culture, società

Claudia Barattini: “L’Europa necessita nuovi orizzonti culturali”

SANTIAGO DE CHILE  [con Guillermo Jorge Alfonso] – «L’Italia conosce bene il Cile, per la sua storia politica e i suoi esuli. Nei quattro anni che ho lavorato a Roma, ho girato il Paese per presentare il Cile di oggi, i suoi giovani artisti, la sua nuova scena culturale. E’ stato un lungo lavoro per attualizzare le informazioni e l’immaginario italiano sul Cile di oggi». Claudia Barattini è legata ai due paesi per le sue origini familiari e per l’incarico di addetta culturale dell’Ambasciata a Roma sotto la Presidenza Bachelet. Un lavoro prezioso e straordinario, che oggi lei ha portato in dote al Festival ‘Santiago a Mil’ di cui cura le relazioni internazionali.Il Festival ha avuto sempre un rapporto molto stretto con l’Italia. Paese ospite d’onore nel 2008, anche quest’anno ha portato quattro opere: “Buchettino”, diretto da Chiara Guidi della ‘Societas Raffaello Sanzio’ (una co-produzione Chile-Italia), ‘Dias Felices’ con la regia di Robert Wilson (Usa-Italia), ‘Diario fisico de un viaje’ (Italia-Chile) e ‘Solo Goldberg Improvisation” entrambe di Virgilio Sieni. Barattini ci riceve negli uffici della Fondazione, con il suo sguardo gentile e curioso: «E’ il frutto di un intenso lavoro di cooperazione culturale. Nel 2008 avevamo appena firmato un accordo con il Ministero della cultura italiano e questo ha permesso la partecipazione delle compagnie e degli artisti italiani. Soprattutto da allora le relazioni sono cresciute, abbiamo imparato a conoscerci, a scambiarci esperienze, sono moltiplicati gli inviti».
I giorni scorsi la Fondazione “Santiago a Mil” e il Ministro della cultura hanno firmato un accordo per “internazionalizzare” il Festival. Cosa può significare?
«L’accordo vuole sviluppare i legami internazionali per tutto il teatro cileno, non solo del festival. Dunque sostenere la visibilità all’estero delle compagnie cilene, ma anche consolidare il festival come una piattaforma teatrale internazionale. E’ il riconoscimento del ruolo di questo evento. L’accordo è il seguito di un incontro che si è tenuto a gennaio, con almeno cinquanta curatori e programmatori di festival, europei e latinoamericani. Ora, l’accordo tra Ministero e Fondazione  rilancia e consolida questa rete e queste relazioni. E’ stata un’iniziativa presa dalla Fondazione, per creare un’alleanza stabile, capace di dare un respiro nuovo alle prossime edizioni del Festival».
Mentre l’America Latina vive un boom, l’Europa tuttavia sta vivendo una grave crisi, non solo economica e sociale, ma anche di produzione e investimento culturale.
«Ho la sensazione che la crisi profonda dell’Europa sia una specie di smarrimento di fronte al nuovo scenario internazionale, sia culturale che economico. Di fronte ad un mondo così cambiato, mi sembra che l’Europa si sia chiusa ancora di più in se stessa. E’ difficile per noi internazionalizzare il nostro sistema culturale, lo è ancora di più per i circuiti italiani ed europei. Perché a parte alcune straordinarie eccezioni, di esperienze molto innovatrici e sperimentali, restano forti le tentazioni di isolamento e il timore di contaminarsi, che invece è la sfida che abbiamo tutti di fronte. Se questo significhi anche una crisi di visione e di creatività, non ho elementi per dirlo. Però ad esempio vedo produzioni molto interessanti, come quelle che vengono dalla nuova Europa dell’Est. Ma dalla grave crisi, l’Europa può uscire solo con un’apertura ai nuovi orizzonti culturali».
Il Santiago a Mil è l’evento culturale più importante del Paese. Ne è quasi una metafora. Può svolgere un ruolo rassicurante. O esserne una coscienza critica. Che ne pensi?
«E’ una questione interessante. Il festival ha una sua visione, ha dimostrato di avere una capacità di innovazione. Ha sempre avuto l’obiettivo di arrivare ad un grande pubblico, pensa agli spettacoli gratuiti e di strada, in tutti i quartieri della città. E ci è riuscito. Mi sembra un’esperienza anche di grande interesse sociale, perché svolge una funzione di inclusione e di tenuta del tessuto sociale. E’ un grande evento, di grande impatto mediatico,  tiene insieme compagnie nazionali e internazionali, emergenti e consolidate, lo combina con una programmazione di grande qualità. Da tre anni cerchiamo di raggiungere anche le città più lontane. Chissà, un giorno potremo pensare ad un Festival ‘Chile a Mil’».

http://www.4arts.it

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