culture

Residenze e scrittori ad incroci di civiltà

VENEZIA – Non sarà un noir, un’idea c’è e pure un Museo che ispirerà la storia. Gianrico Carofiglio rivela solo questo degli appunti che sta raccogliendo a Venezia. D’altra parte la sua residenza, messa a disposizione dalla Fondazione Musei Civici, è appena cominciata.
L’occasione è Incroci di Civiltà, il festival della letteratura che, alla sua quarta edizione, intreccia un gran numero di iniziative. E anche Carofiglio, come gli altri sette scrittori prima di lui, dovrà sfornare un racconto, alla fine della sua esperienza da quasi “cittadino” veneziano, per poi presentarlo nella successiva edizione del Festival. Lo stesso farà Vladimir Sorokin, uno dei più importanti romanzieri russi, secondo ospite di quest’anno, che in laguna resterà quattro settimane. Così come aveva fatto nel 2011 l’olandese Cees Nooteboom, globetrotter e raffinato investigatore del viaggio.Fare una normale vita da veneziani, come vorrebbe il programma della Fondazione Musei Civici, non è semplice. E gli scrittori coinvolti hanno usato varie strategie per ambientarsi e covare storie. L’inglese Antonia Susan Byatt si è lasciata rapire dal vetro e dalla fornace di Carlo Moretti. E, presa dall’entusiasmo, si dice abbia fatto scorta di una grande quantità di animali di vetro da un artigiano di San Polo.
Alberto Manguel, vero cittadino globale, nato argentino, vissuto in Israele e diventato canadese, ha preferito Ca’ Rezzonico, facendosi incantare dalla Venezia del Settecento. Strada completamente differente ha preso l’indiano Vikram Seth, che ha cercato di imparare il dialetto, girando per cicchetti e mercati, così che alla fine ha inventato un mix di hindi e veneziano, sfoggiato in pubblico al Teatro Malibran.
Gianrico Carofiglio, invece, oltre a prendere appunti per la sua storia residenziale, nel frattempo sta tenendo un laboratorio sulla scrittura all’Università Ca’ Foscari. Quattro incontri riservati agli studenti e uno aperto al pubblico, il 7 maggio, all’Audiorium Santa Margherita).
Le parole sono pistole cariche, si intitola, citazione del filosofo del linguaggio francese Brice Parain. «In questa occasione voglio discutere del potere delle parole e quindi della responsabilità connessa alla scrittura», dice lo scrittore e senatore pugliese, ex-magistrato, balzato al successo editoriale con Testimone inconsapevole e con il suo protagonista-avvocato Guido Guerrieri. «In particolare – spiega – vorrei riflettere su cosa è scorretto e cosa è vietato nell’uso delle parole. Per esempio, nel sostenere una tesi devo farlo senza colpi bassi, trucchi, scorrettezze. E ho il dovere generale di rendere conto delle mie affermazioni. Se dico ad esempio ‘Tutti sanno’, devo esplicitare ‘chi’ sono tutti e ‘cosa’ sanno».
Prove di «moralità della scrittura», le chiama Carofiglio, da raccogliere e pubblicare poi «in un saggio, magari sotto forma di dialogo, che in questo periodo mi attrae molto».  E sul testo per Incroci di Civiltà? «Ho già un’idea – dice – Mi giro la città e rimango colpito da alcune zone, come San Samuele, dove sto vivendo. La sera non c’è nessuno. E’ quasi metafisico. Chi viene da fuori non è abituato ad una città così. Di notte hai la sensazione che le percezioni siano alterate. Un po’ alla Aldous Huxley, quasi una sostanza che muta i connotati della percezione».
E l’avvocato cosa direbbe? «Eh, non lo so, bisognerebbe chiederlo a lui».

Corriere del Veneto

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