politica, società

Lautaro Carmona: “Il Cile ha scoperto i suoi minatori”

SANTIAGO DE CHILE – «Il giorno dopo il crollo, all’alba del 6 agosto, sono stato il primo ad incontrare i due proprietari della miniera di San José. Marcelo Kemeney era molto provato e mi colpì perché si rapportava al socio come fosse un sottoposto. L’altro, Alejandro Bohn, era molto controllato, aveva capito la portata del dramma e sapeva cosa sarebbe successo. Era evidente che non aveva né mezzi né uno straccio di idea di come recuperare i suoi trentatré minatori». Lautaro Carmona Soto è deputato proprio della Regione di Atacama e su sua iniziativa sta lavorando una Commissione d’inchiesta. Cinquantottenne, è uno dei tre parlamentari comunisti eletti al Congresso nelle elezioni di un anno fa, grazie ad un accordo di desistenza con la Concertación. La legge elettorale li aveva sempre esclusi. Mancavano in parlamento dall’epoca di Allende.Cosa disse ai proprietari?
Che avrei proposto un’inchiesta del Congresso e che sarei andato fino in fondo. La settimana dopo era approvata la Commissione. Sono due mesi che ci lavoriamo e ci siamo dati tra i 60 e i 120 giorni. Ad inizio novembre, credo avremo pronta la relazione.

Quali sono i punti rilevanti del rapporto che consegnerete?
Con il presidente abbiamo idee politiche contrapposte, ma su questo fatto arriviamo a conclusioni comuni. Innanzitutto, sulla responsabilità degli imprenditori. Hanno detto che c’era un’uscita di emergenza; in realtà si riferiscono ai condotti di ventilazione, che collegano – ovviamente in punti diversi – i vari giri della rampa interna a chiocciola, lunga 12 km. Dunque era impossibile salire da là. Neanche il rifugio, che per fortuna esisteva, aveva una salita. E c’è di più. Quando si procede a sfruttare una miniera, si costruiscono strutture, secondo standard internazionali, per sostenere il peso della montagna di terra che c’è sopra. A San José costruirono solo pilastri di bugie, fino al crollo. C’è stata tanta irresponsabilità. Noi non abbiamo alcun potere di sanzionare nessuno. Però il nostro rapporto sarà sicuramente usato nel processo, in particolare dai legali dei lavoratori.
I proprietari dicono che sono sull’orlo del fallimento.
C’è un curatore fallimentare che sta studiando le carte. E’ vero che hanno moltissimi debiti, con i lavoratori, con l’Enami (l’ente nazionale minerario), oltre ai costi enormi per liberare i trentatré. Ma si è scoperto che sono proprietari di molti altri punti minerari, per un valore cinque volte superiore ai loro debiti. Dunque, il punto è che paghino tutto con i loro beni. Se ci riescono, se evitano il fallimento e si salvano dall’accusa di tentato omicidio, potrebbero addirittura continuare a lavorare in questo Paese.
E che destino avrà la miniera di San José?
Quella miniera è molto ricca di oro e rame ed è in funzione dal 1860. Nelle perforazioni per il salvataggio, si sono fatte esplorazioni così accurate come mai prima. Si è parlato di nuove vene. Nessuna ha confermato, ma mi sembra molto verosimile.
I trentatré sono salvi. E gli altri che ci lavoravano? che ne è di loro?
Sono 260 con contratto diretto con l’impresa “Minera San Esteban” e un altro centinaio con imprese in sub-appalto. Il problema è che molte di queste imprese lavoravano esclusivamente per quella miniera, dunque non hanno liquidità e laggiù hanno perso pure i macchinari e i camion. I loro operai avanzano due mesi di salari e il finiquito, cioè il Trattamento di fine rapporto.
Non si potrebbe creare un clima di tensione o di scontro tra gruppi di lavoratori, in particolari con i trentatré che sono vere e proprie star televisive?
Io credo di no. Li conosco molto bene e so come ragionano. Gli oltre trecento che stavano fuori pensano in realtà che ciascuno di loro avrebbe potuto essere uno dei trentatré. Solo per casualità non successe. Ma sanno che i trentatré sono ora un’opportunità per loro. Questo è il momento per strappare quello che non hanno potuto fino ad ora. C’è la possibilità di ricollocarli, di aprire percorsi formativi, anche fuori dalla miniera. Lo Stato cileno può garantire la dignità di queste persone.
Il governo di centro-destra ha ora annunciato una nuova legge per la sicurezza nel lavoro. E sembra aver spiazzato la sinistra su questi temi.
Lo vedremo presto. Il primo passaggio è la ratifica della convenzione internazionale sul lavoro che il Cile deve ancora fare. La Camera ha approvato su questo tema una mozione, presentata da me. Quello che mi ha colpito è l’astensione di tutto il centro-destra. E il Presidente non si è ancora mosso. Questo governo ostenta una gran vocazione liberista e dice sempre che non sopporta un ruolo attivo dello Stato. Eppure, se non ci fosse stato lo Stato non avrebbero mai potuto liberare quei minatori. Si dice che bisogna ridurre il ruolo imprenditoriale pubblico, ma è stato il Codelco, l’impresa statale del rame, a realizzare e dirigere le operazioni. Nessuna impresa da sola sarebbe stata in grado di farlo.

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