Tesoro Canaletto

luglio 10, 2012

VENEZIA – Si dice che non gli piacessero i campanili a cipolla. Se doveva disegnarne uno, cambiava la forma. Canaletto ha fatto così anche con questa veduta di San Giacometto su Ruga degli Orefici. Il campanile di San Bartolomio spunta sul fondo, con una punta aguzza, com’era fino al 1747. Ma il disegno risale a dopo il 1758, nei suoi ultimi dieci anni di vita. Punta cambiata. E virtuosismo da togliere il fiato.
Si vede la Chiesa in primo piano, con quella sua bellezza delle origini. I venditori che animano il mercato. Le vesti sembrano gonfiate dalla brezza. I segni e i dettagli sulla punta di inchiostri ferro-gallici sono accompagnati dalle pennellate di acquerello che danno luce ed atmosfera all’immagine. Ne rimase affascinato anche Charles-Théodore Sauvageot. Era il 1876 quando gli capitò tra le mani questo capolavoro di Canaletto grande 10 pollici per 14, che in centimetri è un 25,4 x 35,6. E se lo comprò. Non sappiamo quanto abbia speso allora, quel pittore francese di paesaggi e ritratti. Ma sappiamo a quanto è stato venduto qualche giorno fa a Londra, dalla casa d’aste Sotheby’s. Quasi due milioni di sterline. Dunque, tolti oneri e tasse, attorno al milione e 700 mila sterline.
Ma dov’era rimasto nascosto per 136 anni? Semplice: dai discendenti di Charles-Théodore Sauvageot, in Francia. Non sappiamo neanche chi siano ora, si sa solo che il patrimonio del loro antenato era finito disseminato nei giri di eredità. Chi ce l’aveva, forse sapeva dell’autore geniale. Ma ad un certo punto ha pensato di sbarazzarsene. Persone, si dice «non particolarmente ricche».
Confermano gli specialisti che sono ormai rarissimi i casi di opere d’arte, di tale livello, di cui non si abbiano notizie. E questo è uno di quei casi che sanno davvero stupire. L’ottimo stato di conservazione, la freschezza degli inchiostri, nonostante le normali e piccolissime tracce di ossidazione, lo hanno reso ancora più prezioso.
Cosa speravano di incassare i bisnipoti di Sauvageot? Tra le 300 mila e le 500 mila sterline: così a catalogo Sotheby’s. La stessa casa d’aste, nel gennaio di due anni fa, aveva battuto un piccolo studio di vascello, sempre del pittore veneziano, per 319 mila euro. Ma, come ha ammesso al Daily Mail, Greg Rubinstein, a capo del dipartimento disegni antichi, volato a Parigi e disegno alla mano, ai proprietari «ho detto che non era solo un Canaletto: era fantastico, incredibile. Ho fatto una prima stima ed erano felicemente sorpresi». Non avevano ancora idea di quello che sarebbe successo il giorno dell’asta. Ma qui, dobbiamo tornare indietro ed andare in Germania.
Wolfgang Ratjen era nato a Berlino nel 1943. Figlio di banchieri, fuggiti di lì a poco in Liechtenstein, aveva accumulato un’enorme collezione d’arte. Dieci anni dopo la sua morte, nel 2007, la Ratjen Foundation decise di vendere 185 opere antiche, di cui 66 disegni di pittori italiani tra il sedicesimo ed il diciottesimo secolo. Fu la National Gallery di Washington ad assicurarseli.
Tra i lavori ceduti, c’era anche una serie di “Festività dogali” del Canaletto. Dodici disegni, tra cui una veduta molto simile a quella acquistata dal francese Sauvageot cent’anni prima. E’ una “Festa del giovedì grasso in piazzetta”. Un capolavoro, cui la famiglia Ratjen era particolarmente affezionata.
Il 4 luglio scorso, al momento di svelare al pubblico la Chiesa di San Giacometto, da Sotheby’s già si era capito che sarebbe stato un evento. «Una grande eccitazione ha preso tutti – ha raccontato sempre Greg Rubinstein – E subito è iniziata un’intensa battaglia di offerte, tra sei possibili acquirenti». Mercanti, collezionisti, intermediari per conto di sconosciuti. Ma tra di loro c’era qualcuno con un motivo in più per avere quel disegno. Quando l’ultima mano si è alzata ai due milioni di sterline, tutti si sono girati. Era David Lachenmann. Nipote di Wolfgang Ratjen, quarantenne raffinato mercante d’arte, voleva di nuovo un Canaletto per sé. E se l’è comprato.

Corriere del Veneto

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