L’infinito di Scarpa

novembre 3, 2011

VENEZIA – «Evocare Leopardi è un gesto di negromanzia. Non potevo farlo in un romanzo. Doveva essere a teatro. Perché è il teatro che lavora coi fantasmi». Tiziano Scarpa fa debuttare il poeta di Recanati al Teatro Goldoni di Venezia, domani, giovedì 3 novembre, con la regia di Arturo Cirillo. Lo catapulta nella camera di un diciannovenne il giorno prima degli esami. Un incontro folgorante tra coetanei, anche se li separano quasi duecento anni.
Andrea (Andrea Tonin) presenta ad uno smarrito Giacomo (Arturo Cirillo) il mondo contemporaneo, con la sua tecnologia, le sue ansie e anche la sua fidanzata Cristina (Margherita Mannino) che irrompe come un ciclone. Tre ventenni, spaventati e curiosi, che cominciano a capirsi e a diventare complici.
Tutto ha inizio con L’infinito, che Andrea sta studiando, cercando di capirci qualcosa. Giusto in quel momento compare Leopardi. Lui aveva scritto quella lirica una settimana dopo il suo tentativo di fuga da casa. Era stato l’amico del padre a tradirlo. A lui, il giovane aveva chiesto aiuto per ottenere il passaporto verso Milano. Eccola la siepe che copre la vista della collina di fronte e riempie di impossibile. «E’ un bel racconto sul rapporto tra biografia ed arte – sottolinea Scarpa – E in quella lirica non c’è traccia di aneddotica, né di egocentrismo. Alla fine, Leopardi è riuscito davvero a saltare al di là di quella siepe e anno dopo anno continua ad incontrare a scuola generazioni di ragazzi».
In scena, nessun ritratto generazionale né indulgenza al gergo e alle movenze giovanilistiche, promette lo scrittore veneziano: «ho preferito invece raccontare due modi di essere seri. Anche Andrea e Cristina lo sono: devono pensare a cosa fare della propria vita. Certo, Leopardi è pesante, è denso, è grave. La sua irruzione in scena porta gravità. Là mi sono gustato immaginare un plausibile italiano dell’Ottocento. Uno dice: “ma sei fuori?” e l’altro risponde: “vi esprimete in guise bizzarre”. Credo si producano scintille nel dialogo».
E poi c’è il Leopardi «mio amico immaginario, con cui battibecco per strada – sorride Scarpa – e che immagino osservarci un po’ disgustato, perché non siamo riusciti ancora ad avere un minimo di giustizia sociale, ad evitare di sfruttare il prossimo. Posso sentire la sua voce. Io gli dico: “eppure oggi ti potrebbero curare la tubercolosi ossea, mio caro”».
Quella che si vedrà al Goldoni sarà «una messa in scena fantastica, grazie alla regia di Arturo Cirillo che ha dato forza al testo, ha tirato fuori il meglio dai due attori, giovanissimi, cercati nei laboratori teatrali veneti. Io ho assistito con discrezione alle prove  e limato in corso d’opera il testo che, come si sa, è solo congettura, soprattutto se è la prima volta che va in scena. Ci fa un po’ impressione manomettere le parole, ma solo perché siamo poco abituati a maneggiare testi contemporanei».
Merito del Teatro Stabile del Veneto, sul palcoscenico sono state due le produzioni di scrittori contemporanei, questo di Tiziano Scarpa e Wordstar di Vitaliano Trevisan. Anche se entrambi da tempo si confrontano con la drammaturgia (Scarpa ha vinto ben due Prix Italia nel 1997 e nel 2008, con due produzioni Radio Rai 2), «c’è tuttavia un patrimonio di scrittori e di scritture che non vengono utilizzati per il cinema o il teatro. Uno si inibisce se pensa ai costi per produrre uno spettacolo o un film, certo. Ma qui manca o è debole proprio la struttura di sostegno alla produzione e alla circolazione. Oppure si deve aspettare il successo di qualche opera, come fu nel ’65 con Ti ho sposato con allegria di Natalia Ginzburg, quando i grandi autori, dopo, si misero a scrivere per il teatro».

L’infinito di Tiziano Scarpa. Regia di Arturo Cirillo. Dal 3 al 5 novembre, alle 20.30; il 6 alle 16.00. Biglietti: tel 041.2402014, biglietteria@teatrogoldonive.it

Corriere del Veneto

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