Il genio ed il mercante

VENEZIA  – Per la prima volta sono state raccolte tutte le incisioni nate dal sodalizio tra un’icona del Novecento, Pablo Picasso e il mercante d’arte francese Ambroise Vollard. Sono più di 150, in mostra a Venezia (fino all’8 luglio) a Palazzo Franchetti, l’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, grazie a GAmm Giunti e alla curatela di Claudia Beltramo Ceppi.
Tutto inizia nel 1901. Un giovanissimo Pablo Ruiz Picasso, un po’ spaurito nella capitale francese, ha l’occasione di realizzare la sua prima mostra. Ad organizzarla, nei locali di rue Laffitte 6, è proprio Ambroise Vollard, che già allora vuole sparigliare le carte nel mondo dell’arte parigino, cercando artisti emergenti e azzardando cose inedite.
Poi Vollard scompare dalla vita di Picasso, fino a cinque anni dopo, quando gli compra l’intera produzione del suo “periodo blu”. Gli dà 2000 franchi. Il che è una boccata di ossigeno per le tasche magre del giovane pittore. Ed anche la sua consacrazione.
Il rapporto tra Picasso e Vollard, il genio e il mercante (questo il titolo della mostra) sarà sempre così, bizzarro e complice. Il francese non diventerà mai il suo gallerista, né gli chiederà alcuna esclusiva. Eppure lavoreranno tanto e a strettissimo contatto. Claudia Beltramo Ceppi racconta: «Quando, molti anni dopo, il pittore è impegnato nelle illustrazioni per la Histoire Naturelle di Buffon, ristampa di un enciclopedico bestiario settecentesco, Vollard non lo pubblica subito. Eppure, Picasso non preme per uscire e Vollard non insiste nella consegna».
«Difficile stabile chi dei due sia stato più determinante per la carriera dell’altro – sottolinea Michele Tavola – E’ però fuori discussione il fatto che entrambi sono stati dei giganti e, probabilmente, ciascuno nel proprio ambito, il più grande di tutti».
Picasso dice di non voler fare l’illustratore. A Vollard interessano meno i dipinti e scommette su un nuovo mercato editoriale. Eppure, durante il loro sodalizio quarantennale nascono capolavori come La Minotauromachia, «considerata la più bella opera grafica del Novecento – spiega la curatrice – Una misteriosa incisione, dove già si trovano tutti i temi di Guernica. Il cavallo, qui con in groppa una donna morta, la bambina con la candela, il minotauro. Un collezionista ci ha prestato, per l’occasione, anche due lavori preparatori».
Nelle stanze di Palazzo Franchetti si susseguono le quattro serie di incisioni. A cominciare dai Saltimbanchi, 14 lastre, ritratto dell’umanità ai margini. Vi si trova Le repas frugal, coppia triste, il piatto vuoto, la bottiglia di vino sul tavolo. O la Salomé che danza.
La seconda serie è Le Chef-d’oeuvre inconnu. Vollard propone nel 1926 al pittore spagnolo di illustrare il celebre romanzo di Balzac. Ne escono 13 acqueforti che niente hanno a che fare con l’opera letteraria. Ma è un filo immaginifico che Picasso dipana e rafforza con una “introduzione” di 16 tavole astratte, ispirate alle costellazioni.
I tre celebri ritratti del mercante inaugurano invece La Suite Vollard, cento pezzi realizzati tra il ‘32 e il ’37 ed ottenuti in cambio di alcuni quadri. «Qui usa un mix di acquaforte ed acquatinta, così sembrano dei dipinti in bianco e nero», spiega la curatrice. Senza testo: «la mia opera è una sorta di autobiografia», scrive il pittore. Lui glieli mostra a Françoise Gilot, sua compagna e madre dei suoi due figli. Lei annota nell’autobiografia gesti e parole del maestro. Le stesse che si possono leggere nelle sale, sotto ogni opera.
L’ultima serie, la Histoire Naturelle, Vollard non la vedrà mai. Sarà pubblicata nel 1942, nella Francia occupata. Il mercante muore tre anni prima e per colpa dell’arte. E’ al volante. Sta trasportando una grossa scultura di Aristide Maillol. Una brusca frenata. Sbanda. La scultura cade. Un colpo secco.

Corriere del Veneto

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