo lo scontro con i grandi coltivatori, gestita malissimo dal governo”.
“Sì, la crisi nel rapporto con la classe media è il principale punto debole dei Kirchner, così come lo è stato per il peronismo in generale, in diversi momenti della sua storia”: lo conferma anche Emilio Garcìa Mendez, giurista, presidente della prestigiosa Fondazione Sur che si occupa di esclusione sociale e di legislazione penale minorile. “Nonostante le misure economiche favorevoli, con la classe media il governo dei Kirchner ha un problema culturale, di comprensione, di rappresentazione. Torniamo allo scontro con i coltivatori. Tutti sanno che il campo argentino è insaziabile e fa profitti enormi. Eppure i Kirchner lo hanno considerato come un unico blocco, non hanno articolato una proposta fiscale con differenti livelli impositivi. Si credevano forti, hanno cercato lo scontro. E hanno perso”.
“Il secondo problema – aggiunge García Mendez – è la corruzione. I due pensano che i soggetti più coinvolti nel sistema di corruzione, siano comunque essenziali per il loro progetto politico. Parlo di corruzione e senso di impunità ad altissimi livelli, ben oltre quelli che l’Argentina conosce in modo endemico”.
Il disegno kirchnerista raccoglie una gran quantità di avversari, l’ultimo, potentissimo, il gruppo editoriale Clarín, bersaglio della riforma del sistema audiovisivo in senso anti-monopolistico. Giornali e tivù del gruppo hanno risposto in questi mesi con una campagna di aggressione senza precedenti contro la coppia più potente e glamour del Sudamerica. Per Emilio García Mendez, “i due hanno un progetto politico reale, ma non riescono, non vogliono o non possono interpellare i soggetti sociali che potrebbero portarlo avanti. Loro sono audaci e conservatori. Nel senso che pensano innanzitutto alla conservazione del potere, è una loro ossessione. Pensano che senza la macchina di potere, non c’è alcuno spazio. Sono di un pragmatismo strepitoso. Non hanno seguito Macchiavelli quando diceva che a volte il principe preferisce che gli altri decidano gli obiettivi, così lui può restare al potere. No, i Kirchner sono il potere”.
Carlos Raimundi prova a riflettere: “La loro politica ricorda molto il primo peronismo. Insolente con alcuni poteri, come la Chiesa, le grandi corporazioni, alcuni settori economici. Però l’opposizione non ha credibilità né un progetto comune. Loro mantengono invece una forte impronta plebiscitaria e populista, anche nel senso positivo della parola. I Kirchner affrontano apertamente l’ossessione di poter perdere il potere, malattia tipica sudamericana. Preferiscono disarticolarla e scontrarsi frontalmente, perché il loro progetto è l’alternanza Nestor-Cristina-Nestor-Cristina. E lo vogliono far durare almeno sedici anni”.

Lettera22

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