Voglia di milonga (quasi) clandestina

agosto 17, 2012

VENEZIA – «La milonga è immersa tra gerani, bouganville, rose e pini.  Poi raggiungiamo le piazzette di Alberobello o Polignano e le stradine di Ostuni. Musica. Si balla. Là possiamo fare tango illegal». Ci sono andati anche quest’anno, Anna Proscia e Davide Costantini. I due mestrini ogni estate organizzano un tango-viaggio nella pugliese Selva di Fasano, tra luglio ed agosto. Sono appena rientrati. E così i loro fans da tutta Italia e dalla Francia, l’anno scorso persino dalle Filippine.
Fino a qualche anno fa anche a Mestre si faceva. Gruppi di tangueros si davano rendez-vous clandestini di notte, con tanto di radio portatile. Gettonata era Galleria Matteotti, ad esempio. Ma alla fine arrivavano sempre i vigili. Anna e Paolo tengono i corsi alla Scuola media ‘Giulio Cesare’, in via Cappuccina. Impiegati entrambi all’Università, sono tra i pochi maestri che a Buenos Aires ci sono andati davvero. «La prima volta 15 anni fa – se la ride Anna – io mi sono innamorata del tango e lui ha scoperto che ballava una versione ben lontana dalla realtà».
Che il tango sia ancora di gran moda, non ci sono dubbi. La sera della finale degli Europei, mentre Piazza Ferretto si riempiva di gente in attesa di una festa mancata, a cinque minuti dal centro qualche decina di uomini e donne si muovevano sulle note dall’inconfondibile accento argentino. Come fosse una serata qualunque. Alla Cipressina, il venerdì e la domenica sera, Giuseppe Scarparo lascia che gli allievi dei suoi corsi si sentano liberi di provare, come in una vera milonga. «Il tango – dice Giuseppe, un omone di oltre un metro e 90 – ha i suoi riti, il suo stile, comprese le scarpe con un certo tacco per le donne e i pantaloni larghi per gli uomini, anche se questi credono di essere più uomini coi jeans stretti», indica divertito uno degli avventori.
“Fatti di tango” si chiama l’associazione di Giuseppe, che sfida i suoi colleghi ad avere come lui un diploma rilasciato da un’Accademia argentina. Insegna tango a tempo pieno. I suoi corsi durano tre anni, otto lezioni ogni due mesi. «Ho cento allievi», giura.
Vero è che sono tanti i mestrini affascinati dalle note remixate dai Dj del tango, che appunto si chiamano Tj.  Eppure, non c’è nessuna vera milonga in città, come il famoso “Club Contatto” di Spinea. A Marghera si sono fatti un nome quelli del Molo Cinque, che al ballo porteño dedicano i mercoledì in quella che, infatti, si chiama “la Milonga del Molo”. In via Palazzo, invece, sembra che i tangueros torneranno a volteggiare a settembre, dopo un primo assaggio il 10 agosto sotto il cielo di San Lorenzo in Piazza Ferretto.
Cosa attira tanto di questo ballo? «Si balla per mettersi in gioco, come uomini e donne – dice Giuseppe – Perché il tango non è uno show. Una volta una signora over 60 mi ha chiesto di insegnarle a fare piroette e spaccate. A parte l’età, non aveva capito che il tango è intimo, passi minimi, ascolto».
L’ultima nata tra le scuole mestrine è in via Bembo. E’ la “Milonga 51” ed ha sei mesi. Come logo, Olivia e Braccio-di-ferro, versione ballerini. L’hanno tenuta aperta durante l’estate tutti i lunedì sera, le due associazioni che la gestiscono. Poi, “Tango Swing” di Gianfranco Bellemo e “Isla de tango” di Lucia e Giampaolo Giuriola ricominceranno i corsi da settembre, anche se «tutti vorrebbero imparare in due o tre lezioni», sorridono.  Lucia insegna latino a Dolo e suo marito Giampaolo ha una pulisecco.  «Cerchiamo di avere piccoli gruppi, una decina di coppie, anche se c’è un uomo ogni tre donne – racconta Lucia – Gli uomini non vengono molto volentieri, qualcosa di psicologico, credo. E raramente le donne portano il marito. Così si sentono molto più libere». Età? «Tra i 40 e i 65». I giovani? «E’ più raro. Forse perché è un apprendimento lento e lungo. Non bisogna aver fretta». E, comunque, regola n.14 del tango: «I ballerini si salutano anche se non si conoscono».

Corriere del Veneto

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