Le tivù di strada fanno network

SANTIAGO DE CHILE – Per tre giorni, una ventina di televisioni “di strada” e “di quartiere” si sono incontrate nel galpón della Fondazione Victor Jara, in uno dei quartieri più popolari e più affascinanti di Santiago, il Brasil. Sono per lo più cilene ed argentine e la prima boliviana, ‘KokaTv’. Si sono confrontate con esperti della comunicazione e ricercatori sociali. E hanno deciso di dar vita ad un vero e proprio network, per scambiarsi informazioni legali, conoscenze tecniche e materiali video.
Micro-esperienze glocal: le loro antenne non superano i confini del quartiere, eppure si muovono a livello internazionale. Piccole finestre di fronte all’onnipotenza dei grandi network televisivi, nate sull’onda di esperienze politiche radicali, le tivù di barrio sono diventati preziosi strumenti di informazione e di inclusione sociale. Analogiche e low tech, ma a loro agio nel contesto dei linguaggi digitali e virtuali.  Continua a leggere “Le tivù di strada fanno network”

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Lautaro Carmona: “Il Cile ha scoperto i suoi minatori”

SANTIAGO DE CHILE – «Il giorno dopo il crollo, all’alba del 6 agosto, sono stato il primo ad incontrare i due proprietari della miniera di San José. Marcelo Kemeney era molto provato e mi colpì perché si rapportava al socio come fosse un sottoposto. L’altro, Alejandro Bohn, era molto controllato, aveva capito la portata del dramma e sapeva cosa sarebbe successo. Era evidente che non aveva né mezzi né uno straccio di idea di come recuperare i suoi trentatré minatori». Lautaro Carmona Soto è deputato proprio della Regione di Atacama e su sua iniziativa sta lavorando una Commissione d’inchiesta. Cinquantottenne, è uno dei tre parlamentari comunisti eletti al Congresso nelle elezioni di un anno fa, grazie ad un accordo di desistenza con la Concertación. La legge elettorale li aveva sempre esclusi. Mancavano in parlamento dall’epoca di Allende. Continua a leggere “Lautaro Carmona: “Il Cile ha scoperto i suoi minatori””

Il miracolo cileno: in salvo i mineros

SANTIAGO DE CHILE – L’impresa spaziale cilena ha la forma di questa capsula che sembra un modulo delle missioni Apollo. Progettata dall’esercito, la “Fenix 2” è dipinta con i colori nazionali, bianco, rosso e blu e porta il nome del Paese. A  metà del percorso esce uno sfogo di vapore. E’ l’aria calda che laggiù sale a più di trenta gradi, mentre nel cuore della notte di Atacama non supera i cinque. Quando la capsula atterra sulla piattaforma, dopo un grido di sirena, si alza una musica stile “Via col vento”. Le porte sembrano quelle dei vecchi ascensori. Spesso le sfide high-tech finiscono con qualche colpo di martello ad una porta che fatica a chiudersi. Non poteva che essere in Cile, la prima missione spaziale nelle viscere della terra. Continua a leggere “Il miracolo cileno: in salvo i mineros”

Le trentatré bibbie

SANTIAGO DE CHILE – E’ riuscito a farsi mandare ben trentatre  bibbie dalla sua parrocchia, José Henriquez. Il cinquantaseienne minero evangelico è stato la guida spirituale del gruppo di intrappolati, durante i settanta giorni di isolamento a 622 metri di profondità. Sotto la montagna di rame di San José, ha aiutato gli altri a non perdere la fiducia, a credere che sarebbero sopravvissuti. A non perdere la fede. Il personaggio è così diventato, oltre che per le centinaia di migliaia di fan dell’operazioen di soccorso,  una vera star per le chiese evangeliche cilene.
Mentre a uno a uno, davanti alle telecamere e al presidente, i minatori escono dalla prigione di terra che li ha tenuti per lunghissimi giorni incarcerati, si raccontano le loro storie personali. E ognuna è un piccolo pezzo del romanzo che ha tenuto incollati al video e alla radio gli abitanti di un intero Paese e, in queste ore, di tutto il mondo. Continua a leggere “Le trentatré bibbie”

