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La svolta di Gualeguaychú

BUENOS AIRES – A Gualeguaychú hanno discusso e alla fine votato. Nella notte tra mercoledì e giovedì, 402 persone contro 315 hanno alzato la mano per smantellare temporaneamente la barricata alla frontiera con l’Uruguay. Sarà la prima volta dopo tre anni e sette mesi di paralisi transfrontaliera, ai quali  si aggiungono almeno altre due annate precedenti di proteste contro la papelera, l’enorme impianto cartario della società finladese UMP.
La tregua scatterà domani, sabato, dalle 13.00 e durerà sessanta giorni. E’ condizionata alla richiesta di monitoraggio congiunto argentino-uruguaiano dell’impianto. Continua a leggere

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Una società a processo

BUENOS AIRES – Nella città di Tucuman è in corso uno dei tanti processi aperti contro i crimini della dittatura. Ieri, un testimone, Juan Carlos Clemente, detto “El perro”, ha presentato un documento trafugato nel 1984 dal Servicio de Información Confidencial, uno dei centri del terrore. Era stato preso e torturato. Dopo aver confessato, lo avevano riciclato in mansioni “amministrative”. Quella lista, una delle poche esistenti in Argentina – i militari negano ancora l’esistenza di un’anagrafe della mattanza – riporta 293 nomi di arrestati, con a fianco una dicitura. DF, Disposición Final, cioè morte, è ripetuta per 193 persone. Erano desaparecidos. Ora, almeno, di loro si sa.
Il CELS, prestigioso Centro Studi Legali e Sociali, ha presentato i giorni scorsi al Congresso, nella Sala dei Passi Perduti, l’annuale rapporto sui diritti umani. Parla di 1464 persone, civili e militari, sotto accusa per crimini di lesa umanità, legati al terrore di Stato che governò l’Argentina tra il 1976 e il 1983. Ma solo 59 sono attualmente sottoposti a giudizio e 68 quelli già condannati: “con questo ritmo – si legge – le cause aperte tarderanno vent’anni per vedere la fine”. Continua a leggere

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Horacio Verbitsky: “Il delirio mistico dell’orrore”

BUENOS AIRES – “Mi sono fatto l’idea che all’origine dell’orrore che abbiamo vissuto, ci sia la natura molto speciale del cattolicesimo argentino. Un delirio mistico accompagna tutti gli anni della dittatura”. La voce di Horacio Verbitsky è una delle più autorevoli in Argentina. Per lui è in quella corda profonda del Paese che prese forma la possibilità di dispiegare il terrore, tra il 1976 e il 1983. E lo ricerca pure nella serie di volumi di storia politica della Chiesa, l’ultimo dei quali sarà presto in stampa.
Giornalista severo, di inchiesta testarda, saggista raffinato, Verbitsky ha sfidato la dittatura, inviando dalla clandestinità le cronache sul terrore e ha continuato, dopo, cercando i pezzi di verità nascoste. “Il volo”, il suo lavoro più famoso, del 1995, non solo fu un successo internazionale (in Italia pubblicato da Feltrinelli), ma anche utilizzato come prova in processi contro i militari. In quel libro Verbinsky raccoglieva la testimonianza di un ex-militare della marina Adolfo Scilingo che raccontava i voli della morte, il lancio nelle acque del Mar della Plata di centinaia di prigionieri sedati, nudi, torturati. “Tutto sommato una forma cristiana di morte”, rassicurava il cappellano militare. Continua a leggere

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La papelera della discordia

BUENOS AIRES – E’ dal 2006 che gli abitanti della città argentina di Gualeguaychú picchettano il ponte General San Martin, dove passa la Ruta Internacional 136, che segna il confine tra Argentina e Uruguay. Protestano contro un polo cartario, costruito sul lato uruguayo dalla società finlandese UPM. Denunciano l’inquinamento delle acque e dell’aria, i danni per il turismo e l’agricoltura. Ora, quella che è conosciuta come una delle proteste più testarde del Sudamerica, potrebbe essere arrivata al termine. Il governo di Buenos Aires ha infatti varato un decreto che chiede l’immediato sblocco del ponte, denunciando l’illegalità dei manifestanti. Le conseguenze si vedranno i prossimi giorni, quando la magistratura e la polizia saranno chiamate a far rispettare il decreto.
E’ una vera e propria svolta, quella di Buenos Aires, che pure in questi anni aveva sostenuto le richieste degli abitanti di Gualeguaychú contro l’Uruguay.  Continua a leggere

