culture

Canaletto in camera ottica

VENEZIA – Canaletto utilizzava un unico punto di osservazione per comporre i suoi panorami veneziani. Quasi sempre in barca, portava con sé una camera ottica e faceva i suoi schizzi guardando la lente che rispecchiava le immagini di palazzi e canali. Lui muoveva leggermente lo specchio del suo strumento ottico, ricostruendo sequenza dopo sequenza. E’ questa la tesi innovativa su cui ruota la mostra Canaletto, il quaderno veneziano, che oggi si apre a Palazzo Grimani (fino al 1 luglio), a due passi da Campo Santa Maria Formosa, su iniziativa della Soprintendenza del Polo Museale Veneziano.
E’ quel quaderno il fulcro dell’esposizione, che viviseziona il processo creativo del pittore settecentesco. Raramente esposto al pubblico, il quaderno di schizzi è stato oggetto, per l’occasione, di analisi minuziose, radiografie comprese. E, soprattutto, come precisa la curatrice Annalisa Perissa Torrini, «oggi possiamo dire che almeno i cinque fascicoli centrali risalgono al 1731».
Il quaderno infatti è composto di sette fascicoli, con fogli di grossa grammatura, cuciti a metà ‘800 con una rilegatura in pergamena, l’etichetta in marocchino rosso. Era arrivato per posta alle Gallerie dell’Accademia nel 1949. Lo spediva don Guido Cagnola, da Gazzada di Schianno, Varese. Ottantottenne, temeva andasse perso alla sua morte.
I bozzetti, realizzati a punta metallica (altra scoperta di questa mostra), matite nere, sanguigna ed inchiostro, sono punteggiati di piccole annotazioni: i colori e i nomi dei palazzi, il numero delle finestre, i materiali, le insegne delle botteghe. Una sorta di cartografia, tra campi e canali, che si può ripercorrere anche in video e su touch screen, grazie alle ricostruzioni di Dario Maran.
Il catalogo, edito da Marsilio, è sotto forma di copia anastatica, capace di riprodurre le sensazioni che alla vista e al tatto l’originale può dare. Da questi schizzi, Canaletto rielaborava i disegni con precisione e poi realizzava le tele (una decina quelle in mostra), quasi tutte destinate a committenti inglesi, tramite il console Joseph Smith.
Oltre al quaderno, si possono ammirare altri 24 fogli, in origine della Collezione Corniani Algarotti di Venezia, e mai esposti tutti insieme fino ad ora. In più, una decina di incisioni e lo “scaraboto”, come lo aveva chiamato il Canaletto, studio di palazzi e balconcini tra S.Maria del Giglio e la Salute che poi lui rimonterà su tela. Non poteva mancare un prototipo della camera ottica, vera protesi creativa del pittore, sponsor il Musée Maillol di Parigi dove la mostra poi approderà.

Corriere del Veneto

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