Danzando sui banchi di una chiesa

giugno 14, 2012

VENEZIA – Erna Omarsdottir ha lavorato con Jan Fabre e Sidi Larbi Cherkaoui, aveva nostalgia dell’Islanda ed ora evoca i mostri. Shobana Jeyasingh, nata a Madras, un’infanzia tra Sri Lanka e Malesia e trentacinque anni a Londra: si esibirà in chiesa.
L’ottavo festival di danza contemporanea di Venezia entra nel vivo. E presenta due prime mondiali, entrambe co-produzioni della Biennale con festival ed istituzioni europee per il progetto di “European Network of Performing Arts”.
Un Ismael Ivo raggiante dopo la prima settimana, «teatri pieni e pubblico in evidente sintonia sentimentale con gli artisti», dice. Le due coreografe sembrano interpretare al meglio quello che lui intende per Awakenings, titolo di questa edizione, come «possibilità di risveglio e di rinascita, in un mondo in preda alla crisi – ci racconta –  Per me il punto di partenza è l luogo d’origine degli artisti, la fonte della loro sensibilità. Ho immaginato il festival come un mosaico».Erna Omarsdottir andrà in scena il 15 e il 16 giugno (ore 22)  al Teatro Piccolo Arsenale con il suo We saw monsters, abbiamo visto mostri: lei è una madre che mangia i suoi orribili figli, sul palco sei danzatori che evocano trolls e il macabro Mengele. Si descrive come «una cantastorie, ispirata alla desolazione degli infiniti inverni islandesi e ai film di Dario Argento». E siccome per lei «la voce è un muscolo che avvicina all’anima», finirà per «danzare con la voce», il 17 giugno (alle 22), in concerto con il musicista punk Valdimar Johannsson.
Religiosità, ma di altro tenore, quello che stasera, domani e il 16 (ore 19, 20 , 21) proporrà invece Shobana Jeyasingh con TooMortal. Intanto in un luogo non convenzionale, la chiesa anglicana di Saint George, a San Vio. Spazio capovolto: il pubblico in zona altare e le danzatrici tra i banchi, quelli di legno, alti, dove si entra attraverso una porta. Qui, gli artisti si muoveranno senza mai toccare terra. Elementi di potente suggestione: «ma non pensate che per me, indiana, una chiesa sia un luogo esotico – sorride la coreografa – Vengo da un posto dove c’è una delle comunità cristiane più antiche del mondo. Mi piace la complessità, il melting pot, tutto quello che la superficie dei cliché nasconde».
Il festival si dipanerà fino al 24 giugno, tra performance (il Leone d’oro Sylvie Guillem il 22 giugno al Teatro Malibran), laboratori e talk (per esempio oggi, alle 17, William Forsythe). Formula vincente perché, dice il direttore, «è in realtà il pubblico il vero protagonista».

Corriere del Veneto

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