Venticinque anni di Vapore

ottobre 29, 2011

VENEZIA – Una jam-session di venticinque ore di musica, per festeggiare altrettanti anni di attività. Il Vapore, luogo culto delle notti di terraferma veneziana, apre le porte questo week-end, senza interruzione, dalla sera di sabato con il jazz (dalle 21.00) alla sera di domenica con il soul (alle 20.00). In mezzo un brunch con le famiglie, un pomeriggio di improvvisazioni teatrali e l’inaugurazione della mostra di tele ed oggetti d’arte del pittore Mauro Modin.
‘Ndemo al Vapor, prima di essere il successo dei Pitura Freska, era un must per i giovani di tutta la città e l’entroterra veneziano. Skardi ed il resto della band sono sempre stati di casa qui, «ma non li facevamo mai suonare – se la ride Stefano Pesce, uno dei quattro titolari – così che a volte finivano per prendersi di nascosto il palco».
Su quel palcoscenico, dall’86 sono passati decine di musicisti, da Maurizio Caldura e Giulio Capiozzo a Tullio De Piscopo, Vinicio Capossela, Paolo Fresu, Paul Millns («il nostro primo evento internazionale»), solo per ricordarne alcuni. E persino un giovanissimo Stefano Bollani, prima di diventare una star, timido pianista di un quintetto misconosciuto.
Quel 1986 Marghera aveva un altro aspetto. Via Fratelli Bandiera davvero segnava il confine tra la “città giardino” ammalata di eroina e marginalità sociale, e le fabbriche che una ad una già stavano chiudendo i battenti. «E’ stato un azzardo aprire un locale dove fare jazz ed esporre foto in un luogo simile – racconta Stefano – Mio padre, che quel bar lo aveva aperto tanti anni prima e lo voleva vendere, ce l’ha ceduto assieme ad un sacco di incredulità». Il signor Alfredo era un uomo semplice e gli piaceva dipingere. In una sua tela aveva ritratto la facciata del bar, che dà sulla strada dove non c’era ancora il cavalcavia e sbucava invece il tram.
Raccontano al Vapore che, una notte di primi ‘90, entrò Van Morrison dopo un concerto. Skardy naturalmente non credeva ai propri occhi e si lanciò ad attaccar bottone. Amicizia breve, giusto il tempo di chiamarlo Jim Morrison.

Corriere del Veneto

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