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E l’ambasciatore fa le valige

BUENOS AIRES – L’ambasciatore cileno in Argentina ha lasciato ieri sera il suo incarico, dopo la bufera scatenata dalle sue dichiarazioni a sostegno di quello che lui chiama con garbo il “pronunciamiento militar” di Pinochet.
Nonostante avesse chiesto pubblicamente scusa a tutte le vittime della dittatura, il giorno successivo all’intervista rilasciata al quotidiano El Clarin, Miguel Otero non ha potuto sopportare le pressioni e l’imbarazzo del proprio governo e del Paese che lo ospita.
“La Cancelleria accetta e rispetta la decisione dell’Ambasciatore e gradisce il lavoro svolto nella missione diplomatica argentina”: è questo il comunicato rilasciato in serata dal Ministero degli Esteri cileno. Continua a leggere

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Cile, l’ambasciatore della nostalgia

BUENOS AIRES – “La maggior parte del Cile non soffrì la dittatura. Al contrario, si sentì alleggerita. Ne guadagnò il popolo. Così le strade si pulirono, si cominciò a trovar lavoro. Si giudica senza conoscere la realtà”. E ancora: “Se non ci fosse stato il golpe militare, il Cile oggi sarebbe Cuba”.
Il nuovo ambasciatore cileno a Buenos Aires, Miguel Otero Lathrop, è stato piuttosto loquace con Clarin, il quotidiano più diffuso in Argentina. La sua intervista di domenica, infatti, in patria ha fatto scoppiare una feroce polemica e a Buenos Aires ha suscitato una forte impressione, nel momento in cui si aprono nuovi processi contro la guerra sucia.
Ieri, lo stesso Otero ha dovuto fare marcia indietro, dopo le richieste di dimissioni piovute a Santiago e il laconico ed imbarazzato comunicato del Ministero degli Esteri, in cui si precisava di non chiedere le dimissioni all’ambasciatore, ma di considerare le sue parole “strettamente personali”. Il che significava un’urgente correzione di rotta. Verso sera, il rammarico del diplomatico: “In questo momento sto chiedendo scusa a tutte quelle persone che hanno sofferto sotto ogni dittatura. A coloro che hanno subito violazioni di diritti umani vadano le mie sincere scuse, perché hanno tutte le ragioni di sentirsi offesi e di reagire come hanno reagito”. Continua a leggere

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Maria Rachid: “Gay, avremo il matrimonio igualitario”

BUENOS AIRES – L’Argentina si appresta a diventare il primo paese sudamericano ad estendere il matrimonio alle persone dello stesso sesso. E’ infatti approdato in questi giorni al Senato il progetto di legge, già votato a sorpresa dal Congresso, che riforma il codice civile sull’esempio spagnolo. La sua approvazione sarebbe per l’Argentina una sorta di rivoluzione gentile, un modo per fare i conti, a duecento anni dalla sua indipendenza, con machismo e omofobia, ancora profondamente radicati.
Il progetto di legge ora è sul tavolo della Commisión de Legislación General del Senato, presieduta da Liliana Teresina Negre de Alonso, severa conservatrice legata all’Opus Dei, che ha aperto le audizioni. E i primi ad essere ascoltati sono stati proprio i rappresentanti delle organizzazioni gay e lesbiche, assieme a studiosi, legali e ricercatori sociali favorevoli alla riforma.
Maria Rachid, portavoce della Federazione Argentina Lgbt, ha aperto la serie di audizioni puntando sulla strada irreversibile dei diritti civili. “Le nostre famiglie esistono già – ha dichiarato in Commissione a nome delle 40 organizzazioni gay e lesbiche del Paese – l’unica cosa che farebbe la legge è dar loro un riconoscimento giuridico”. La incontriamo nella sede dell’INADI, l’importante Istituto nazionale contro le discriminazioni, che dipende dal Ministero della Giustizia, dove lavora come responsabile per il Programma sulle differenze sessuali. Continua a leggere

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