Il festival dei matti

novembre 11, 2012

VENEZIA – Dieci eventi in cinque luoghi: il Festival dei Matti cresce e si fa largo a Venezia. Contagioso, come la libertà. «Perché questo è prima di tutto un festival della libertà», lo definisce la sua ideatrice, Anna Poma. Lo produce la cooperativa Con-tatto. Patrocinano Regione, Provincia, Comune.
Il corpo a corpo con la città, per citare il titolo di questa quarta edizione, andrà in scena dal 16 al 18 novembre. Una festa di incontri, spettacoli, laboratori. La bussola rimane Franco Basaglia e la sua «rivoluzione praticata», come la chiama la direttrice del festival.Si inizia venerdì prossimo. Alla Chiesa di San Stae l’Atelier dell’Errore crea un’installazione e la domenica presenta i suoi docenti-bambini della neuropsichiatria di Reggio Emilia. Con loro un musicista, irregolare da sempre, come Giovanni Lindo Ferretti.
In Sala San Leonardo sarà visitabile la mostra di pupazzi, arazzi e creature di tessuti uscite dalle mani di donne della Cooperativa Blu Cammello di Livorno. «Oggetti sentimentali», che prenderanno forma nel laboratorio di venerdì 16  alla Fondazione Venezia. Un workshop dedicato agli anticorpi, «una sorta di vaccinazione collettiva contro la paura», dicono Clara Rota e Roberto Bargellini.
Un secondo laboratorio, sempre in Fondazione, è previsto il sabato (ore 14). Questa volta protagonisti sono i ragazzi di strada brasiliani del progetto Axé portato avanti da Cesare de Florio La Rocca. Una straordinaria forma di pedagogia della capoeira.
Ricco il ciclo di conversazioni pubbliche. Alberta Basaglia, Maria Grazia Giannichedda e Peppe Dell’Acqua presentano venerdì 16, al Telecom Future Center, il volume che raccoglie gli scritti su salute e malattia di Franca Ongaro. Omaggio all’intellettuale veneziana, compagna di Franco Basaglia, che decifrò con grande lucidità tutte le trappole e gli stereotipi tra medicina e potere.
Al Teatro Goldoni, due gli appuntamenti: venerdì l’incontro tra un’artista e una filosofa, Alice Banfi e Michela Marzano. Sabato tra psicologia e filosofia: Massimo Cirri ed Umberto Galimberti. E domenica, all’Ateneo Veneto (ore 16), i corpi sociali di Aldo Bonomi e Franco Rotelli.
Al Festival dei matti non poteva mancare il teatro. Due le pièces. Elisa Roson e Federica Di Rosa hanno scoperto, tra le carte di archivio, che tra ‘600 e ‘700 era ancorata in bacino di San Marco una nave: era il luogo dove veniva rinchiusa ed isolata la follia, qualunque cosa si intendesse. Ne è nato uno spettacolo, che sarà presentato il 17 novembre al Goldoni.
La sera dopo sarà la volta di Kociss di Giovanni Dell’Olivo e la saga della Venezia sottoproletaria, bandita e triste.

Corriere del Veneto

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