Terremoto/1. La Constitución degli Angelini

marzo 27, 2011

CONSTITUCION – La notte di quel 27 febbraio la luna era piena e così luminosa che sembrava un faro. Constitución era illuminata a vista, rannicchiata sulle montagne, i cerros, che scendono verso la costa dove c’è il centro città. A circa sei ore di bus a sud di Santiago, questa città di poco più di 45 mila abitanti, si affaccia al Pacifico, dove entra il Rio Maule, che la costeggia lungo tutto un fianco.
L’epicentro fu proprio qui di fronte, nel mare tra Constitución e Concepción. Esattamente un anno fa, alle 3.34 di quella notte di estate australe, la terra si mosse con magnitudo 8.8, per ben due minuti e 45 secondi, che sono riusciti a spostare l’asse terrestre e persino accorciare la durata del giorno.
All’ingresso della città, qualcuno ha scritto con la vernice rossa, sul muro di una casa, «solo mueren los olvidados». Muoiono solo i dimenticati. Qui la lista è lunga 102 nomi, dieci dei quali non sono mai stati trovati.
Erano i giorni della festa di fine estate. La sera dopo ci sarebbero stati i fuochi d’artificio. Nella Isla Orrego, in mezzo al fiume Maule, erano accampate centinaia di persone, famiglie intere com’era di tradizione. E le barche a fare la spola, illuminate a festa. Noche veneciana, la chiamano. Constitución attirava 15 mila turisti l’anno. Quasi tutti cileni. E quasi tutti di classe medio-bassa. Vacanze low cost.
Tre onde, due di almeno dieci metri. L’isola era un bosco prezioso, ora è uno spettrale cimitero di alberi. Il mare ha inghiottito tutto, arrivando a due passi dalla piazza centrale. All’incrocio tra Calle Rosa e O’Higgins c’è ancora la segnaletica verde. Un cartello con disegnato un’onda sopra un uomino bianco che fugge. Ruta de evacuación, ci sta scritto. «Quella notte furono i bambini ad organizzare la fuga degli adulti su al cerro. Allenàti con le loro simulazioni a scuola. Ma dov’erano le autorità?». Hector Itarriaga stampa “El Maucho”, un foglio che da vent’anni racconta vizi e virtù di Constitución. Lui spesso esagera e alcune storie sono diventate un chiodo fisso. Ma questo lavoro, dice, è fatto anche di domande ossessive. La gente comunque era scappata da sola. A parte nell’isola, dove hanno deciso, per pochi, la sorte e il coraggio di alcuni pescatori.
Sette mesi dopo, girare per Constitución è una specie di tour dello sgomento. Interi caseggiati non esistono più. Ottomila persone hanno subìto danni, e più di metà della città ai piedi dei cerros è stata spazzata via. Ora vogliono ricostruirla in cinque anni. La parola magica è PRES, “Piano di Ricostruzione Sostenibile”. La formula? Un consorzio pubblico e privato, cioè Ministero dell’urbanistica, Municipio e una grande impresa. Un modellino che il governo di Sebastian Piñera ha previsto nel suo Plan nacional per le città colpite dal sisma. Qui il privato è solo uno, la Celulosa Arauco y Constitución S.A., che  per la città è come la Fiat a Torino.
Il fondatore della Arauco era italiano. Anacleto Angelini, si chiamava. Fino alla sua morte, nel 2007, era anche l’uomo più ricco del Cile. E la sua storia è una strana favola. Ferrarese, classe 1914, quando Mussolini conquista l’Abissinia, Anacleto si trasferisce in Africa. Commercia grano, caffé e farina. Perde tutto con l’arrivo dei britannici che lo fanno prigioniero. Finita la guerra, trova il suo sogno americano in Cile. Ci arriva per caso, ha sempre detto lui, con ben 100 mila dollari in tasca. Prestati da un amico, parola sua. Qui macina un successo dopo l’altro. Dalle costruzioni alla pesca, dal mangime ai combustibili. Pinochet privatizza tutto e spalanca le porte del mercato, con un occhio di riguardo agli amici più leali. Anacleto Angelini è fra questi. E il suo impero si gonfia. Cavaliere del lavoro della Repubblica italiana e cittadino onorario cileno, Anacleto ha attraversato il Novecento in silenzio, approfittando dei vantaggi offerti da due dittature amiche e da uno straordinario fiuto per gli affari.
La potente impresa è cresciuta così. Certo, le sue fabbriche di cellulosa hanno dovuto fronteggiare ambientalisti e abitanti inferociti, pagando come a Valdivia 614 milioni di pesos per danni ambientali. Altrove, non hanno esitato a far sparare contro dimostranti e sindacalisti, come è successo nel 2007 tra Arauco e Concepción. Ma è un’altra storia. Ora a Constitución l’impresa firmerà la città nuova. Il futuro è ancora nelle sue mani.
