Effetto tram, 18 mesi dopo la doppia vita della città

agosto 19, 2012

VENEZIA – Il capolinea provvisorio si chiama Stazione, ma i binari sono di là dal cantiere e dalle trivelle che lavorano a tutto gas. Qui sembra la terra di nessuno. L’Hotel Regit cerca ancora di far garrire le sue bandiere impolverate. Vuoto dove un tempo c’era la banca e così, di fronte, l’intero piano terra. Sorride solo Riccardo Mander, il proprietario della tabaccheria. «Da quando la fermata è qui, entra molta gente. Chissà se la terranno». Ma fra un anno il tram tirerà dritto, scenderà nel tunnel e sbucherà davvero in stazione. Fra un anno e mezzo arriverà a Venezia.
Ad 8 anni dal primo colpo di ruspa e a 18  mesi dall’inaugurazione, quei vagoni rossi per ora fanno solo 18 fermate, ma già cominciano a cambiare la città che attraversano. Negozi che aprono e chiudono, locali nuovi, prezzi delle  case che salgono o scendono. Cittadini felici o arrabbiati neri.Sernaglia – Cappuccina – Cardinal Massaia. Anche Sandra Gottardo ha una tabaccheria. Da 24 anni. Ed è molto arrabbiata: «Una volta avevamo la fermata del bus di fronte. Ora è stata spostata. Abbiamo perso almeno il 15% dei clienti». Perplesso è Rodolfo Carraro, che ha un bar all’angolo con piazzale Da Vinci, solo che là c’è un nuovo cantiere, ora, quello del parcheggio. «E chissà se finiranno mai», scuote la testa. Delusi, scettici, scoraggiati. Il tram non ha portato aria fresca in via Cappuccina. L’intero viale rimane intrappolato in una cappa depressiva. I lavori ancora in corso, la crisi che attanaglia. Alla fine, il tram sembra un inutile bus in più.
Olivi – Colombo. Bisogna entrare in via Olivi, per capire che qualcosa è cambiato. E’ stretta, sinuosa e piena di negozi. Ora non passano le macchine, né sostano i fornitori. Però i clienti sono aumentati. Lo confermano un po’ tutti. Dario Fagarazzi di Casablanca si chiede «come cambierà il flusso di gente quando il tram raggiungerà Marghera». Via Olivi è l’esempio che «il futuro della città sarà una progressiva pedonalizzazione», spiega Andrea Ruggero, dirigente alla mobilità del Comune.
Lasciata alle spalle Piazza Barche, sul portone del condominio Colombo da 18 mesi tre cartelli avvertono che «questa è una proprietà privata e non la pensilina» ed invitano «a consentire l’accesso». Dovranno avere ancora pazienza. Le fermate cambieranno. «La Colombo e Piazzale Cialdini saranno irriconoscibili a fine lavori», sottolinea Ruggero. Qui ci sarà lo snodo delle due linee, per Marghera e per Venezia.
Bissuola – Volturno – Oberdan – Serravalle. La città cambia veloce. Negozi aprono e chiudono. A volte, anche per effetto del tram. Maria, che gestisce il Bar Astra, tra via Ca’ Rossa e Caneve ci dice che «hanno tolto una fila di splendidi platani qui di fronte. Ma le radici stavano distruggendo strada e marciapiedi, e forse li avrebbero abbattuti lo stesso». Qui hanno chiuso molti negozi, vero? «Sì. Ma probabilmente avrebbero chiuso comunque».
«Noi siamo arrivati nel ’66. C’era barena qui di fronte – racconta Giuseppina, della ferramenta Franceschini – Lo abbiamo visto cambiare questo luogo». Fabio Furlanetto, dell’enoteca su via Rielta, spiazza tutti: «Cosa ci ho rimesso? Dieci posti auto proprio di fronte. Cosa c’ho guadagnato? Tanta salute».
Non dicono la stessa cosa i ciclisti.  Non sempre ci sono le piste ciclabili. I binari sono killer. E gli incidenti si contano a decine. Stefania Feltrin della Sanitaria non finisce la storia che ci affrettiamo a soccorrere un signore finito a terra.
Pasqualigo – Pineta. C’è chi nel tram vede un’ottima opportunità. Molti clienti della macelleria islamica vicino alla Coop, aperta quattro anni fa da Anisur Rahman, vengono da Mestre. «Ora spero che il tram colleghi Marghera, perché là ho molta gente che mi conosce», dice ridendo.
Il “Pope” invece ha inaugurato cinque mesi fa. Ha scommesso su una zona che ora comincia ad essere ben servita. E’ vicino alla fermata Pineta. Qui la gente scende, acquista e riparte. Sempre in tram. Perché il Pope è un originale take-away di “poenta e pesse”.
Rielta – Cervino – Marmolada – Pastrello. Crudo e non fritto, invece, è la specialità di pesce che prepara Alessandro. Oltre il grande incrocio di tangenziali e rotonde, a Marmolada. Bea Storia, si chiama. Ha solo un problema. Il plateatico, rifatto in occasione del tram, sta lentamente sprofondando. Così almeno sembra. Alessandro ci mostra la fessura che si è aperta.
Problemi anche in Piazza a Favaro. Che sia «colpa delle vibrazioni del tram» come dice Valerio Bruno o forse perché «l’edificio era in cattivo stato», come sussurra qualcuno, fatto sta che il contro-soffitto della tabaccheria a giugno è venuto giù. Problemi di assestamento si registrano in più punti. Ma in molti concordano che con il tram Favaro ci ha guadagnato.
La Piazza – Monte Celo. Il primo negozio che si incontra al centro commerciale è lo ‘Spiritual Green’, erboristeria, bio ed etnico. Andrea sta pensando ad «una campagna di pubblicità. Magari dentro il tram, come si fa nei bus». Dietro il piazzale compare la San Leopoldo, la Chiesa di don Alfredo, già storico parroco della Cita. «Qui il tram è arrivato come un regalo per anziani e disabili – ci racconta – E ha avvicinato la città».
Capolinea. Bruna e Gianfranco abitano qui, dove il tram finisce il suo giro.  «Ecco, mentre sta fermo – dicono – si sente un rumore di fondo che dà fastidio a molti. Per noi l’unico problema è l’orario: ci piacerebbe andare al cinema a Mestre e tornare con calma in tram. Neanche il bus arriva qui dopo le 22. Peccato».

Corriere del Veneto

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