Scaparro, l’illusione teatrale

«Mi piace pensare al tempo che sta cambiando. Per questo cerco sempre un testo che abbia la forza dei classici e la curiosità del contemporaneo». Maurizio Scaparro ha debuttato ieri al Teatro Stabile di Catania con La governante di Brancati. Lui racconta di questo testo così censurato negli anni ‘50, «perché parlava di omosessualità e per di più femminile – dice il grande regista – l’intolleranza è un nostro male cronico. E sappiamo quante censure ancora viviamo».
Di Maurizio Scaparro è nota la forza vitale del suo sguardo e la porta del teatro lasciata aperta sulla società. Ci dice: «Pensiamo sempre che il nostro lavoro sia effimero. Ma non lo è, in realtà». Allora bisogna fermarsi. Nasce così il libro L’illusione teatrale (Edizioni Skira), curato da Maria Grazia Gregori e Daniele Aluigi, che hanno ricostruito la densa carriera e le ispirazioni ideali di Scaparro e mappato le sue decine di messe in scena, di progetti artistici e pratiche culturali. «Il teatro è solo un mezzo di comunicazione tra uomini. Se ne conoscessi uno migliore non esiterei a servirmene», così il maestro alla curatrice del libro. Ci confessa: «Sfogliare questo volume è stato davvero emozionante».
Al centro della sua ricerca, sottolineano tutti, c’è il suo essere utopista.  L’utopia della comunità che diventa teatro, per esempio, è stato a Venezia il suo Carnevale, tra il 1979 e il 1983. L’idea nacque da un convegno sulla “confusione dei linguaggi”, come racconta Renzo Tian, debutto alla Biennale Teatro. Nel febbraio 1980 furono i duecentomila tra calli e piazze, l’incanto di Marcel Marceau e la gigantesca ragnatela di acrilico di Donato Sartori a mo’ di tetto su Piazza San Marco. Le due edizioni successive, il Carnevale della Ragione e la Napoli dei mille pulcinella consacrarono il popolo in maschera come fosse una narrazione danzante. Così il Teatro dei Mondi, progettato da Aldo Rossi, nave piena di attori e travestimenti, lasciò Punta della Salute per attraccare a Dubrovnik, nel cui porto entrò fantasmatico, come una citazione omerica.
L’illusione teatrale di Maurizio Scaparro sta tutta in un respiro mediterraneo ed europeo, come descrive il volume.  Dal “Teatro dell’Europa” voluto dal ministro francese Jack Lang nel 1982 fino alla Polvere di Baghdad del 2010, attraverso l’Expo’ di Siviglia e la stagione romana. «Ai giovani vorrei dedicare i miei prossimi 60 anni di vita e di lavoro», sogghigna. «Ci diciamo sempre che il teatro sta cambiando pelle. Ma il problema è sapere quale pelle sta uscendo fuori». Lui, classe 1932, a vent’anni lavorava alla fabbrica di macchine da scrivere Remington, poi la sera scriveva di teatro per l’Avanti. Comincia così la storia.

Corriere del Veneto

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