Otto +1. Venezia contro i pregiudizi

aprile 17, 2011

VENEZIA – “Otto +1” si chiama la nuova piattaforma di iniziative che fa ripartire il lavoro del Comune di Venezia sui temi della visibilità gay e lesbica. Dopo l’esperienza pilota della scorsa amministrazione con l’Osservatorio, ora è l’Assessorato alle politiche giovanili, guidato da Gianfranco Bettin, a rilanciare un programma di interventi che riannoda la questione dei diritti e del contrasto all’omofobia alle indagini culturali più sperimentali ed innovative. Non a caso è ai “queer studies” che si rifà “Otto+1”. Lo chiarisce fin da subito il sottotitolo, quasi programmatico: “materiali identitari ed imprevisti queer”. Dunque, l’urgenza di mettere mano al groviglio identitario, non come qualcosa di predeterminato, ma al contrario come una continua costruzione, come “un ibrido costante”, tanto che il riferimento esplicito è a Édouard Glissant, il teorico creolo dell’identità “rizomatica”. Perché “Otto+1”? perché otto è il numero dei perfomer italiani ed internazionali che attraverseranno nel giro di un anno la città lagunare, come un block notes di appunti visivi attorno all’identità queer. Ad inaugurare il ciclo, la scorsa settimana, è stata “Your Girl” di Alessandro Sciarroni, uno dei lavori più emozionanti degli ultimi anni dedicato al desiderio. Il 5 maggio, ai Magazzini del Sale, andrà in scena invece il cileno Guillermo Jorge Alfonso, con un lavoro sul visibile e l’invisibile, l’ausente, come dice lui.
«Sono otto le performance – dicono le associazioni “Ottava Traversa” ed “e:”, che hanno messo a punto il progetto – perché c’è una regola degli scacchi, per cui se il pedone riesce ad arrivare all’ottava riga, diventa regina, compiendo una spettacolare trasformazione di genere e di status. Il +1 richiama il processo aperto e indica l’altro percorso, su identità e memoria, che nel frattempo abbiamo aperto in parallelo».
Avviato a marzo durante la settimana antirazzista, e sostenuto dall’Unar (l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni, che con Venezia ha siglato un protocollo d’intesa), il progetto farà incontrare per un giorno alcuni giovani artisti e un gruppo di anziani gay e lesbiche veneziani. L’incontro, chiamato appunto, “A special day”, strizzando l’occhio ad “Una giornata particolare” di Ettore Scola, sarà preparato – durante il mese di maggio – da incontri, workshop, training con giornalisti, scrittori, sociologi, curatori. E da quell’incontro i giovani creativi, trasformeranno i ricordi di gioventù e le cicatrici di una società arcaica e violenta, in installazioni visive e sonore. Come un archivio urbano di memorie, raccolto da uno dei suoi bordi sociali.
Era stata Camilla Seibezzi, consigliera comunale dei Verdi, a sollevare i mesi scorsi la necessità di continuare il lavoro sui temi lgbt. «Usare linguaggi culturali e d’arte per parlare di diritti di cittadinanza mi sembra particolarmente efficace. Diventa un laboratorio urbano, se si considerano anche i workshop contro l’omofobia che si fanno nelle scuole. Si fa ricerca, si attivano reti sociali, si inventano pratiche e linguaggi, e si aggrediscono gli stereotipi e i pregiudizi».

Terra

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