Cile, l’ambasciatore della nostalgia

giugno 8, 2010

BUENOS AIRES – “La maggior parte del Cile non soffrì la dittatura. Al contrario, si sentì alleggerita. Ne guadagnò il popolo. Così le strade si pulirono, si cominciò a trovar lavoro. Si giudica senza conoscere la realtà”. E ancora: “Se non ci fosse stato il golpe militare, il Cile oggi sarebbe Cuba”.
Il nuovo ambasciatore cileno a Buenos Aires, Miguel Otero Lathrop, è stato piuttosto loquace con Clarin, il quotidiano più diffuso in Argentina. La sua intervista di domenica, infatti, in patria ha fatto scoppiare una feroce polemica e a Buenos Aires ha suscitato una forte impressione, nel momento in cui si aprono nuovi processi contro la guerra sucia.
Ieri, lo stesso Otero ha dovuto fare marcia indietro, dopo le richieste di dimissioni piovute a Santiago e il laconico ed imbarazzato comunicato del Ministero degli Esteri, in cui si precisava di non chiedere le dimissioni all’ambasciatore, ma di considerare le sue parole “strettamente personali”. Il che significava un’urgente correzione di rotta. Verso sera, il rammarico del diplomatico: “In questo momento sto chiedendo scusa a tutte quelle persone che hanno sofferto sotto ogni dittatura. A coloro che hanno subito violazioni di diritti umani vadano le mie sincere scuse, perché hanno tutte le ragioni di sentirsi offesi e di reagire come hanno reagito”.
Settantanove anni, Miguel Otero Lathrop è uno degli avvocati più importanti del Cile. Dopo la dittatura si è lanciato in politica, nel partito di destra Renovación Nacional, lo stesso dell’attuale presidente della Repubblica Sebastian Piñera, diventando il numero due e senatore.
Quando in aprile era stata resa pubblica la sua nomina alla guida dell’importante e delicata ambasciata porteña, il suo passato compromesso con la dittatura pinochettista era uscito allo scoperto. In quegli anni aveva diretto le Comisiones legislativas, un organismo che sostituiva il legittimo e sciolto parlamento. E, prima, aveva avuto un ruolo chiave nella Università de Chile, dove – secondo notizie uscite sulla stampa argentina – avrebbe organizzato una “razzia”, un’epurazione di studenti e docenti di sinistra. Cosa, questa, decisamente negata da Otero proprio nell’intervista a El Clarin.
Sempre in aprile, all’annuncio della sua designazione, si era parlato dell’imbarazzo della Presidenta Cristina Fernandez de Kirchner, che tuttavia accettò le credenziali. Negli stessi giorni, infatti, un caso analogo era successo per la sede diplomatica in Brasile, dove la nomina di Octavio Errázuriz, figura di spicco del pinochettismo, era stata messa da parte e velocemente sostituita, visto che il governo Lula aveva fatto intendere di non gradire.
Ad ogni modo, Miguel Otero ha parlato di parole “equivocate”: “mai avrei dovuto toccare il passato – ha aggiunto – Il passato è passato. E noi dobbiamo guardare al futuro”. Ma è proprio questa ansia di non guardare al proprio passato, che fa spesso imbarazzare la destra cilena ora al potere, il cui personale politico spesso rivendica i trascorsi pinocchettisti.
In ogni caso, la vicenda ha avuto una forte risonanza anche in Argentina. Qui si sono aperti proprio in questi giorni due processi per crimini contro l’umanità, per il caso del centro clandestino di tortura “Automotores Orletti” e per il massacro nel Chaco al nord del Paese, due tra i fatti più terribili vissuti durante la dittatura argentina. Si tratta solo di alcuni dei processi che si stanno affrontando, dopo l’annullamento nel 2003 delle leggi di indulto – conosciute come leyes de impunidad – della seconda metà degli anni Ottanta. Allo stesso modo, continuano le campagne per il riconoscimento dei figli di desaparecidos, sottratti alle madri e dati in adozione. Il caso più eclatante, si sta consumando in questi giorni con nuovi colpi di scena e vede protagoniste le Abuelas de Plaza de Mayo e la proprietaria proprio dell’impero editoriale cui fa capo il quotidiano El Clarin, Ernestina Herrera de Noble e i suoi due figli adottivi. Il passato in Sudamerica non passa.

Lettera22

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