I cieli stellati e la passione politica di Margherita Hack

Margherita Hack dà il meglio di sé quando perde il filo del discorso per tornare a parlare di stelle. Si sente che è questo tutto il suo gigantesco cosmo sentimentale, prima ancora che la materia prima su cui ha speso una vita di lavoro.
Non è solo la sua strepitosa capacità divulgativa, dunque il suo talento di narratrice del tremendamente complicato, oscuro e matematico, che nella sua voce diventa un racconto decifrabile per il nostro semplice spazio cognitivo. E’ che lei con quell’enorme invisibile ha un rapporto così intimo e così emozionante che quasi lo seduce, lo tocca e lo manipola per spiegarci i meccanismi della vita e per farci aprire i pertugi dell’immaginario.
Il suo segreto, forse, sta nel tornare bambina, coi i suoi sorrisi aperti e gli occhi che si illuminano come i suoi cieli stellati. E’ per questo che Una margherita rossa, il piccolo libro confessione sul suo impegno politico, scritto a forma di intervista da Nicola Atalmi (Edizioni Datanews, pagg.142, euro 16.00), riesce meglio quando si piega verso la Margherita dei ricordi più intimi, che siano privati o astrali. Piccolo paradosso per un libro che vorrebbe invece documentare la profonda passione della Hack militante.
In realtà, quando Margherita la rossa parla di politica-politica, le sue parole si raffreddano. Avere quarantacinque anni di differenza, ma condividere la stessa densa nostalgia non è da poco. Lei del 1922, lui del 1967. Atalmi segue complice volteggi dei pensieri di questa donna incredibile. Entrambi militanti comunisti (lui è consigliere comunale a Treviso per il Pdci, con già una carriera politica), si parlano del passato, l’Urss e Gramsci, il Pci di Togliatti e di Giancarlo Pajetta e osservano il presente berlusconiano e leghista con un disincanto quasi archeologico. E parlano della sinistra e dei comunisti, come se ancora potessero disperatamente e poeticamente dire e fare qualcosa.
Ma è bella la miscela. Lei che negli anni Cinquanta si scontra con il machismo e i baroni degli Osservatori astronomici e dei centri di ricerca. Lei che accetta qualche anno fa di discutere con il Vescovo di Verona, di fronte a migliaia di persone, su Dio, la befana e la scienza. Lei che si dimentica, nel Circus di Santoro il microfono aperto e all’ennesima battuta razzista del suo vicino leghista lo manda affanculo in diretta, patteggiando poi duecentomila lire, un prezzo onesto – dice – per togliersi la soddisfazione. Lei, che nella sua totale razionalità, non rifiuta il nucleare né gli Ogm. Lei bimba ribelle, la mamma diplomata all’Accademia di Belle arti che lavora al telegrafo, il papà protestante, prima operaio alla Valdarno poi volontario alla società teosofica.
E infine lui, Silvio. Che nell’immaginario di Margherita la rossa non può essere che una stella nana. Cioè: “quello che resta di una stella quando muore, cioè quando esaurirà il suo combustibile”. E mentre spiega come funzionano gli astri, già ci dimentichiamo che vuole parlare di politica, tanto è bello il suo racconto sulle stelle.

il Manifesto

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