Una società a processo

giugno 18, 2010

BUENOS AIRES – Nella città di Tucuman è in corso uno dei tanti processi aperti contro i crimini della dittatura. Ieri, un testimone, Juan Carlos Clemente, detto “El perro”, ha presentato un documento trafugato nel 1984 dal Servicio de Información Confidencial, uno dei centri del terrore. Era stato preso e torturato. Dopo aver confessato, lo avevano riciclato in mansioni “amministrative”. Quella lista, una delle poche esistenti in Argentina – i militari negano ancora l’esistenza di un’anagrafe della mattanza – riporta 293 nomi di arrestati, con a fianco una dicitura. DF, Disposición Final, cioè morte, è ripetuta per 193 persone. Erano desaparecidos. Ora, almeno, di loro si sa.
Il CELS, prestigioso Centro Studi Legali e Sociali, ha presentato i giorni scorsi al Congresso, nella Sala dei Passi Perduti, l’annuale rapporto sui diritti umani. Parla di 1464 persone, civili e militari, sotto accusa per crimini di lesa umanità, legati al terrore di Stato che governò l’Argentina tra il 1976 e il 1983. Ma solo 59 sono attualmente sottoposti a giudizio e 68 quelli già condannati: “con questo ritmo – si legge – le cause aperte tarderanno vent’anni per vedere la fine”.
I processi aperti sono decine in tutto il Paese. Comprese le cause per il furto dei neonati di desaparecidos. Il caso più eclatante è quello che coinvolge Ernestina Herrera de Noble, proprietaria di un impero economico, compreso il più venduto quotidiano argentino, il Clarin. Sostenitrice del golpe, la signora alla fine degli anni Settanta adottò i due figli, Marcela e Felipe, ma con pratiche risultate irregolari e illegali. Le Abuelas de Plaza de Mayo nel 2002 la denunciarono e la vicenda giudiziaria si trascina da allora. Solo qualche giorno fa la giudice Sandra Arroyo ha imposto le forzate analisi del Dna ai due giovani. Il mistero si svelerà fra un mese.
La vicenda comunque ha i tratti di una telenovela. Il Clarin è acerrimo nemico della presidenta Kirchner, che ha varato una legge per togliere il monopolio editoriale ed audiovisivo al gruppo della Herrera de Noble. E questa sospetta che ci sia il governo dietro la vicenda dei figli. Uno degli avvocati, per di più, Gabriel Cavallo, che ha fatto di tutto per evitare l’accertamento genetico, fu il giudice che annullò nel 2001 le leggi di impunità, permettendo così l’apertura di tutti i processi.

Lettera22

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