Qui il business è l’oro verde. Arrivando da Talca, il capoluogo regionale, ci si rende conto di cosa sia l’enorme patrimonio forestale. E’ un unico tappeto di pini ed eucalipti, preziosi per l’industria del legno. In molte zone li ha piantati direttamente l’impresa di cellulosa, cambiando radicalmente il paesaggio. Nell’ultimo tratto, la strada corre in un saliscendi sul dorso delle colline, dentro un fitto fogliame di alberi di mimose. Corrono per chilometri, invasive e gialle, che bisogna tenerle sotto controllo sennò soffocano tutto, dicono qui con una smorfia. Ma lo spettacolo lascia senza fiato.
Praticamente dentro la città, la cellulosa si annuncia con i grandi vapori che salgono dalle ciminiere. Anche se colpita dal maremoto, «fin dal terzo giorno dopo il sisma si comunicò a tutti gli impianti di garantire l’impiego, di pagare i salari di marzo e alle imprese contrattiste inviammo segnali molto chiari che la compagnia era in funzione», ha dichiarato Charles Kimber, responsabile degli affari commerciali. Il gruppo impiega 34 mila persone, direttamente o indirettamente. In quest’ultimo caso, significa 992 imprese. A Constitución, quasi un terzo di chi ha un lavoro è impiegato nell’impianto.
L’impresa è la testa e il cuore della città. Qui, nei giorni dopo il terremoto, quelli dello shock, dei saccheggi e del coprifuoco, Arauco ha aperto una mensa, ha dato quattro ettari di terreno alla Fondazione Un techo para Chile per installare mille case temporanee, ha costruito 7000 mediaguas, i prefabbricati in legno. Ma soprattutto qui Arauco ci ha messo firma e soldi sull’intero piano di ricostruzione. Il comitato esecutivo del PRES è di prim’ordine, con ricercatori di diverse discipline, tra i migliori del Paese, e a capo l’ex-ministro dell’energia della Presidenza Bachelet, Marcelo Tokman.
Ne è uscito un plan maestro da 157 milioni di pesos, di cui 102 messi dallo Stato e 55 dai privati. Tempi previsti: 5 anni. Per il 2013, infatti, si prevedono pronti i principali edifici e le infrastrutture. E in quella data comincerà pure l’edificazione di almeno 2.000 case.  Impressiona che in soli sei mesi sia stato tutto messo a punto, scelte le priorità e i progetti già in esecuzione. Con un referendum vincolante, la stessa popolazione ha scelto gli edifici prioritari da ricostruire, cioè il palazzo dei pompieri, il terminal di bus e treni, il teatro municipale e il lungomare. Il primo intervento urbano invece sarà la messa in salvaguardia proprio della costa, creando un parco fluviale e un grande bosco, che permetterà di mitigare un eventuale nuovo impatto d’acqua e sarà il polmone verde della città. Gli edifici avranno alti piani terra, perché una futura onda dovrà passare e non travolgere. Riduzione del danno. Tutti antisismici e con grande utilizzo di legname, naturalmente.
Il consorzio dunque sembra un modello che funziona. L’Arauco ha iniettato al settore pubblico velocità ed efficienza. Ma quanto ha condizionato le scelte urbanistiche? Il piano, ad esempio, prevede interventi di mitigazione per i forti odori che la fabbrica emana, «ma perché non pensare anche ad un suo trasferimento fuori dalla città?», è la domanda impertinente del solito Hector Itarriaga, che insiste: «Quando si farà un’indagine sul suo impatto sanitario tra la gente del cerro?». Il Piano tace.
Proviamo a chiedere: non c’è il rischio che un privato così potente e con interessi diretti in città, possa condizionare e ricattare un master plan pubblico? Juan Espinoza, che coordina gli interventi del PRES per il Municipio, da noi interpellato, preferisce non rispondere. Glielo chiediamo allora a Pedro Ramirez, un reporter della prestigiosa agenzia giornalistica “Ciper” che ha realizzato una serie di inchieste sulla ricostruzione: «Stiamo parlando di un colosso che ha la fabbrica nel cuore di una città balneare, scarichi diretti al mare, centinaia di camion che la attraversano ogni giorno e un rapporto anche conflittuale con gli abitanti. Ora sta finanziando un piano che decide il futuro della città. Mi sembra che il rischio sia troppo grande perché possa farlo senza creare un enorme conflitto di interessi. Sono solo dubbi: chi fa le scelte urbanistiche? e a beneficio di chi? si possono fare scelte anche contro chi ti sta pagando?».
Il Piano scommette su una città nuova, che immagina ecologica, capace di utilizzare le biomasse forestali, l’energia solare, e il calore prodotto dalla cellulosa. Già, la fabbrica. Senza la creatura degli Angelini sembra non esserci futuro. «Qui è l’Arauco, a Talca è addirittura un’immobiliaria – continua Ramirez – Non sto dicendo che sia illegale o che finirà a loro vantaggio. Lo vedremo. Dico solo che siamo tutti sorpresi da questo tipo di alleanza pubblico-privato. Nei casi precedenti, persino sotto Pinochet, si creava un’agenzia in cui il pubblico era la cabina di regia. Ora il protagonismo è tutto privato». Potenza dei capitali e incroci di poteri, che qui sono tenuti stretti da pochissime mani.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: