L’accademia di Terrani

giugno 3, 2012

VENEZIA – Da Shakespeare a Cechov, da Garcia Lorca a Stefano Benni, Albert Camus e Aldo Palazzeschi, e ancora Tennessee Williams e Harold Pinter: ventidue ragazzi per quattordici micro-pièces, da testi classici, monologhi e liriche, magari solo una scena, in coppia o in gruppo, alternati da una struggente colonna sonora ed abili manovre coreografiche.
Il saggio di “fine biennio” dell’Accademia teatrale Palcoscenico di Padova è arrivato al numero sette, per quattordici anni di età. E, come sempre, ha fatto tappa in laguna, con la tradizionale serata speciale al Teatro Goldoni, dopo il debutto al Teatro Verdi della città patavina.Due ore di spettacolo, con l’energia e la vitalità di questi ragazzi che per un paio d’anni hanno seguito tutti i giorni le lezioni di Alberto Terrani, inventore di una vera e propria scuola teatrale, che è civica e popolare, gratuita e raffinata. «Hanno tutti una vasta preparazione culturale, ma nessuno di loro era mai stato su un palcoscenico – racconta il maestro – Abbiamo dovuto fare un lavoro a 360 gradi, cominciando dalle basi: corpo, voce, movimenti scenici, presenza drammaturgica. Immaginate l’impegno».
Risorse ridotte all’osso: l’Accademia può contare sul solo contributo del Comune di Padova e sul supporto del Teatro Stabile del Veneto, che ha messo a disposizione le sale e pure la coreografa Laura Pulin, «altrimenti non avremmo mai potuto permetterci movimenti così belli – ci racconta Terrani – Per questo faccio appello ad istituzioni e privati affinché sostengano quest’esperienza così importante che c’è nella nostra regione e così rara nel panorama nazionale».
Volto indimenticabile del teatro e dei grandi sceneggiati televisivi italiani degli anni ’60 e ‘70, Alberto Terrani è l’infaticabile guida dell’Accademia. Ad ogni corso invita «i compagni di strada di quella stagione bellissima ed irripetibile», come li definisce lui. In quest’ultimo biennio sono passate delle vere e proprie icone, come Giorgio Albertazzi, Giuliana Lojodice, Anna Maria Guarnieri, Umberto Orsini. Ma a differenza degli altri anni accademici, quando tenevano workshop anche di una settimana, questa volta, con le poche risorse disponibili, sono venuti solo per una conversazione con gli studenti. Occasione comunque speciale, visto il calibro degli ospiti.
«Dopo la scomparsa di mia moglie – ci dice – non pensavo di avere la forza di continuare con il teatro. All’Accademia, invece, mi sono ritrovato a dare tutto me stesso. L’incontro con questi ragazzi mi ripaga di tutta la fatica».
Ed aggiunge: «Questo gruppo in particolare mi ha colpito. Gli altri anni erano tutti dedicati a me, alle mie lezioni. Questi giovani invece si sentivano e si muovevano come gruppo. Lo si è visto in scena. Volevano farcela insieme, non lasciar indietro nessuno. Una lezione di vita».

Corriere del Veneto

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