“Così non si esce dalla povertà”

settembre 18, 2012

«Già la parola “decrescita” è fuorviante. Il resto lo conosciamo già». E’ lapidario, il Rettore dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, Carlo Carraro, professore di Econometria e specialista in economia ambientale.
Cosa non la convince della discussione sulla decrescita?
«Innanzitutto quel nome. Sarà anche una provocazione, ma è davvero controproducente. In realtà, la formula è ben nota: sviluppo sostenibile. Il futuro non può essere che sostenibile. Su questo c’è  già molta consapevolezza. Allora mi chiedo: perché inventarsi un nuovo nome? Per comunicare meglio? Io invece credo che così si aumenti solo la diffidenza, in un momento che già è di grande incertezza»E secondo lei sostenibilità e crescita devono andare di pari passo?
«Certo. Oggi siamo dobbiamo assumere delle scelte oculate con le risorse. Dobbiamo essere lungimiranti per rispetto alle generazioni future, perché così si comportano peraltro tutte le specie viventi».
Lei contesta anche il concetto di Serge Latouche di abbondanza frugale.
«I consumi ovviamente devono essere allineati alle risorse future. Ma questo si può fare in tanti modi. Prendiamo l’energia, per esempio. I consumi energetici sono in aumento su scala globale e non possono diminuire. Come potremo mai raggiungere l’obiettivo di far uscire dalla povertà due miliardi di persone dicendo loro di diminuire l’energia e i consumi se neppure vi hanno accesso? Altro, invece, è ragionare su quale modello energetico e quale impatto».
Quindi, per lei, è solo una specie di movimento un po’ new-age…
«C’è anche quella componente. Ma io mi riferisco a quelli seri, ricercatori ed economisti, le cui ricette non sono altro che di sviluppo sostenibile. Così, per stare sulla questione energetica, si pongono il problema di quale città, quale modello di trasporti, di mobilità, di produzioni, di relazioni umane»
Eppure, professore, siamo nel pieno di una crisi globale, profonda e quasi senza via di uscita.
«E’ una crisi finanziaria, del mondo delle banche. Eppure l’economia reale produce, marcia, non è ferma».
Ma non la colpisce il fatto che questa conferenza si tenga nel cuore del Nordest, l’ex-locomotiva d’Italia, oggi paralizzato dalla crisi?
«Il Nordest non è collassato, ha solo rallentato. Una parte di imprese che si sono internazionalizzate, che hanno investito in tecnologia ed innovazione, con una organizzazione più manageriale e meno di famiglia, ebbene queste stanno volando. Gli altri, che non hanno reagito, sono fermi. Siamo tutti in transizione: ma come si fa a puntare su una contrazione di aspettative? Che senso ha? E non invece scommettere sulla crescita delle competenze tecnologiche, l’apertura ai mercati, l’economia verde?».

Corriere del Veneto

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