L’epidemia dei lucchetti

agosto 5, 2012

VENEZIA  – «Metto il lucchetto alla catena, lo chiudo e sfilo la chiave. La tengo un po’ tra le dita mentre fisso Gin. Lei mi guarda. Mi sfida, mi sorride, alza un sopracciglio. Allora?». Da allora, sei anni da quel Ho voglia di te scritto da Federico Moccia, migliaia di lucchetti sono stati chiusi alle inferriate di centinaia di ponti, meglio se antichi e in decine di città, meglio se storiche.
L’altro giorno, a Venezia, l’ultimo blitz, tronchese alla mano, ne ha raccolti più di 2 mila. Erano all’Accademia. Attaccati ai ganci di ferro che scorrono sul corrimano dello storico ponte di legno. Presto dovrà essere ristrutturato e fra un po’ uscirà un bando per dare la caccia ad uno sponsor che voglia accollarsene le spese.L’assessore ai lavori pubblici, Alessandro Maggioni, lo voleva ripulito da questa che «non è una moda – dice – E’ solo un’imbecillità». Ma quanto costa intervenire ogni volta, gli chiediamo. «Qualche centinaia di euro. Il lavoro degli operai».
Un anno fa, mentre tranciava la ferraglia d’amore sempre qui all’Accademia, il comandante della Polizia municipale, Luciano Marini, avvertiva che «la multa è di 50 euro, fatte salve le eventuali azioni penali in caso di danneggiamento di opere pubbliche».  L’anno prima e sul più importante dei ponti, quello di Rialto, c’era invece l’assessora al commercio, Carla Rey, che implorava di «salvare la città» e di liberarsi di questi oggetti «che sono simboli di costrizione e non promesse di fedeltà, perché l’amore inneggia alla libertà, non ai vincoli».
Niente. Centinaia di lucchetti alla volta, sono stati cliccati da mani ignote e rimossi, dopo promesse e minacce, ponte dopo ponte. E non solo quelli più famosi e romantici. Gli ex-voto dell’amore eterno si sono visti (e sono stati tolti), alla Cortesia, ai Fuseri, a Ca’ Foscari, agli Scalzi, al ponte del Diavolo e a quello dei Greci.
Sei anni dopo Moccia, frotte di teenagers a coppie continuano lo scatto di Step e Gin. «Già dire che sono adolescenti è problematico, se pensiamo che si è giovani più precocemente e si continua ad esserlo superati i 35», sorride Gianfranco Bettin, che è sociologo e scrittore e a Venezia ha la delega per le Politiche Giovanili.  «Un sentimentalismo da ferramenta, che magari non ricorda neanche come è cominciato», ci scherza. «Eppure, sarà anche un cliché stucchevole, ma in questo modo riconoscono che questa è la città dove è normale ambientare la propria storia d’amore, che sia breve o lunghissima».
Ma per la polizia municipale è vandalismo. «Certo che è una scocciatura dover intervenire – sottolinea Bettin – Ma io non credo che quelli che lo fanno, vogliano sfregiare la città. Per loro è un voto d’amore anche verso la città». E così è comparso anche un  giro di commercio abusivo. Un mercato nero di lucchetti ai piedi dei ponti. «Era inevitabile che succedesse. Come per le valigie sul Ponte di Caltrava. O i venditori di mangime per i colombi in Piazza San Marco, che sono tornati, nonostante sia vietato. Sono le regole del business».

Corriere del Veneto

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