Horacio Verbitsky: “Il delirio mistico dell’orrore”

giugno 18, 2010

BUENOS AIRES – “Mi sono fatto l’idea che all’origine dell’orrore che abbiamo vissuto, ci sia la natura molto speciale del cattolicesimo argentino. Un delirio mistico accompagna tutti gli anni della dittatura”. La voce di Horacio Verbitsky è una delle più autorevoli in Argentina. Per lui è in quella corda profonda del Paese che prese forma la possibilità di dispiegare il terrore, tra il 1976 e il 1983. E lo ricerca pure nella serie di volumi di storia politica della Chiesa, l’ultimo dei quali sarà presto in stampa.
Giornalista severo, di inchiesta testarda, saggista raffinato, Verbitsky ha sfidato la dittatura, inviando dalla clandestinità le cronache sul terrore e ha continuato, dopo, cercando i pezzi di verità nascoste. “Il volo”, il suo lavoro più famoso, del 1995, non solo fu un successo internazionale (in Italia pubblicato da Feltrinelli), ma anche utilizzato come prova in processi contro i militari. In quel libro Verbinsky raccoglieva la testimonianza di un ex-militare della marina Adolfo Scilingo che raccontava i voli della morte, il lancio nelle acque del Mar della Plata di centinaia di prigionieri sedati, nudi, torturati. “Tutto sommato una forma cristiana di morte”, rassicurava il cappellano militare.
“Fu uno shock per la società argentina. Certo, testimoni ne avevano già parlato e alcuni corpi erano stati ritrovati sulle spiagge uruguaiane. Ma era la prima volta che lo confessava uno dei responsabili – racconta Verbitsky, nel suo studio piccolo, zeppo di immagini, di ritagli, di foto, che sta di fronte al palazzone di giustizia a Rivadavia, in centro a Buenos Aires – La commozione, enorme, produsse cose nuove. Per esempio, i figli dei desaparecidos, che fino a quel momento stavano in silenzio, quasi dissimulando la loro storia, a quel punto sentirono un senso di liberazione. E crearono “Hijos”, la prima organizzazione di diritti umani, di discendenti delle vittime”.
In Argentina, sono le ombre di questi ventisette anni di democrazia che impressionano. Oggi sono in corso molti processi. Cosa sta succedendo?
In questo Paese manca ancora una coerente politica di giustizia penale e una pianificazione delle azioni giudiziarie su quegli anni. Il ruolo chiave lo hanno giocato le organizzazioni per i diritti umani, che hanno fatto il possibile per tenere aperto lo spazio della giustizia e la libertà dei magistrati, contrastando l’impunità e l’indulto. Erano sostenute, come dimostrano tutte le inchieste, da una maggioranza di argentini che ha oscillato sempre tra il 60 e l’80%. Sono stati anni di entusiasmi e di regressioni, di leggi a favore dell’impunità, come le due di Obediencia debida e del Punto final, tra l’89 e il ’90, abrogate solo nel 2003. E poi la fragilità del primo governo Alfonsin, il cinismo di Menem, le pressioni delle forze armate e dei settori conservatori della società, che a loro volta lavoravano a tutti i livelli per garantire l’impunità dei criminali.
Oltre ai militari, chi faceva pressione per bloccare i processi?
Non erano solo i militari. C’era un settore sociale complice. Erano nostalgici, ma anche funzionari, impresari, poteri economici e i loro familiari. Anche il vescovo castrense ad un certo punto andò alla Corte Suprema per chiedere di fermare i processi. Ma quando si seppe, fu come un boomerang. Oggi sono voci minoritarie. Di sicuro, con la presidenza di Nestor Kirchner si è chiuso il periodo della timidezza democratica. Per quanto riguarda i giudici incriminati, in alcuni casi, come a Cordoba, a Mendoza e a Santa Fé, sono stati gli stessi testimoni del processo ad indicarli come complici. Uno ha rinunciato, uno è stato già condannato, altri due sotto processo, due sotto inchiesta all’interno della magistratura. Questo è un tema recente. I processi sociali di riconoscimento sono lenti, si debbono ricostruire tracce, fatti, memorie.
Oggi si può dire che quella memoria non è solo delle vittime ma del Paese?
Assolutamente sì. Nel 1985 i processi si trasmettevano in televisione senza audio, con i test o gli imputati ripresi di spalle e qualche minuto al giorno. Dopo cambiò tutto. Le organizzazioni per i diritti umani realizzarono programmi di sensibilizzazione in tutto il Paese. Si organizzano giornate della memoria, coinvolgendo gli studenti fin dalla primaria. In questi anni si sono pubblicati libri, prodotte opere di teatro e di cinema. Tutto questo ha prodotto una grande coscienza collettiva. Per esempio, in occasione del Bicentenario abbiamo proposto al Congresso una dichiarazione solenne per cui si considera la giustizia contro i crimini di lesa umanità come dovere dello Stato. E’ stato votato all’unanimità. Anche dalla destra.
Che idea si è fatto su quel periodo, sulla radice di tutta quella barbarie? Da quale parte profonda del paese uscì?
Io credo che si debba cercare nella natura molto speciale del cattolicesimo argentino. Sono convinto che venga da là. L’idea che l’Argentina sia un paese cattolico, che tutto quello che non è cattolico è straniero, che tutto lo straniero è male, che tutto ciò che si oppone al piano divino debba essere soppresso, sradicato. Il cattolicesimo argentino è profondamente inquisitoriale. Includo pure il tema del furto di neonati. C’è il caso famoso, nell’Italia di fine Ottocento, di Eugenio Mortara. Figlio di famiglia ebrea, rapito dalla chiesa, battezzato, diventato sacerdote e incaricato da Pio IX di convertire la comunità ebraica. Là sta la matrice di quello che successe qui. Molti militari raccontano che i loro delitti venivano giustificati con passi della Bibbia. C’era una presenza costante e ossessiva di preti e vescovi nelle carceri e nei campi di concentramento, distribuivano medagliette e santini ai prigionieri torturati, e questi in catene erano costretti ad ascoltare messa. Un delirio mistico che accompagna tutta la dittatura. In Cile non ci fu un regime confessionale, caso mai l’influenza era nordamericana. In Argentina no, piuttosto francese e cattolica, viene da Cité Catholique, la protagonista della violenza in Algeria che dopo l’indipendenza si trasferisce qui. Per me qui sta la chiave di questa storia di orrore.

Lettera22

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: