culture

Belle Arti. Inaugurato l’anno accademico.

VENEZIA – «Sono venuta io a lezione qui, per capire le connessioni possibili e la complessità di questa istituzione. Cerco sempre delle suggestioni che siano multi-disciplinari. E qui le ho trovate». Una raggiante Gabriella Belli ci commenta così la sua visita all’Accademia di Belle Arti di Venezia, in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Accademico. Lei da tre mesi è arrivata in laguna, forte della sua esperienza al Mart di Rovereto, e già si dice «pronta ad anticipare di un mese, al pubblico, la programmazione della Fondazione Musei Civici». Così farà venerdì, al Museo Correr.
Le sue parole, al margine della Lectio Magistralis, tenuta nell’Aula Magna degli Incurabili, non potrebbero suonare migliori per Luigino Rossi e Carlo Di Raco, presidente e direttore della prestigiosa istituzione culturale veneziana.
Tessere legami e aprire cantieri culturali, dicono, è diventata la loro missione. Portano in dote, solo per citare l’ultimo, eventi come l’esposizione alle Tese, per il Padiglione Italia della Biennale, coordinando 25 Accademie e 152 artisti. «Progetto realizzato in una manciata di mesi e prendendo in solitudine molte decisioni importanti», ci tengono a precisare Rossi e Di Raco.
Che l’Accademia abbia guadagnato appeal, lo dimostra anche il record di iscritti che ha segnato quest’anno i 1.172, «per il 68% ragazze e il 10% stranieri», si dice orgoglioso il presidente, ricordando come la maggior parte delle entrate siano le tasse universitarie, che vanno dai 800 ai 900 euro annui, «tra le più basse nel mondo accademico» aggiunge, escludendo tuttavia alcun ritocco verso l’alto.
Lui, successore del primo presidente, che nel 1750 si chiamava nientemeno che Gianbattista Tiepolo, si trova oggi a stringere partnership sempre più importanti. Della capacità di lavorare dentro la città, l’Accademia ne darà prova i prossimi giorni al Teatro Malibran. De L’inganno felice, che andrà in scena il 10 febbraio, le scenografie sono infatti realizzate dai suoi studenti. Si bisserà in ottobre direttamente alla Fenice, con L’occasione fa il ladro, una seconda “farsa” rossiniana.
Priorità per quest’anno? «Gli spazi», è la risposta dell’imprenditore-presidente. Oltre alla sede degli Incurabili, infatti, l’Accademia gestisce il Magazzino del Sale n.3 (di cui «è pronto un progetto di restauro per ampliare l’offerta espositiva»), i laboratori di scenografia a Mestre e quelli, già prestigiosi, di nuove tecnologie a San Servolo. «E quando il dibattito sull’utilizzo e la riqualificazione di Forte Marghera diventerà serio e professionale, noi saremo pronti con i nostri progetti», sottolinea Luigino Rossi, con piglio severo da manager, riferendosi alle proposte e alle idee che girano.
Quella di Venezia si presenta come un’Accademia vitale, dunque, come ha raccontato per immagini, anche il direttore Carlo Di Raco, con i suoi tre dipartimenti e i suoi 20 laboratori e un corso nuovo di restuaro, di secondo livello, pronto a partire.
E’ «la fortuna dell’arte tra mostre ed atelier», per citare la lezione magistrale tenuta da Gabriella Belli. Un modo di “fare mercato” dell’arte che poco sembra cambiato da quella prima esposizione del 1874 a Parigi. Ci sono rimaste in eredità le stesse grammatiche espositive e spesso i medesimi rompicapo, tra ciò che è arte e ciò che non lo sembra, come capitò alle Demoiselles d’Avignon di Picasso, ha ricordato Belli. Questione ben presente anche ai giovani artisti che escono dall’Accademia. Per chi, al contrario, è uscito, per andare in pensione da prestigioso docente di cinema, come Carlo Montanaro, tocca invece una medaglia.

Corriere del Veneto

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