Pietra, piombo fuso e perni spariti.

VENEZIA – Un video come simbolica consegna di fine-lavori. I maestri tajapiera, gli artigiani della pietra, hanno restituito così al Comune, dopo sei mesi di lavori, la balaustra del Ponte di Rialto che dà sul Palazzo dei Camerlenghi. Giovanni Giusto, il capo-restauratore fatica a trattenere le lacrime. Ma tra questi esperti artigiani ci sono anche visi tirati quando si parla di Ca’ Farsetti. L’assenza di Sindaco ed Assessore ai lavori pubblici, tenuti lontani da «impegni improrogabili», è vissuta quasi come uno sgarbo.
Eppure, come ci spiega il dirigente municipale Renato Benvenuti, «il Comune auspica che i tajapiera abbiano un ruolo importante nel prossimo restauro complessivo del ponte. Stiamo verificando la possibilità legale di inserire clausole specifiche nel bando lavori, in arrivo a luglio».Per ora, siamo alla fase di studio di fattibilità, cui è collegato un “piano di comunicazione”.«Si tratta di una mappa di possibilità da offrire ai privati per la loro visibilità – precisa Benvenuti – Dunque: spazi nei cantieri, eventi in città, utilizzo di altri edifici pubblici. La Soprintendenza prescriverà percentuali di superfici interessate e tipologie ammesse».
Non sarà cosa da poco. L’intero progetto dovrebbe durare quasi tre anni, di cui 18 mesi di esecuzione lavori. E si prevede che uno o più privati investiranno attorno ai 5 milioni di euro. Quali campagne decideranno di fare per sfruttare una delle icone della città, sarà da vedere.
Per ora la Soprintendente si tiene alla larga da qualsiasi commento. E preferisce sottolineare il «valore etico» del progetto-pilota sulle balaustre, « che insegna – dice Renata Codello – come la tutela della città non possa che essere condivisa, utilizzando i saperi di tutti».
L’esperimento sul ponte è stato possibile, infatti, grazie alla regia di Soprintendenza e Confartigianato, che ci ha messo quasi cento mila euro (tra lavori e ponteggi), assieme a due sponsor Unipol e Cofidi. Le braccia e l’intelligenza li ha messi il “Consorzio dei Tajapiera”, che riunisce nove maestri e cinque ditte.
Sono loro ad aver letteralmente scoperchiato la balaustra e ripristinato, con le stesse tecniche cinquecentesche, struttura e colonnine. L’equipe di Giovanni Giusto ha messo mano al pessimo restauro realizzato negli anni Ottanta. Curate le 11 colonnine fratturate su 12.  Sostituiti perni metallici, cemento, mastici con un materiale resistente ed elastico come il piombo fuso. Ripristinati gli elementi di incastro che erano stati rimossi. «Mai più restauri che non tengano conto di storia e dinamiche del ponte», è il monito di Giusto.
Un ponte, sottolinea Codello, «con una struttura straordinaria, in cui tutti gli elementi concorrono all’equilibrio, sfruttando persino il carico delle botteghe e dei negozi, che invece di essere un punto debole sono un vero elemento di forza». E questa potrebbe essere anche la metafora per spiegare il prossimo restauro.

Corriere del Veneto

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