culture, società

Una notte, la fornace

VENEZIA – Se alzate gli occhi sul lampadario di Murano appeso in salotto, ricordatevi che è sabbia. Anzi, sabbia, soda e fuoco. Le lunghe canne, strette nelle mani di abili artigiani, prelevano dai forni dove la luce è accecante quella massa informe ed incandescente. I maestri la tagliano con forbici, la lavorano come fosse pasta di pane, ci soffiano dentro ed escono fragili bolle di vetro. Volteggiano i loro strumenti per dar forma, alternano gesti rapidi e precisi ad altri lentissimi e delicati.I Seguso hanno messo in mostra tutto questo di notte, in concomitanza con la Biennale Architettura. Un omaggio all’interior design, ma anche a questi luoghi di lavoro antichi, edifici come parti intime dell’isola. Insomma, hanno aperto la fornace di Fondamenta Venier, distribuito ai visitatori il casco bianco, i maestri al lavoro, giro scenografico attorno ai forni («che pochi sanno restano accesi tutta la notte», spiegano) e musica da viaggio di esplorazione. Il tutto, tra le nove e mezzanotte. Il fuori orario, rispetto ai torpedoni che di giorno assaltano l’isola, ha attirato almeno un migliaio di persone da fine agosto a lunedì sera.
Experience, l’hanno chiamata. «Perché volevamo che i visitatori “sentissero” la fornace, usassero tutti i sensi, dal calore che avvampa il corpo, al tatto sul materiale lavorato», ci raccontano Gianluca e Pierpaolo Seguso, che dal 2006 guidano il gruppo. Generazione n.22. I Seguso, infatti, una delle più antiche famiglie di Murano, iniziano con il vetro nel 1327. Oggi, i due manager si alternano tra l’isola veneziana e New York, base per una filiera di show-room in Nord America e finestra sui nuovi mercati. «Abbiamo scelto di lavorare solo su progetti e su commissione – dice Gianluca, mostrandoci ad esempio le maniglie d’autore presenti in tutti i negozi Dior del mondo – Abbiamo abbandonato le produzioni in serie, che altri possono fare ovunque, per poter rimanere qui. La scommessa che abbiamo fatto è su ricerca, innovazione e tecnologia».
Con questa ricetta, hanno riunito i due rami della famiglia che nel 1993 si erano separati e  agganciato i Cenedese, altri vetrai storici, entrati di recente nel gruppo. Due fornaci, quattro aziende e 45 dipendenti per una gamma di prodotti che va dall’illuminazione all’arredo, fino ai gioielli. Ed esperienze, come quella di notte per la Biennale, che i Seguso promettono di ripetere.

Corriere del Veneto

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