culture, società

Trame di moda e dee di celluloide

VENEZIA – Un Vionnet azzurro con strascico, ricoperto di farfalle rosse in volo, scivolava l’anno scorso sul red carpet del Lido, tra migliaia di flash, di grida e di mani. Lei, Madonna, occhiali glitter su trampoli acrobatici, si concedeva al mondo prima di presentare il suo W.E.. Quell’attimo è stato ora ricostruito al piano terra di Palazzo Mocenigo, a Venezia. L’occasione è Trame di moda. Donne e stile alla mostra del Cinema, prodotta dalla Fondazione Musei Civici ed aperta fino al 6 gennaio prossimo.
Ricostruzione rigorosa e messa in scena suggestiva (uscita dalle mani di Sergio Colantuoni), la mostra ripercorre ottant’anni di relazione sentimentale tra abiti e pellicole. Tra la moda, considerata grande artigianato d’arte, e l’arte del cinema. Che poi è storia sociale scritta sul corpo di decine di donne-dive. Per questo, gli abiti in mostra, presenze scultore che evocano corpi reali e dee di celluloide, alternano costumi di scena per nove film girati a Venezia e scintillanti mise da red carpet.Dai delicati abiti d’epoca, che il genio di Piero Tosi aveva creato nel 1971 per Silvana Mangano in Morte a Venezia o per la Cardinale in Gattopardo, alle creazioni di Sandy Powell per Le ali dell’amore del 1997. E poi, per affrontare quello che un tempo era il lungomare più glamour del mondo, si susseguono volteggi, luccichii, decoltée ed altre architetture di meraviglie di Gattinoni per Anna Magnani o Capucci per Valentina Cortese, per ricordare alcune delle star vintage di casa nostra. Ancora: la firma di Prada su Gwyneth Paltrow, Versace per Anne Hathaway, Alberta Ferretti per Tilda Swinton, solo per citare chi, fra le più cool dell’hollywood system, è passata in laguna.
Fabiana Giacomotti (docente alla Sapienza di Scienze della moda) e Alessandro Laj, costumista culto di Ferzan Ozpetek, hanno lavorato un anno nel progettare questa mostra-evento, che «approccia la moda con rigore scientifico, con l’incanto dello spettacolo e l’emozione delle arti visive», dicono. E che può segnare un nuovo corso per Palazzo Mocenigo, destinato nei disegni della direttrice Gabriella Belli a diventare un «centro della moda nazionale ed internazionale».
Un lavoro, quello dei due curatori, che ha portato alla luce capi, documenti, bozzetti ed accessori, scovati negli armadi di grandi costumisti, come il premio Oscar Ann Roth o Colleen Atwood o negli archivi della Sartoria Tirelli. E pure dalle teche Rai e dall’Istituto Luce sono uscite interviste e riprese che Rai 5 ha montato in un video di grande emozione. Assieme al making of della mostra, andrà in onda, sotto forma di documentario,  il 13 settembre sempre sulla rete più sperimentale della tivù pubblica (ore 22.50).
E dove non si trovava il materiale? E’ stato ricostruito. Come il famoso cappotto indossato da Florinda Bolkan in Anonimo Veneziano e le mules in camoscio rosso di Katharine Hepburn in Tempo d’estate.

Corriere del Veneto

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