culture

Amanda Hocking, la rivoluzione del self-publishing

VENEZIA – Dopo cinquanta rifiuti da parte di editori, nel 2010 Amanda Hocking ha caricato on-line i primi libri per venderli da sola. Il self-publishing era considerato una consolazione per perdenti. Fino ad allora. Perché lei ha venduto quasi 2 milioni di copie, incassandone altrettanti in dollari. A 27 anni, questa ragazza del Minnesota, è considerata oggi un fenomeno editoriale.
La incontriamo a Venezia. Timida, gli occhi chiari. Un tatuaggio sbuca dal polso. Ha un piccolo stretching al lobo e un pendaglio al collo, un gabbiano nero. Fazi Editore ha appena fatto uscire il suo Switched, storia di una ragazza che da neonata ha subìto un changelling, uno scambio praticato dai trolls. Lei ci fa entrare in questo mondo magico, con tenerezza disneyana ed una grande abilità narrativa. «Non ho frequentato nessuna scuola creativa  – ci dice subito – non ho nemmeno finito il college».
Ti sei fatta un’idea di perché così tanti editori hanno rifiutato i tuoi testi?
Non ho una spiegazione vera. E nemmeno me la sento di giudicare questi agenti letterari. Potete immaginare la quantità di manoscritti che ricevono, soprattutto di fantasy. E’ davvero difficile districarsi e giudicare con calma. Tuttavia, credo che alcuni dei miei testi fossero così brutti…
Come hai fatto a promuovere il tuo libro on-line?
All’inizio non avevo nessuna strategia. Poi ho notato che ogni volta un blogger parlava del libro, aumentavano le vendite. Così ho curato quel versante, cercavo di farlo recensire soprattutto tra i blog. In più, ci sono facebook e twitter. Ad un certo punto, ha preso una vita tutta sua. E’ un ottimo sistema, ma anche molto faticoso. Perché si diventa casa editrice di se stessi.
Ora hai un’esclusiva della Saint Martin’s Press per quattro nuovi libri, da scrivere in due anni. In dollari sono altri due milioni. Non ti fa paura tutto questo?
Beh, ho un tale ritmo di scrittura che la scadenza non è un problema. Certo, mi sento molto sotto pressione, ma cerco di stare concentrata sulla scrittura. Ho appena finito il primo libro.
In questi anni vanno molto di moda vampiri e mondi magici. Come te lo spieghi?
Il mondo in cui viviamo è deprimente e complicato e ci rifugiamo in queste storie, che riescono ad alimentare la nostra nostalgia dell’infanzia. Sono fiabe, solo che si rivolgono a dei giovani adulti.
Per esempio, perché tu hai scelto i troll, gli elfi?
Semplicemente perché nessuno li aveva utilizzati. E poi mi colpivano le storie della tradizione scandinava, dove i troll non sono brutti, piccoli e pelosi, ma creature bellissime.
Ma tu hai mai visto un elfo?
No, no.
Ci guarda di sottecchi. Poi ci pensa su: «da piccola pensavo che ce ne fosse uno sotto il letto». E aggiunge: «Questo potrebbe essere davvero lo scenario ideale per una mia storia. Secondo me, qui a Venezia deve vivere qualche troll».

Corriere del Veneto

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