I quattordici anni di Hugo Chavez

ottobre 9, 2012

CARACAS – Quando giovedì scorso ha chiuso la campagna elettorale, in Avenida Bolivar, di fronte a più di un milione di magliette e cappellini rossi in visibilio, Hugo Chavez era davvero lui. Il comandante. Più che un discorso era un canovaccio con cui sa commuovere il suo popolo, lasciarlo identificarsi, là sotto la pioggia, le mani giunte come un pastore evangelico. Erano i suoi occhi al cielo, la teatralità del suo corpo che riempiva lo spazio. Cantava l’inno e versi di canzoni popolari, evocando la rivoluzione, San Francesco, il socialismo e la Virgen del Rosario, la resistenza indigenza e il caracazo, cioè la rivolta del 1989 contro le politiche neoliberali e i suoi martiri.Hugo Chavez Frias ha 58 anni, di cui 14 al governo. Ne farà altri sei. Fino al 2019 avrà modo di costruire la via venezuelana al socialismo, grazie ad immensi proventi di petrolio e gas e al legame sentimentale con il suo popolo. O, meglio, con una metà del suo Paese. L’altra lo detesta o almeno non lo capisce, si sente sopraffatta da tutta la sua retorica, che è pure una coperta da cui escono anche violenza urbana, clientele e corruzione.
Ex-colonnello, Chavez irrompe nella scena politica nel 1992, il paese sull’orlo di una crisi economica, oltre che di nervi sociali. Tenta il golpe, ma fallisce. Si fa due anni di prigione, che diventano una scuola politica. Legge anche il libro di  Giulio Santosuosso, un matematico romano, che da quarant’anni vive in Venezuela. Reinventar a Venezuela anticipava tanti temi di quella che sarà la rivoluzione bolivariana e socialista. Se ne ricorderà Chavez di quel libro, ci ha raccontato Santosuosso i giorni scorsi, fino ad interrompere telefonicamente una trasmissione in tivù per ringraziare l’autore.
Chavez conquista Miraflores proprio con quel programma politico nel 1998. Le classi più povere si identificano, lui scommette sul popolo dei barrios, quei tre milioni di persone che solo a Caracas vivono sulle colline che la circondano. Enormi agglomerati urbani informi, senza luce e acqua, né salute né scuole, dove la legge sta sulla punta di quei 10 milioni di armi da fuoco che girano per il paese. Per la prima volta quel popolo in miseria, nato con il boom del petrolio, manodopera a basso costo e cittadini invisibili, si sente con Chavez protagonista di qualcosa di storico e degno di avere dei diritti.
E’ un cambio che, secondo molti osservatori, è irreversibile per la storia sociale del paese. Nessuno potrà più dire di non sapere. In questi 14 anni è a loro che il presidente ha pensato, costruendo una sorta di Stato parallelo, grazie al controllo della Banca Centrale, la nazionalizzazione di Pdvsa (la compagnia petrolifera cui ha assegnato il compito di finanziare enormi politiche sociali) e all’esproprio di una serie di grandi aziende in settori dichiarati strategici, dal cemento all’agro-alimentare. Così sono cominciate le Missiones, cioè l’apertura di cliniche, scuole, università e ora un Plan Vivienda che prevede di costruire 3 milioni di case. In due anni hanno già tirato fuori dai tuguri 250 mila famiglie, quai 600 mila persone. Persino le istituzioni hanno un canale parallelo, dalla Guardia nazionale bolivariana alle Comunas, cioè i comuni partecipativi, in alternativa ai municipi.
Tutto si è accelerato dopo il tentativo di golpe nel 2002, in cui fu salvato dalla reazione popolare e dalle forze armate, che qui sono legittimiste. Il colpo di stato, organizzato dall’opposizione, dalla Confindustria locale, da pezzi di militari e, si dice approvato dall’ambasciata Usa, è stato accompagnato da uno sciopero dell’industria del petrolio e del settore alimentare, quasi da mettere in ginocchio il Paese.
Da allora, dopo un primo sbandamento, a redini ben prese, superato pure un referendum revocativo nel 2004 e un cancro, Hugo Chavez ha lanciato l’economia ad un ritmo del 5% (e un’inflazione del 20%) e stretto alleanze in Latinoamerica da una parte e con Cina, Russia ed Iran dall’altra. Con mano ferrea, tic autoritari e un pensiero alla Virgen del Valle.

AGL-l’Espresso

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