Omaggio a Lotto

novembre 24, 2011

VENEZIA – E’ attorno a due dipinti di straordinaria bellezza, entrambi provenienti dal Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, che le Gallerie dell’Accademia di Venezia hanno tessuto un atteso omaggio a Lorenzo Lotto. Pressoché sconosciute al pubblico italiano, Ritratto di coniugi e Madonna delle Grazie firmano infatti l’incanto di una mostra voluta dalla Soprintendenza del Polo Museale, nell’ambito dell’anno di scambi Italia-Russia.
Di recente, Roma ha dedicato a Lotto una grande esposizione alle Scuderie del Quirinale. Questo appuntamento veneziano, invece, visitabile fino al 26 febbraio prossimo, coglie uno sguardo differente e puntuale, proprio grazie ai due prestiti russi. E ad ogni modo segna il ritorno in Laguna del cinquecentesco maestro (grazie anche al progetto Terre di Lotto in Veneto), che con la città non si sentì mai a suo agio e che all’epoca fu ricambiato da una cortese antipatia.
Di fronte alle due opere dell’Ermitage, le Gallerie hanno costruito un percorso narrativo non semplice. Innanzitutto per la loro diversità. Furono dipinte a distanza di vent’anni. Interno patrizio l’uno, classico religioso l’altro. Entrambe avvolti da tracce di mistero, e accomunate dall’intensa poetica lottesca.
Ritratto di coniugi è un gioiello databile 1523 o ’24. Di questa famiglia patrizia è difficile decriptarne con certezza l’identità. Forse si tratta di Giovanni Maria Cassotti e la moglie Laura Assonica. Per alcuni – ci ricorda in catalogo lo storico dell’arte Giovanni Carlo Federica Villa – potrebbe persino inscenare un atto di vedovanza, visto il pallore della donna e la sua posizione, leggermente più alta del consorte. Ma al centro vi sono simboli e rimandi, le trame di mani, il dito di lui che indica l’animaletto accucciato tra le braccia di lei, forse evocando doveri e responsabilità.
E’ di vent’anni dopo, sembra, la Madonna delle Grazie, «un’opera tarda – ci racconta la curatrice russa Irina Artemieva – che Lorenzo Lotto cita quattro volte nel suo Libro delle Spese. Lo abbiamo trovato nel 2002 nei depositi dell’Ermitage. Una spessa patina scura aveva coperto i tre “anzoleti”. Gli infrarossi li hanno svelati e noi li abbiamo fatti riapparire. Trovarlo e riconoscerlo è uno di quei colpi di fortuna che capitano davvero di rado».
Questa Madonna è una «tenera testimone di una devozionalità domestica», la definisce la sovrintendente veneziana Giovanna Damiani. Una sinfonia di gesti, le mani che muovono aperture e chiusure, il gioco di rosa, grigio, azzurro, verde. «Un regalo del pittore destinato quasi sicuramente alla pronipote Lucrezia d’Armano – aggiunge Artemieva –  Oggi lo consideriamo tra i capolavori del suo soggiorno veneziano».
Per Lorenzo Lotto era una duplice complicata relazione, quella con la città e con la religione, che si snoda intera nella mostra delle Gallerie. Le due tele dell’Ermitage dialogano con altri dodici dipinti suoi, il suo testamento autografo, altri sei autori che ne incrociano lo sguardo e tre opere del Sansovino, amico e complice di discussioni e scambi di idee ed immagini. Il percorso espositivo comincia proprio dal suo ritorno da Roma. Era il 1525 e ci sarebbe rimasto per qualche anno, dedicandosi ai ritratti, alta società e giovani malinconici, d’altra parte era Tiziano il primo maestro.
Lotto era l’unico veneziano che dell’Italia centrale conosceva luoghi, pittori e cantieri. E che a nord, a Bergamo, dipinse stupendo tutti la Pala Martinengo Colleoni, «capolavoro di maturità e felicità», la descrive il curatore Matteo Ceriana.
Così si possono ammirare i temi religiosi, le scene di Vergini e bambini e il Cristo che gronda sangue, fino alla sua Pietà. «Un capolavoro silenzioso, quasi una piramide umana bloccata nel dolore – spiega Ceriana – Se Tiziano è sonoro e teatrale, Lotto, invece, con la religione è intimo, non convenzionale». E continua: «Una mostra di occasione e di ricerca, opportunità di un magnifico lavoro di indagine, restauro e lettura».

Corriere del Veneto

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