Sei il respiro che rialza gli uomini

agosto 4, 2012

«Sei tu quel vento che, rialza gli uomini/ dopo la tempesta». Andrea Bocelli nel 2004 fece rimanere quelle liriche in classifica per 33 settimane. Due milioni e mezzo di copie in tutto il mondo. Eppure, il successo di Tu ci sei, scritta da Lucio Quarantotto aveva un altro tono, ieri. Nella chiesa di San Paolo in via Stuparich, il cantautore mestrino riposava dentro il feretro. E le rime non erano cantante, ma lette, con la voce rotta, da Maria Pia, la moglie di Francesco Sartori, il musicista sodale e amico di Quarantotto. Un respiro, per non cedere alle lacrime, il tremore: «Sei tu il respiro che rialza gli uomini/ io lo so».Si chiude la vicenda umana di Lucio Quarantotto. Un emozionato don Franco De Pieri ricorda di aver conosciuto il cantautore «molto giovane, a San Gioacchino e da allora ha continuato a chiedere, a riflettere, a cercare. Si è appellato a sacerdoti, maghi ed esorcisti. Ma è sempre meglio essere sacerdoti di se stessi». Poi, indicando la prima fila: «ha lasciato tutte donne e tutte forti: la madre, la sorella, la figlia e la nipotina».
Una cerimonia semplice, nessuna musica né applauso. Quando il feretro è partito verso il cimitero, la famiglia è stata raggiunta da Caterina Caselli, che ha creduto fin da subito al talento di Quarantotto, e da Elisa che proprio lui aveva suggerito alla discografica. «Se n’è andato uno dei migliori artisti che abbia avuto questo Paese – ci ha detto Liliana Boranga, storica direttrice di Radio Base – Provo un dolore enorme».
Lo ha salutato un pubblico intimo, di «uno che ha sempre lavorato muto, sconosciuto ai più, all’ombra di quel mondo luccicante e con tre o quattro amici», racconta Francesco Sartori. Lui e Piercarlo D’Amato sono stati tra questi, condividendo anche un Premio Tenco. Ed  ora, assieme a Fabio Caon, cantautore e docente, stanno pensando ad una lezione-concerto a Ca’ Foscari: «Abbiamo il dovere è tenere viva la sua eredità. Lui era capace di dare la parola alle parole. Usava pochi colori, ma di grande intensità. Dobbiamo fare così anche noi». Gianfranco Bettin, da parte sua, ha ribadito la proposta di intitolare al cantautore la Sala prove musicale Monteverdi, quando fra un anno si sposterà dal Candiani o l’Auditorium dello stesso centro culturale, «un luogo cioè che sia di musica e di giovani».

Corriere del Veneto

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