Al Padiglione svizzero uno spazio queer

VENEZIA – Chewing, esattamente come masticare ossessivamente. Ma anche ritornare sui concetti e ampliarne le sensazioni, deformare le immagini, amplificare gli appunti visivi. O reiterare i passaggi ed aprire una sinfonia. O, ancora, costruire per strati ed imprevisti. Con gesti eccessivi e camp, se è chewing the scenery. Comunque sia, è questo il tentativo messo in scena, al Teatro Fondamenta Nuove, dal Padiglione Svizzero (fuori Giardini) della Biennale veneziana.
Chewing the scenery è infatti lo sguardo inclinato e stralunato che la curatrice-artista Andrea Thal ha riversato su questo angolo di Venezia, nel teatro più sperimentale ed elegante della città, di fronte all’isola-cimitero di San Michele. E’ qui che Andrea Thal ha cercato di “ricreare almeno l’atmosfera, lo spirito e la curiosità per la ricerca di Les Complices“, l’art-project space che dirige dal 2007 a Zurigo. Ma sopratutto Thal ha costruito un vero e proprio spazio queer dentro la kermesse veneziana. Continua a leggere “Al Padiglione svizzero uno spazio queer”

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I classici di fine ‘800 sotto la lente della teoria queer

Poteva descriversi come femminista, obesa, sposata ed ebrea. Ma rifiutava di dirsi eterosessuale, pur aggiungendo: «Tutte le volte che ho fatto l’amore con un’altra persona è sempre stato con un uomo». Eve Kosofsky Sedgwick è stata, assieme a Judith Butler, una delle matriarche della teoria queer. Le loro opere più famose, Epistemology of the closet e Gender Trouble, capisaldi del filone teorico anti-identitario, sono entrambi datati 1990 – la prima irrompendo nel terreno della sessualità, l’altra nel genere, arrivando a osservare persino i corpi come fenomeni narrativi e performativi. Gli studi e le pratiche queer, che da allora hanno cominciato a diffondersi, hanno colpito al cuore la tradizionale critica liberal e di sinistra, bianca e maschile, ammutolito il mainstream gay, sparigliato le carte del pensiero della differenza, perno del femminismo. Continua a leggere “I classici di fine ‘800 sotto la lente della teoria queer”

Padiglione nazionale, anzi continentale. Fra sempre e mai

VENEZIA – Tra i tanti padiglioni nazionali, ce n’è uno che porta lo sguardo di tutto un continente. È quello dell’IILA, l’Istituto che promuove lo scambio e la cooperazione tra America Latina e Italia, presente a Venezia fin dal 1972.  Uno sguardo messo a punto da mani e occhi intimamente latinoamericani. Intento evocato sin dal titolo, Entre Siempre y Jamás (Fra sempre e mai), liriche di Mario Benedetti, il grande poeta uruguayano, scomparso due anni fa, una delle voci critiche più intense di quel continente.
A fare da regista è Alfons Hug, già curatore delle Biennale di Sao Paulo nel 2002 e nel 2004 e della Fin del Mundo a Ushuaia nel 2009. E a trasmetterci la folata di entusiasmo creativo che dall’America Latina si affaccerà alla Biennale, ci prova Patricia Rivadeneira, l’infaticabile segretario culturale dell’IILA. Continua a leggere “Padiglione nazionale, anzi continentale. Fra sempre e mai”

Dal Venezuela ascetismi tropicali e varianti pop

VENEZIA – Al centro della scena sembra una classica Madonna seduta con bimbo.Il fatto è che lei ha il volto coperto da una maschera di Benedetto XVI e lui di Jocker. Tutt’attorno, quaranta enormi figure di corpi dipinti, sagome quasi cartoons dai colori sgargianti, i volti mascherati da icone mediatiche. Stalin sull’altalena e Frida Kahlo in rolley, Helena Bonham Carter alias Alice e la regina Elisabetta, Mao e Hannibal the Cannibal. In un gioco diabolico e corale si muovono sulla parete, ti sovrastano e ti fissano. Il tutto su un fondale di un dorato sfacciato. Una mezcla particolare di manga e turbo-barocco, che incanta e diverte.
Poi ci si gira, gli occhi frastornati da quella Cappella Sistina tropicale, e ci si incaglia in un assoluto bianco, un’installazione con 105 metri di carta di cotone, piegati – religiosamente a mano – in migliaia di tessiture geometriche.  Un’installazione scultorea, che si rifà all’origami con il rigore dell’astrattismo pittorico. Di nuovo senza fiato. Continua a leggere “Dal Venezuela ascetismi tropicali e varianti pop”

Nature morte dalla fine del mondo

VENEZIA – «Si cercano uomini, per viaggio rischioso, poco stipendio, freddo estremo, lunghi mesi di oscurità totale, pericolo costante, ritorno in salvo dubbioso, onore e merito in caso di successo». L’annuncio era stato pubblicato sul Times, un giorno del 1914, dalla” Imperial Trans-Antartic Expedition”. Almeno così sembra, perché alcuni dicono sia una leggenda. Troppo poetico anche per quei tempi, dicono. Ad ogni modo, il mitico esploratore Ernest Shackleton effettivamente mise in piedi un equipaggio diretto al Polo Sud. Ma l’Endurance, la loro nave, rimase intrappolata nel ghiaccio. Dopo alcuni mesi i marinai la abbandonarono e quel vascello finì presto colato a picco. Continua a leggere “Nature morte dalla fine del mondo”