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Claudio Tolcachir. Buenos Aires, una trilogia.

VENEZIA – Considerato una delle stelle del nuovo teatro argentino, Claudio Tolcachir è tra i cinque maestri scelti dal direttore della Biennale Teatro di Venezia, lo spagnolo Alex Rigola, a tenere una settimana di workshop con i giovani attori usciti dalle residenze di due anni fa. Tolcachir ha condiviso l’esperienza con Luca Ronconi, Declan Donnellan, Peeping Tom, Neil Labute. La Biennale sta cambiando pelle e ora ha sempre più i contorni di un cantiere di ricerca e di pratiche teatrali. E proprio di questo parliamo con Tolcachir. Il suo workshop si intitolava Personajes emergentes: construcción en movimiento.
Che idea hai sviluppato nel laboratorio della Biennale?
«Ho pensato a qualcosa che potesse essere utile ai giovani attori coinvolti. Ho lavorato sulla differenza tra obbedienza e scelta. Continua a leggere

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Claudio Tolcachir/1. Dal Timbre 4 a Venezia

[di Guillermo Jorge Alfonso/traduzione] A prima vista Claudio Tolcachir consacra un teatro realista, così come  impera nella capitale argentina, fino quasi a portarlo verso un realismo magico. Ma non è così. Questa è solo la vertigine causata da una realtà convulsa, che ha formato una società, quella porteña, con dirette discendenze italiane.
Perché alcune immagini, che danno vita alle opere di questo regista, sembrano ritratti urbani che sicuramente, una parte di questa idiosincrasia, preferirebbero omettere; ritratti non raggiunti da quella dominante euforia patriottica, che qui vorrebbe sempre festeggiare collericamente alla prima opportunità. Continua a leggere

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Latouche, elogio alla Serenissima

VENEZIA – La vera sorpresa è l’elogio alla Serenissima che fa il padre del movimento della decrescita. Ma Serge Latouche va con ordine e inizia con il lessico scandaloso del suo movimento. «La parola decrescita è uno slogan, certo. Forse non geniale, ma sicuramente efficace – dice subito – Perché provoca shock. E’ una parola blasfema per quella religione che è la crescita».
Seduto nel foyer del Teato Malibran di Venezia, il professore inizia da qui perché è stato questo il primo dubbio sollevato i giorni scorsi dal rettore di Ca’ Foscari, Carlo Carraro. Dubbi, perplessità e critiche cui ormai è abituato il movimento della decrescita, impegnato in questi giorni, proprio in laguna, nella sua terza conferenza internazionale. Continua a leggere

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“Così non si esce dalla povertà”

«Già la parola “decrescita” è fuorviante. Il resto lo conosciamo già». E’ lapidario, il Rettore dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, Carlo Carraro, professore di Econometria e specialista in economia ambientale.
Cosa non la convince della discussione sulla decrescita?
«Innanzitutto quel nome. Sarà anche una provocazione, ma è davvero controproducente. In realtà, la formula è ben nota: sviluppo sostenibile. Il futuro non può essere che sostenibile. Su questo c’è  già molta consapevolezza. Allora mi chiedo: perché inventarsi un nuovo nome? Per comunicare meglio? Io invece credo che così si aumenti solo la diffidenza, in un momento che già è di grande incertezza» Continua a leggere

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Il vetro del grande freddo

VENEZIA – Karolina Olsson ha tredici anni quando sbatte la testa sul ghiaccio. E’ il 1875. Si risveglierà solo nel 1908. Lei dirà di ricordare la sensazione di buio e di essere rimasta attorniata da uomini blu. Bertil Vallien ci fa rivivere quella storia, facendoci passare in mezzo a due fila di 24 teste, sorrette da lunghi supporti filiformi. Ognuna con tanti dettagli incisi e incorporati. Fino a che non si arriva a lei, la Sleeping girl, il cui volto appare intrappolato nel biancore di qualcosa che sembra ghiaccio. Invece è vetro, manipolato fino a farne un pezzo d’arte. Continua a leggere

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I canti silenziosi di Tom Parish

VENEZIA – L’ha setacciata canale dopo canale, muro per muro, ogni edificio con qualunque ombra e dettaglio di luce. Venezia è l’olio sulle tele di Tom Parish. Per vederle da vicino, dopo l’evento di tre anni fa alla Scoleta dei Battioro e Tiraoro, si può ora approfittare della nuova esposizione al Museo Diocesano di Santa Apollonia, dietro la Basilica di San Marco.
Sono tredici Canti silenziosi, di grandi dimensioni, dove tutto è armonico e naturale, immerso nell’acqua, che per l’occasione Parish omaggia apertamente. Le sue vedute sono sempre in bilico tra la minuziosità e la semplicità delle forme, delicate ed intense, come le gradazioni di colore che vivono nei suoi ritratti urbani. Continua a leggere

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Una notte, la fornace

VENEZIA – Se alzate gli occhi sul lampadario di Murano appeso in salotto, ricordatevi che è sabbia. Anzi, sabbia, soda e fuoco. Le lunghe canne, strette nelle mani di abili artigiani, prelevano dai forni dove la luce è accecante quella massa informe ed incandescente. I maestri la tagliano con forbici, la lavorano come fosse pasta di pane, ci soffiano dentro ed escono fragili bolle di vetro. Volteggiano i loro strumenti per dar forma, alternano gesti rapidi e precisi ad altri lentissimi e delicati. Continua a leggere

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