politica

Martin Granovsky: “Il vostro senatore, la P2 e una valigia di soldi”

BUENOS AIRES – Di Esteban Juan Caselli, le cronache italiane si occupano nel 2008, quando viene eletto al Senato nelle fila del “Popolo della Libertà”, per la circoscrizione America Latina. Ora torna a far discutere, questa volta nel suo Paese natale, l’Argentina. Innanzitutto perché il Senatore ha annunciato di voler correre per le presidenziali del 2011 col suo neonato Partido del Pueblo de la Libertad.  E poi perché i giorni scorsi il suo nome è apparso in un’inchiesta di Martin Granovsky, prestigiosa firma del quotidiano “Pagina/12”, che da trent’anni si occupa di politica estera e diritti umani. Le sue cronache del primo processo contro la giunta militare gli sono valse nel 1986 il Premio giornalistico Rey de España.
Martin Granovsky ricostruisce la figura di Eduardo Sadous, ex-ambasciatore in Venezuela e al centro di una complicata storia di politica ed affari. In questa spy story, con tinte da teleserie, Granovsky incrocia le ombre lunghe della politica argentina e italiana. E qui ritorna il nome del senatore.
Bisogna ritornare indietro. E’ il 2007, all’aeroporto di Buenos Aires  viene fermato un uomo d’affari venezuelano-argentino, Guido Antonini Wilson, con una valigia zeppa di dollari, quasi 800 mila. L’aereo trasporta funzionari argentini e venezuelani e risulta contrattato dalla società “Energia Argentina S.A”. Ad assumersi immediatamente la responsabilità è Claudio Uberti, stretto collaboratore del Ministro della Pianificazione argentino, immediatamente licenziato e finito sotto processo.
L’opposizione dice che è proprio quel Ministero a controllare e dirigere una sorta di “ambasciata parallela”, manovrando un enorme giro di corruzione. Si dice che le ditte argentine sarebbero favorite nell’export con Caracas, in particolare di macchinari agricoli, dietro pagamento di tangenti. Ipotesi confermata dagli uffici dell’FBI, che solo alcuni mesi dopo el escandalo de la valija arresta negli Stati Uniti quattro presunte spie al servizio del Venezuela. Sono accusate, tra l’altro, di occultare le prove del traffico di denaro e di minacciare  Guido Antonini Wilson, nel frattempo rifugiatosi a Miami. I dollari, avrebbero confessato, servivano a finanziare la campagna elettorale di Cristina Fernandez de Kirchner.
Martin Granovsky sorride dietro la sua barba rossastra: «Io credo che ci siano livelli diversi in questa storia. Uno è la demonizzazione che si sta facendo dei rapporti diplomatici ed economici con il Venezuela, che io trovo assurda. Secondo, il caso della valigia e le accuse di corruzione sono nelle mani della magistratura. Alcune cose strane ci sono, per esempio il fatto che Guido Antonini Wilson, l’uomo della valigia, non si sia rifugiato a Caracas, ma a Miami. Mi domando: perché? Terzo, mi sono semplicemente chiesto: ma chi è Eduardo Sadous? Ora tutti ne parlano, ma fino ad oggi era uno sconosciuto».
Sadous è il testimone chiave dell’opposizione, che di recente lo ha portato come un eroe a deporre di fronte alla Commissione Affari Esteri del Congresso. Qui, il diplomatico ha confermato l’esistenza della “ambasciata parallela”, che avrebbe gestito (e continuerebbe a gestire) i rapporti politici e d’affari. La campagna mediatica è battente ed è portata avanti dal quotidiano Clarin, nemico giurato dei Kirchner. Nel giro di avvenimenti clamorosi, si dimette improvvisamente il Ministro degli Esteri, c’è chi giura in contrapposizione alla Presidenta, anche per la gestione di questa vicenda.
Così è nata l’inchiesta di Martin Granovsky. Ed è stato come aprire un armadio pieno di ombre, di dubbi, di fantasmi, «di tanti fatti realmente accaduti, e molte inquietanti coincidenze», aggiunge il giornalista. E perché in tutto questo dunque torna il nome di Esteban Juan Caselli? «Gli intrecci tra il Senador italo-argentino e la carriera di Eduardo Sadous sono più d’uno», sottolinea il giornalista di “Pagina/12”.
Quasi coetanei (uno del 1942, l’altro del ’45), entrambi nel corpo diplomatico, Caselli e Sadous sono legati dalla loro appartenenza al Sovrano Ordine di Malta. L’organizzazione cattolica ultra-conservatrice affilia la crema dell’aristocrazia nera, oltre a personale politico e militare ed è attivissima in Sud America. Eduardo Sadous è considerato il Canciller, il ministro degli esteri dell’Ordine. Esteban Juan Caselli ne è Caballero de Gracia Magistral dal 1999 e rappresentante ufficiale dal 2004 in Perù, mentre suo figlio Antonio lo è per l’Argentina.