Escono uno alla volta con la Fenix

SANTIAGO DE CHILE – Escono uno alla volta. Maschera di ossigeno, tuta, microfono, occhialini scuri, casco. E’ il D-Day. Il giorno del riscatto. La capsula “Fenix” li espelle da un buco di 53 centimetri di diametro. Scende e risale i 622 metri che separa i trentatre dal ventre della miniera di San José all’aria del deserto di Atacama. E’ dal 5 agosto che sono laggiú. E ci vorranno molte ore, ancora, perché la “Fenix”  riporti l’ultimo uomo in superficie. La capsula ci mette un quarto d’ora. I viaggi che fará sono ottanta. Ancora pazienza.
Qui i numeri sono tutti importanti. Trentatré sono stati anche i giorni che la perforatrice Schramm T-130 c’ha messo per raggiungere la galleria dove sono rimasti rifugiati. Il che contribuisce a rafforzare l’idea che questo sia un numero davvero speciale, così come si è sentito ripetere spesso qui in questi due mesi di odissea. “Una ben strana coincidenza”, ha sottolineato anche Jeff Hardt, il tecnico nordamericano che era alla perforatrice quando il tetto del rifugio é stato aperto. Lui é stato chiamato dall’Afganistan dove cercava acqua per l’esercito Usa. Ultimo eroe della saga dei mineros. Continua a leggere “Escono uno alla volta con la Fenix”

Il riscatto dei mineros

SANTIAGO DE CHILE – L’ultima lettera che dalle viscere della miniera di San José è arrivata in superficie, poche ore prima della risalita, è di Jimmy Sanchez. Ha scritto alla cognata Roxana: “Dio ha voluto che restassi qui, non so. Perché cambiassi. C’ho pensato molto. E cambierò. Ho già sofferto tanto”. Diciannove anni, è il più piccolo del gruppo. Nemmeno aveva l’età legale per lavorare laggiù. Ora vorrebbe terminare la scuola e sposare Helen, la ragazza con cui ha un bimba di due mesi, che qualche giorno prima dell’incidente aveva visto nascere.
Le palomas, le piccole sonde, attive fin dal primo contatto del 22 agosto, in questi due mesi hanno trasportato di tutto. Ma le lettere, oltre che le immagini con le fibre ottiche, sono sempre le spedizioni più preziose.
Era stata sempre una lettera, quel giorno, a rompere il silenzio dopo diciassette giorni di drammatica attesa sulla sorte dei trentatre minatori intrappolati dopo il crollo di una galleria. Nessuno credeva fossero ancora vivi sotto un montagna del deserto di Atacama. A parte le loro mogli e le loro madri, perché lo sentivano dentro, come un respiro dicevano. E si erano accampate fuori dalla bocca della miniera, guardate a vista dai carabineros. Continua a leggere “Il riscatto dei mineros”

Philip Glass, il genio di un taxi-driver

SANTIAGO DE CHILE  – Il Teatro Municipale è l’inossidabile salotto della capitale cilena dove si danno abitualmente appuntamento ricche signore e rampolli dell’ottimismo che il miracolo cileno assicura alla loro classe sociale. E’ qui che lo incontriamo. Philip Glass si presenta come un giovane settantreenne, dall’aria gentile, i modi pacati e lo sguardo in continuo movimento. Doveva venire ad aprile, ma il tremendo terremoto di fine febbraio, ha scosso l’intero Paese e pure il tempio santiaguino della musica colta, che lo aveva invitato. Così tutto è stato rinviato al primo week end di ottobre.
Lui attraversa, con passo felpato, i corridoi del Teatro. Camicia a scacchi e pantaloni casual, i capelli un po’ arruffati. E dietro ai suoi occhiali, i grandi occhi ammiccano curiosità, cercano di indagare discretamente chi c’è di fronte. Continua a leggere “Philip Glass, il genio di un taxi-driver”