culture, società

In duemila per la Pasqua ortodossa

VENEZIA – Aspetta l’arrivo di duemila fedeli, padre Avram Matei. Questa sera infatti sarà veglia di Pasqua alla Chiesa ortodossa rumena di Mestre. La folla si riverserà in via Monte Piana, riempirà piazzale e giardino e si stringerà all’interno, lasciandosi andare all’emozionante e lunga liturgia ortodossa.
Sarà davvero un evento. Qui tutti sono un po’ preparati.  Questa parrocchia si è rivelata una presenza rassicurante, in un quartiere che è sì residenziale e multiculturale, ma con non poche tensioni, soprattutto nelle vie più a ridosso della stazione. Merito soprattutto di padre Avram Matei e di sua moglie Mioara, che in questi dieci anni hanno rimesso a nuovo la vecchia chiesetta cattolica, su un terreno di Trenitalia e l’hanno trasformata con pazienza nel cuore pulsante della comunità rumena. «Per un po’ di tempo dopo il nostro arrivo – racconta il padre – sono stati il signor Gino, il sacrestano, e sua moglie Irma a prendersi cura della Chiesa». E aggiunge: «Forse all’inizio alcuni vicini avevano un po’ di diffidenza nei nostri confronti, ma adesso è tutto cambiato». E con la comunità cattolica? «Abbiamo ottimi rapporti. Organizziamo assieme anche alcune attività e ci scambiamo visite».
Questa chiesa consacrata a Santa Lucia è un piccolo edificio. L’interno è un’unica navata, separata dal “santuario”, dove si trova l’altare, dall’iconostasi, una bellissima parete in legno, portata dalla Romania e decorata con i volti di Cristo, di Maria e dei Santi. Ha tre ingressi, due ai lati e uno al centro, la “porta santa”.
Nel 2002, Iosif, il Metropolita che sta a Parigi, organizza la Diocesi in Italia, invia un Vescovo a Roma e padre Avram a Venezia. A migliaia sono le richiesta da tutto il Nordest. Fedeli rumeni, ma anche moldavi e ucraini, oltre a georgiani, bulgari, serbi. Ci sono pure degli italiani, «di qualche piccola comunità del Sud o sposati con donne ortodosse, che frequentano saltuariamente le celebrazioni, ma non mancano mai alle grandi feste», sorride padre Avram.
«Io e Mioara siamo originari entrambi dalla Transilvania – ci racconta – Ci siamo sposati vent’anni fa, allora lei insegnava biologia. Ho sempre amato questo Paese, mai avrei creduto di viverci, un giorno. Ma le strade del Signore, si sa, sono sempre sconosciute a noi uomini».
E’ instancabile, padre Avram: «Abbiamo aperto nuove parrocchie a San Donà di Piave, a Portogruaro e a Chioggia». E ancora: «Solo l’anno scorso abbiamo celebrato una sessantina di matrimoni e battezzato circa 200 bambini. Non spaventatevi. Il fatto è che i nostri fedeli sono giovani, qui lavorano, si sposano». Anche padre Avram Matei ha una bimba, quattro anni ad ottobre: «Sono bambini nati qui, si sentono italiani.  Saranno il futuro dell’Italia. E nella nostra liturgia c’è una preghiera per il Paese che ci accoglie». Si ferma un attimo e sorride: «Vi auguro una buona Pasqua».

Corriere del Veneto

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