E’ giusto il Vaticano il luogo dove si intrecciano legami strettissimi e potenti. Esteban Juan Caselli nel 1997 è designato Ambasciatore presso la Santa Sede dal Presidente argentino Carlos Menem e può vantare un vero e proprio sodalizio con Angelo Sodano, allora Segretario di Stato. Giovanni Paolo II, per i suoi servigi, lo nomina Gentiluomo di Sua Santità. Non a caso, il suo soprannome affettuoso è Cacho, ma è meglio conosciuto come El Obispo. Col successivo Presidente Duharte, Caselli ricopre dal 2001 al 2003 il delicato incarico di Segretario del Ministero per il Culto e le Relazioni Esterne. Il Ministro degli Esteri è Carlos Ruckauff, la cui carriera politica inizia sotto Isabelita Peron e attraverserà le sfere più alte del potere argentino. Compresa l’ambita ambasciata a Roma, tra il 1989 e il 1991. Esteban Juan Caselli è sempre al suo fianco. Ed è dalle stanze di quella Cancelleria che esce la nomina nel 2002 di Eduardo Sadous per la sede di Caracas.
Il fatto è che anche Eduardo Sadous è un buon conoscitore dell’Italia. Anche lui è stato a Roma, ambasciatore dal 1975 al 1976. All’incarico ci arriva dopo aver lavorato nei due anni precedenti nel gabinetto dell’allora Ministro degli Esteri Alberto Vignes. E’ in quello staff che si progetta e si dirige il lavoro sporco della Triple A e dell’Operazione Condor, la collaborazione tra le polizie del Cono Sur nella guerra sucia della repressione.
A complicare la storia e a farla ancora più “italiana” è che quel ministro argentino Alberto Vignes ha la tessera n.592 della Loggia massonica P2. Amico di Licio Gelli, il 18 ottobre 1973 il  ministro convince Peron a decorare il Venerabile Maestro con l’Ordine Libertador San Martin con il grado di Gran Cruz. Due anni dopo, Gelli viene nominato consigliere economico presso l’ambasciata argentina di Roma. L’ambasciatore è Eduardo Sadous. Licio Gelli ricoprirà il suo incarico e terrà il suo passaporto diplomatico almeno fino al 1978, per quello che si sa. Il golpe a Buenos Aires è datato 1976 e uno dei protagonisti è il generale Eduardo Massera. Anche lui ha la tessera della Loggia P2, la numero 1815 «ed è l’argentino più potente della lista di Gelli», sottolinea Martin Granovsky.
A proposito, un’altra cosa sicura è che sia Sadous che Caselli non si sa cos’abbiano fatto negli anni della dittatura militare. Nel sito personale di Caselli, c’è un buco tra il ’76 e l’86., quando lascia la presidenza di una società immobiliare e inizia in una metallurgica. E  nessuna delle tante e pesanti accuse, di intrighi politici e militari, piovutegli in questi anni e riemerse al momento della sua entrata a Palazzo Madama, è stata finora appurata.
Piduisti, affari, militari, corruzione, diplomazie. Segreti e bugie internazionali. E in questa ragnatela si muove un Senatore della Repubblica italiana, considerato uno degli uomini più potenti dell’Argentina.  Martin Granovsky mi guarda negli occhi: «Ma voi italiani non trovate curiosa questa persona? E’ Senatore del vostro Paese, si candida a Presidente di un altro Stato, è ambasciatore per l’Ordine di Malta, cioè di un’organizzazione di cui non si sa se abbia rango di Stato sovrano o se sia una  specie di Ong del Vaticano». Si ferma: «La verità è che Italia e Argentina conoscono benissimo il sottobosco del potere, le trame e i veleni che da sempre corrono nei sotterranei delle loro democrazie. Io non ho mai creduto che la storia sia fatta di cospirazioni. So solo che a volte esistono».
Ad ogni modo, l’ultima apparizione del Senador è l’11 giugno scorso, Teatro Coliseo di Buenos Aires. L’Ambasciata celebra la Festa della Repubblica. Esteban Juan Caselli prende la parola. Forse sicuro di giocare nel suo fidato feudo elettorale e protetto dall’etichetta istituzionale, non si aspetta i fischi e le contestazioni della sala, così rumorose da indurlo ad andarsene. Così, non può finire il suo elogio all’estadista Silvio Berlusconi, come lo chiama lui. E nei ghirigori della Storia, anche Silvio Berlusconi, si sa, aveva la tessera della P2. Era la numero 1816, subito dopo quella del generale Massera.

Lettera22

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