Zero fondi per il restauro dei libri

giugno 26, 2012

VENEZIA – Dieci preziosi volumi, il più antico del 1503 e il più recente del 1769, sono stati restaurati dopo sei mesi di lavoro e consegnati all’Archivio storico diocesano di Venezia. Il direttore, don Diego Sartorelli lo ha definito «il più importante intervento di questo tipo sul nostro patrimonio librario». Ma potrebbe essere anche l’ultimo finanziato dalla Regione Veneto, visto che «a bilancio quest’anno ha previsto un fondo pari a zero», ha spiegato Lorena Dal Poz, responsabile dell’Ufficio Sovrintendenza Beni Librari regionale: «ci auguriamo un ravvedimento, non possiamo perdere un patrimonio così prezioso».Il restauro di questi dieci volumi, dunque, assume un valore ancora più importante.
Il lavoro è costato 10 mila euro, di cui 8 mila dagli ultimi fondi regionali, appunto, ed il resto messo dalla Diocesi. Dal 2002, anno di apertura dell’Ufficio, sono state 156 le operazioni di catalogazione e conservazione, a favore di 68 enti. In questo caso, i volumi provenivano dalla Parrocchia di San Raffaele Arcangelo, salvo uno arrivato da Santa Maria del Giglio.
Si tratta di libri liturgici di grande formato, a stampa o manoscritti, serviti per decenni come testi per le celebrazioni, messali e di canto. Alcuni addirittura con carta di pergamena, spesso hanno preziosi capilettera miniati, considerati dai restauratori «di elevata qualità artistica».
In quasi tutti compare, in basso sulla prima pagina, lo stemma di famiglia del probabile committente: la sigla RF che orna un fiore dovrebbe indicare Renier Fioravante, che tra il ‘400 e il 500, aveva lasciato agli eredi soldi sufficienti per far stampare i volumi.
Caroline De Stefani ha guidato le operazioni di restauro, «la manutenzione – ci racconta – delle spesse coperte di pelle e cuoio, delle borchie e dei chiodi. Abbiamo pulito le pagine, ricomposto le cuciture. In un caso era stata tagliata una miniatura. Era stato scritto anche il riferimento alla denuncia del furto, era il 1859».
«Questo dimostra che, anche a quel tempo, i nostri parroci cercavano di prendersene cura  – sottolinea don Diego – Ora cerchiamo di raccogliere materiale antico che spesso le parrocchie non sanno dove conservare – ha spiegato don Diego – magari finiscono oggetti preziosi nei sottotetti o nei campanili. In altri casi, invece, abbiamo un nostro progetto di Archivio diffuso e cooperiamo sul posto, affinché tutto sia consultabile».

Corriere del Veneto

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