Giorgio Gianighian: il mio Salone

dicembre 1, 2011

VENEZIA – «Coniugare cultura e denaro è sempre difficile. Ma è necessario. Soprattutto in tempi di vacche magre. E’ un modo per farle ingrassare o, per lo meno, non lasciarle morire depresse». Inizia con amara ironia, Giorgio Gianighian, nel presentarci la sua curatela scientifica dell’edizione 15 del Salone dei Beni culturali e del restauro. Allo Iuav insegna conservazione architettonica, urbana e del paesaggio ed è considerato uno degli specialisti più importanti a livello internazionale. A Venezia il suo ultimo lavoro è stato il bellissimo restauro della Torre dell’Orologio.
Lei prende in mano un Salone che sembrava un po’ appannato.
Credo sia un’occasione unica per far incontrare operatori, imprese e studiosi. Commerciale e scientifico possono alimentarsi a vicenda. Le nuove tecnologie ad esempio ci danno strumenti per la tutela del patrimonio e, allo stesso tempo, ci permettono di farlo conoscere nel mondo, attirare un turismo consapevole e colto. Allora è necessario alzare lo sguardo. Non a caso, viene dal mondo di domani, dal Mediterraneo che sta cambiando, il Paese ospite, l’Algeria.
A proposito di Mediterraneo, i progetti archeologici in Libia si sono fermati con la guerra?
Intanto sappiamo che il Governo provvisorio ha confermato il direttore del Museo archeologico di Tripoli, che dovrebbe partecipare al Salone, dove presenteremo i progetti ultimati. Di quel Museo, Francesca Ghedini, docente di archeologia a Padova, ne ha rivisto l’intero profilo. Dentro si trovava di tutto, dai reperti dell’antica Roma alla Volkswagen del Colonnello.
Un rapporto speciale è quello con il Giappone, in particolare sul paesaggio.
Lo IUAV ha coordinato una mostra assieme alle Università Hosei di Tokyo e di Chiba su dieci casi esemplari di conservazione del paesaggio culturale. E’ qualcosa di straordinario. I ricercatori hanno scoperto tracce dell’antica città di Edo, fondata agli inizi del XVII secolo, e poi diventata Tokyo. Erano sepolte sotto strati di storia, cioè di incendi, bombe e ricostruzioni urbane. Così, vengono alla luce terrazzamenti o abitazioni tipiche o addirittura file di alberi del 1600 lungo la strada che da Nikko raggiungeva il santuario di Tokyo.
Del paesaggio, le cronache recenti ci riportano al dramma del nostro paese.
Sì, con la Fondazione Benetton, ad esempio, parleremo dell’impatto delle cave nella nostra regione. Ci sarà una mostra e pure un panel con tutti i soggetti interessati: paesaggisti, operatori del turismo, dell’industria, amministratori locali, tecnici regionali, e anche i cavatori. Il Salone può essere un’occasione speciale per guardare le ferite e pure le soluzioni per farle guarire.
Lei si occupa di restauro. Quali sono le nuove frontiere in questo campo?
Per curare le dorature minute sulle ali del leone dell’Orologio abbiamo usato un laser. Le frontiere sono tecnologiche, certo. Ma io credo che la vera sfida è la cura quotidiana. E’ la manutenzione come regola. E comunque è anche l’unico sistema che costa meno di tutti. Dunque, la vera innovazione è un diverso atteggiamento, la sincronia fra la sorpresa dello sguardo, il battito del cuore e il pulsare della testa.

Corriere del Veneto

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