La svolta di Gualeguaychú

BUENOS AIRES – A Gualeguaychú hanno discusso e alla fine votato. Nella notte tra mercoledì e giovedì, 402 persone contro 315 hanno alzato la mano per smantellare temporaneamente la barricata alla frontiera con l’Uruguay. Sarà la prima volta dopo tre anni e sette mesi di paralisi transfrontaliera, ai quali  si aggiungono almeno altre due annate precedenti di proteste contro la papelera, l’enorme impianto cartario della società finladese UMP.
La tregua scatterà domani, sabato, dalle 13.00 e durerà sessanta giorni. E’ condizionata alla richiesta di monitoraggio congiunto argentino-uruguaiano dell’impianto.
Sulla storica decisione, sembrano aver pesato le forti pressioni dentro il movimento ambientalista esercitate dalla Casa Rosada e drammatizzate dal decreto di denuncia contro il picchettaggio, emesso i giorni scorsi. Non si sarebbe comunque arrivati allo scontro, sottolineano molti osservatori, perché la presidenta Cristina Fernandez, ha sempre evitato qualunque forma di repressione delle manifestazioni, usando abilmente minacce e dissuasione. Tanto più in questo caso, complicato dal punto di vista diplomatico e imbarazzante politicamente, visto che i Kirchner si erano sempre dichiarati vicini alle ragioni della protesta.
Naturalmente, la decisione della “Asamblea Ambiental” è stata tormentata. La soluzione dei sessanta giorni ha permesso di dare forma ad un’apertura di credito e di mantenere la vigilanza. E’ stata in tutti i casi una lezione di democrazia, quella che si è svolta a Gualeguaychú. E l’intera operazione da manuale politico.
L’uruguaiano Mujica, lo ha definito, visibilmente soddisfatto, “il quarto goal della giornata”, riferendosi al risultato della sua nazionale di calcio ai mondiali. Proprio le sue dichiarazioni distensive nella notte precedente e la sua strategia di negoziato silenzioso, sono stati nuovi elementi che hanno aperto la possibilità di voltare pagina. Attivissimo, ha nel frattempo rilanciato, proponendo di monitorare e curare l’intero Rio Uruguay, colpito da più fonti di inquinamento. Punta ad una responsabilità internazionale, coinvolgendo anche il Brasile, dove nasce il fiume e ottenendo già la disponibilità del presidente Lula.

Lettera22

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