Il potere, la stampa, la memoria

agosto 30, 2010

BUENOS AIRES – La società che qui produce la carta per la stampa si chiama “Papel Prensa”. I suoi maggiori azionisti sono due, a capo dei due più importanti quotidiani del paese, Clarin e La Nacion. Il terzo, di minoranza, è lo Stato. La storia di come i due giornali siano arrivati a controllare la “Papel Prensa” sta scuotendo ora l’Argentina. E a rivelarlo è proprio lo Stato.
La Presidenta Cristina Fernandez de Kirchner ha infatti presentato un dossier sulla vicenda, realizzato dagli uffici governativi. Secondo il documento, i proprietari di Clarin e La Nacion avrebbero sottratto la proprietà nel 1976 agli eredi del gruppo Graiver, comprando a prezzo stracciato le azioni, con la complicità e l’aiuto brutale della giunta militare. Avrebbero infatti partecipato alle pressioni e alle minacce contro la vedova e i familiari di David Graiver, il banchiere morto in un misterioso incidente aereo in Messico e vicino ai Montoneros e per questo nel mirino dei generali. A vendita avvenuta, i familiari furono detenuti, torturati ed espulsi dal paese.
Le 218 pagine del dossier “Papel Prensa: la verdad”, curato dal Ministero dell’Economia, è il racconto freddo e documentato di una storia agghiacciante. I due giornali, già nemici giurati dei Kirchner, hanno rifiutato le accuse, tacciandole di essere solo una manovra contro la libertà di stampa e di impresa privata. La Presidenta, con il suo stile, ha rilanciato la partita, decidendo non solo di inviare il dossier alla Magistratura, ma presentando pure al Congresso un progetto di legge che dichiari la produzione di carta per la stampa “di interesse pubblico” e garantendo parità di prezzo per tutti i giornali del Paese.
I due quotidiani parlano di clima autoritario e di regime, sostenuti dall’opposizione, dei peronisti  dissidenti di centro-destra e dei radicali. «Nemmeno durante la decade infame non ricordo che si sia difeso tanto e con tanta veemenza l’interesse di un’impresa privata, come lo fanno oggi alcuni politici», ha ribadito ieri la Presidenta.
La storia di come i due giornali siano arrivati a controllare la “Papel” impressiona. Ieri è apparsa in televisione, per la prima volta, Lideia Papaleo, la vedova Graiver, che a Canal 9 ha raccontato la sua storia, confermando la ricostruzione governativa. Riferendosi ai dubbi e alle incongruenze rilanciate dalle pagine dei due colossi editoriali sotto accusa, la vedova ha dichiarato: «Certo, quando firmai la cessione non ero detenuta. Ma questo non significa che fossi libera». Era il 1976. Il marito era morto il 7 agosto. Lei riportò in patria le ceneri, nonostante fosse «permenentemente sotto minaccia e quando tornai cominciarono le visite quotidiane di persone molto importanti che mi avvertivano che dovevo vendere – ha raccontato – Alla fine il 2 novembre mi portarono assieme ai miei suoceri e mio cognato negli uffici del quotidiano La Nacion. Là mi si avvicinò Héctor Magnetto [allora e attuale socio e amministratore delegato del Clarin] e mi disse di firmare, altrimenti avremmo perso la vita, io e mia figlia».
Così si realizzò la vendita, racconta la vedova Graiver. Due settimane dopo, lei e altre 30 persone della famiglia vengono fatte sparire in un centro clandestino di detenzione. «Non deve sorprendere – si legge nel dossier – che questi delitti si siano compiuti dopo aver realizzato la cessione, perché era necessario assicurarsi il loro silenzio, visto che sapevano troppo. E nel caso di Jorge Rubinstein [avvocato e braccio destro di David Graiver], lo fecero ammutolire con la morte, durante la sua prigionia, brutalmente torturato». La vedova ha aggiunto raggelante: «Se non avessimo aspettato tanti anni, ora non saremmo vivi».
La vicenda di “Papel Prensa” riporta ancora una volta l’Argentina tra le pagine della dittatura, ritornano complicità e complotti, brutalità e affari. E soprattutto si svela l’intreccio intimo e l’equilibrio precario tra comunicazione e potere. Quello che colpisce, come ha scritto oggi su Pagina12 lo scrittore e saggista José Pablo Feinman, è la determinazione della Presidenta Fernandez de Kirchner e la sua analisi del potere che sta in quel dossier: «Nessuno, nemmeno il primo Peron o Evita, hanno proceduto ad analizzare e destrutturare il potere in Argentina. Di cosa stava parlando la Presidenta? Del potere nell’ombra, del potere dietro il trono, del vero potere. Qual è? Il potere mediatico».

Lettera22

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