Icone ed avanguardie russe

ottobre 29, 2011

Icone religiose ed avanguardie rivoluzionarie. E’ questo l’accostamento inusuale che promette di incantare i visitatori di Palazzo Leoni Montanari di Vicenza, dall’11 novembre al prossimo 26 febbraio. Avanguardia russa. Esperienze di un mondo nuovo si preannuncia infatti come una delle esposizioni più prestigiose di questa fine anno, nata per iniziativa della “Fondazione per i progetti interregionali” della Federazione Russa, assieme ad Intesa San Paolo ed Università Ca’ Foscari di Venezia, attraverso il suo Centro studi sulla cultura e le arti russe (Csar).
Proprio il gruppo bancario italiano conserva in quel Palazzo, nel centro storico di Vicenza, «la collezione di icone più importante in Occidente – ci tiene a precisare il presidente Giovanni Bazoli – Sono 130 opere datate fin dal XIII secolo, frutto di numerose acquisizioni nelle aste londinesi. Abbiamo impedito la dispersione di un patrimonio artistico inestimabile e con un valore storico religioso enorme».
Dunque, questo tesoro iconografico dialogherà con le 85 opere degli anni Dieci e Venti, in arrivo dai musei di Ivanovo, Kostroma, Jaroslavl’ e Tula. Un dialogo sorprendente, racconta Silvia Burrini del Csar, in cui «le antiche icone fungono da matrice, non solo di ispirazione culturale, ma anche di segni, colori, gesti pittorici per la generazione che in quell’inizio Novecento sovverte i linguaggi dell’arte». La storica dell’arte invita ad osservare «alcuni segni dei manti degli arcangeli, gli stessi che utilizzano i pittori suprematisti».
Così, i tre Kandinskij campeggeranno tra le icone del Giudizio universale del secondo piano del Palazzo, seguendo quel desiderio di “necessità interiore” di cui parlava il grande pittore russo. Il suo Cuneo Viola sarà accompagnato da altri grandi, come i lavori di Malevic del 1915 e Composizione n.61 di Rodcenko del 1918.
Quello che si potrà visitare a Vicenza sarà un vero e proprio viaggio nel «ribaltamento estetico ed estatico» europeo di quegli anni, come sottolinea un altro dei curatori, Giuseppe Barbieri. Un enorme cantiere di sperimentazione, che dal gruppo di opere del “Fante di quadri” inizia ad invocare e mescolare folklore, insegne di negozi, echi dell’espressionismo tedesco, impronte primitive. L’astrazione di Kandinskij o il misticismo di Malevic sono solo due dei rivoli di un fiume creativo in piena.
Così, decine saranno le prime assolute fuori dalla Russia, comprese le “Amazzoni”, le protagoniste femminili dell’Avanguardia. Rocchetti, filo, avanzi di stoffe, pizzi, riempiono gli interni di Olga Rozanova. Varvara Stepanova fa entrare in scena manichini robotizzati e assieme a Ljubov Popova teorizza la “tuta standardizzata” per il teatro, lo sport, la fabbrica.
A dare ancor più forza, si è aggiunto il fondo delle “stoffe di agitazione”, tessuti di propaganda del museo Burylin di Ivanovo, chiamata la “Manchester russa” per le sue grandi industrie manifatturiere e per la sua combattiva classe operaia.

Corriere del Veneto

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