Giudecca e terraferma, le novità by night

novembre 11, 2012

VENEZIA – Scordatevi di fare le due, il prossimo inverno, ballando al Torino. Per curare la febbre del sabato sera dovrete fare il ponte. Questa è la prima novità. La seconda arriva dalla Giudecca: si annunciano già cool i venerdì di Waterbass (vedi intervista). La terza da Forte Marghera: il Gatto Rosso invernale.
La prossima stagione aspetta il popolo della notte, anche se la notte non ha gli stessi orari in centro storico o in terraferma. In laguna, a dispetto di chi la vuole morta, non c’è barista che non tiri fuori un eventino e un concertino. Certo, tutto piccolino, appunto. Perché i luoghi sono mini e sugli orari i nervi sono sempre tesi. Eppure può sorprendere.Campo San Luca. La consolle del Dj avrà la «terribile sfida di educare il pubblico che si può ballare in orario pre-dance». Andrea Brunello, alias Jebho, deve farsene una ragione. Dapprima canticchia Modugno: «E’ giunta mezzanotte…». Poi si fa serio: «E’ dal ‘97 che il Torino ha tenuto banco». Ora ci sarà anche molto jazz. Provate il venerdì e il sabato.
Perché il jazz libera tutti. Ne trovate tutte le sere (salvo domenica e lunedì) al Venice Jazz Club, a fianco del ponte dei Pugni, tra versione latin e bossanova. Altrove, invece, eventi estemporanei, come al Remer, sul Canal Grande di fronte all’Erbaria, che ogni tanto fa un salto di blues.
Molti preferiscono i giorni fissi. Ad esempio i giovedì Al Parlamento, di fronte al Ghetto. O i venerdì, a partire da fine mese, alla Serra dei Giardini, che promette note brasiliane e volteggi di tango. Di mercoledì, in zona San Giacomo dall’Orio, l’appuntamento è all’Osteria da Filo: «Un piccolo salotto musicale con esecuzioni acustiche: tra piccola cucina e un buon vivo, i musicisti improvvisano», ci racconta Filippo Mosconi. Se invece siete a San Polo, occhio ai Metri Cubi, atmosfera d’antan e cartellone raffinato.
Memoria storica della città che ama la musica è il Paradiso Perduto. Molti gli ospiti già previsti: come gli “Euforia Gipsy” il 12 novembre, il “Chili Cumbia Shots” (il 19) e le note brasiliane di “Roda de choro” (il 26). Un tris di Sudamerica, che evidentemente seduce locali e pubblico. E persino il Morion: il 23 novembre è di scena il Messico con “La cumbanchera y los tequiloros” di Jennifer Cabrera. E lì, tra bio-pizza e cineforum, il programma è ricco.
Se il centro storico vive un’effervescenza contenuta, bisogna bazzicare la terraferma per ritrovare una città quasi normale. Sono le atmosfere giovani del Conestoga, i live de Il Palco (venerdì e domenica) o, in Piazza Ferretto, i giovedì di cicheti e jazz-session al Buso.
Gettonatissimo è Forte Marghera: a fine novembre raddoppia il Gatto Rosso, con una versione invernale. E’ quasi pronto e ci sarà pure musica e teatranti, assicurano. Sempre al Forte, gli amanti delle percussioni hanno ora un’Accademia, in un nuovo magazzino recuperato da Eddy De Fanti.
Ma il vero oggetto di culto delle notti mestrine è il Tag, l’unico a fare after-hours. Di là dalla ferrovia c’è Marghera. Ed è già post-terraferma. Si comincia con i luoghi must. Il Vapore, ad esempio, il venerdì e il sabato, ma non solo. Un paio di date: Eric Mc Fadden Trio il 15 e Paul Millns il 23.
Il Popcorn ha riaperto «sottoforma di contenitore – ci spiega Daniele – lasciamo alle band e alle associazioni di costruire il programma». Vera novità della stagione, il Roov Club aprirà a metà gennaio, in via Colombara, ex-Fucina Controvento. Oltre a concerti live e dj set, Max Di Blas annuncia «corsi sui nuovissimi software per elettronica e workshop di jazz».
In via dell’elettricità, invece, Molo 5 a pieno ritmo tutti i week-end: ha il Varietà del venerdì, le domeniche al vinile e dance anni ‘90, i sabato “di tendenza”, come il più festoso dei party gay&lesbian, che una volta al mese ha il nome di Trash&Chic.
Il più metropolitano fra tutti resta il Rivolta. L’8 dicembre sarà in “Tempesta” teatrale. Il 16 novembre presenterà il nuovo cd del duo “Gli sportivi”, cioè Lorenzo Petri e Nicola Zanetti, che ci chiedono di essere appunto «più agonisti, cioè gente che non si arrende, ma lotta, suda, impreca, spera».

Anna, Waterbras alla Giudecca
Si possono organizzare serate dance a Venezia? Quasi impossibile. Anna Tosello, 35 anni, negli ultimi anni ha animato i giovedì sera al Giardinetto, tra San Tomà e Santa Margherita.  Ma era troppo complicato, tra divieti e proteste. Ora, con la sua crew di cinque giovani amanti della musica, ha messo in piedi un’associazione. Boombox, si chiama. E ha appena inaugurato Waterbass, al 554, ex-cantiere Toffolo della Giudecca.
«Vorremmo creare un’atmosfera un po’ ricercata e divertita allo stesso tempo. Abbiamo l’ambizione di far ballare la Giudecca tutta la stagione e tutti i venerdì». Inaugurazione  con le Electronic Girls, il gruppo di Dj donne: «Sì. Ci piace l’idea di dare spazio soprattutto alle giovani veneziane. E alla musica elettronica. L’associazione sta preparando altri progetti per usare i linguaggi musicali in ambito sociale». Cosa vi manca di più in centro storico? «Credo che continui ad essere assente una scena clubbing. Manca quell’atmosfera. E il limite ferreo degli orari non darà mai la possibilità a questa città di poter attraversare la notte ballando».

Bebo, pochi giovani fanno musica
«Penso a spazi incredibili all’Arsenale e alla Marittima: un posto dove far notte senza disturbare chi vuole dormire». Bebo, cioè Alberto Seggi, 32 anni, da sempre segue la sala prove “Caos Studio” alla Misericordia. E suona basso e contrabbasso in giro per molti locali. «Rivitalizzare uno spazio, dedicarlo ai giovani, spostare il caos: è impossibile? C’è un’alternativa al fatto di lasciare che migliaia di ragazzi non possano far altro che bere fino a star male in giro per le calli?» Ogni tanto, per Carnevale ad esempio, ci tentano. «Il problema non è solo dare uno spazio ogni tanto. E’ far sì che sia un posto riconosciuto, che sia bello andarci, che si facciano cose belle. Io non penso che i residenti abbiamo torto e i ragazzi sempre ragione. Penso che ci vorrebbe un po’ più coraggio». Cosa è cambiato allora in questi anni? «Ho notato, ad esempio, che ci sono pochi ventenni che chiedono di fare musica. E’ come se le dessero meno valore, persino nelle scuole è sempre una cenerentola. Che peccato».

Corriere del Veneto

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