Stephanie Knauss. Tra Chiesa e sessualità un rapporto secolare

novembre 10, 2011

«C’è un filone ricco di teologia queer che è profondamente radicato nel discorso religioso e che ora dovrebbe uscire». Ne è molto convinta Stephanie Knauss, teologa trentacinquenne, che a Trento sta terminando un progetto di estetica teologica al dipartimento di Scienze Religiose della Fondazione Bruno Kessler.
Minuta, timida e determinata, Knauss fa parte del Consiglio nazionale delle teologhe e sta lavorando ad un libro sulla rappresentazione della sessualità nei media, dai film alla pubblicità, fino al cyber-sex. «Uno sguardo di antropologia teologica – ci racconta – che ponga al centro la corporeità e la fisicità delle persone e la loro relazione col discorso religioso».Parlando di Chiesa, è inevitabile partire dagli scandali sugli abusi sessuali.
Credo che la relazione tra corpo e sessualità sia un problema che da sempre la Chiesa vive fin dai suoi Patriarchi. Siamo a Padova: pensate ad Antonio tormentato dai desideri dei sensi. O alle tentazioni di Girolamo. Quando un tempo la Chiesa deteneva sia il potere politico che quello religioso la questione poteva essere nascosta e tenuta sotto controllo. Ora che ha solo il potere religioso, la battaglia sui corpi se la deve giocare con la società secolare, compresa l’idea sull’uso dei corpi, intesi non come fine ma come mezzo.
Lei crede che su quel buco nero della sessualità pesi il fatto di essere una comunità celibe e monosessuata?
Sì e no. Per quanto riguarda le gerarchie potrebbe essere vero ed investe l’idea e l’esercizio del potere. Dunque, la relazione tra potere e sessualità, che sono sempre molto connessi. Tuttavia “la Chiesa” è molto di più. Penso agli ordini e ai monasteri maschili e femminili, separati o vicini. Penso alle parrocchie, che raccolgono una parte importante e laica della società. Io credo che la questione degli abusi riproponga alla Chiesa il problema della propria identità. Non mi riferisco solo al celibato, che sembra ormai urgente affrontare. Ma anche a come si voglia rapportare oggi di fronte ad una società che nella sua maggioranza è costituita di persone non credenti. E non il contrario.
Allora, come se lo spiega questa ossessione sui temi sessuali?
Certo la Chiesa difende un potere simbolico. Ed è un potere forte, penso alla quantità di simboli religiosi usati dalla pubblicità: dalla croce alla caduta dal paradiso sono un bagaglio di simboli e icone usate nel senso comune e nell’immaginario di mercato. Ma questo dovrebbe davvero interrogare la Chiesa sul suo essere un mondo chiuso, separato e che ha perso il contatto con la realtà persino dei suoi fedeli. E’ solo una mia impressione, non ho prove. Ma qui ci si muove spesso senza prove. Non c’è nessuna inchiesta seria, per esempio, sulla sessualità del clero, tanto meno sull’omosessualità. Ed è un peccato.
Quale contributo può dare la teologia sui temi della libertà sessuale e del movimento queer?
C’è un filone di teologia queer che è profondamente radicato nei testi e nel discorso religioso. Farlo crescere e diffondere può aiutare ad aprire lo spazio di libertà per tutti. Il fatto è che molti argomenti contro gay e lesbiche sono sempre stati sostenuti da riferimenti religiosi. Tutt’oggi le stesse spiegazioni vengono usate negli ambienti politici conservatori, qui in Italia come negli Stati Uniti, per rifiutare per esempio la questione del matrimonio tra omosessuali. Eppure concetti quali il rispetto, la dignità, l’amore non sono variazioni eretiche, ma fondamenti teologici. Questa teologia progressista è già maggioritaria nel senso comune, perché già si separa la relazione tra uomo e donna dall’obbligo della procreazione. Da qui dovrebbe essere più semplice aprire un discorso sincero sull’omosessualità. In questo senso, è molto utile l’apporto dal mondo ebraico con cui si condividono i testi antichi. Nell’ebraismo, privo di una figura come quella papale, la riflessione si è molto più articolata e gli ambiti progressisti hanno un loro spazio importante.
Nonostante tutto, alla Chiesa si riconosce ancora un’enorme autorità morale e un grande peso politico.
Bisognerebbe capire cosa ci riferiamo. Io l’associo ad alcuni momenti, come ad esempio il Papa che condanna la guerra in Iraq. Allora è stato un gesto che sembrava isolato, ma che è apparso subito grande. Tuttavia, in merito alla morale sessuale di che autorità stiamo parlando? Sembra uno schermo che rimbalza la luce delle proprie stesse parole. Quanti credenti seguono i precetti su questi temi? Forse un’esigua minoranza. E potrei anche dire che in questo campo ha molta meno autorità sul proprio popolo rispetto ad altre chiese, per esempio quelle evangelica, più aggressive, con più capacità di convincimento e di controllo. Quello che mi sorprende, invece, è che la Chiesa sembra completamente afona in un ambito dove potrebbe avere molte cose da dire: penso all’etica sociale, alla sofferenza sociale, alla crisi che stiamo vivendo. Voi avete sentito una voce religiosa autorevole levarsi su questi temi?

il Manifesto

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: