Alla lavanderia Zhilyaev della Giudecca

VENEZIA – «Ce la tolgono il 25 novembre». La voce si è sparsa alla Giudecca. E le signore ne approfittano. C’è anche un certo nervosismo all’ingresso della lavanderia, proprio di fronte la fermata delle Zitelle. Apre tutti i giorni, fuorché il martedì e il fine settimana. L’orario?  Dalle 10 alle 14. «Solo cinque giorni e quattro ore: è troppo poco!» quasi grida la signora Laura, che abita là vicino. Per questo si è appostata alle 9.30, sotto una brezza fredda. Dietro di lei ci sono altre tre persone in coda. La signora occupa due delle quattro lavatrici. Un piumone, vestiti scuri, biancheria. Una ragazza spagnola la rimprovera: «Siamo in tanti, qui. Tutti ne abbiamo bisogno». Ma la signora Laura alza la voce: «L’altro giorno ho aspettato due ore. E me ne sono andata. C’era coda. E oggi tocca a me. Mi sono presa l’intera mattinata per lavare tutto». Qualche grida tra le due, ma è la signora che la spunta. «D’altra parte, anca ‘sti foresti, avremmo la precedenza noi», sussurra quando l’altra se ne va. Intanto, aspettiamo pazientemente il nostro turno.
La lavanderia Zhilyaev è un successo. Nessuno la chiama così alla Giudecca. Ma il “proprietario” è un russo. Si chiama Arseniy Zhilyaev. La sua è in realtà un’opera d’arte. Un’installazione. E la gente che ci va, compresa la signora Laura, sono dei performer, seppur inconsapevoli. Ha anche un nome la lavanderia, L’alba che verrà, in onore, con un po’ di sarcasmo, ad un avvenire tramontato con la caduta del muro.
L’opera, una vera e propria laundrette, si trova infatti all’interno della Casa dei Tre Oci, che sta ospitando l’esposizione The way of enthusiasts, prodotta dalla fondazione moscovita V-A-C, evento collaterale alla Biennale di Architettura in corso. Solo la lavanderia chiude alle 14, la mostra è visitabile fino alle 18, ad ingresso libero.
Oltre alle lavatrici, ci sono anche due asciugatrici. Si trovano nella stanza a piano terra, a destra della scalinata. Fare il bucato dentro una mostra, in un palazzo come quello e di fronte a San Marco, è davvero un’esperienza unica. Ma anche un gesto normale, per le centinaia di persone che la utilizzano, dagli abitanti del caseggiato ai turisti del vicino Ostello. Per di più, la laundrette è gratuita. Basta chiedere il detergente, un gettone per il lavaggio e uno per l’asciugatura. Certo, c’è chi ne chiede uno o due in più. Come la signora Laura, perché  – ci spiega – «meglio fare una doppio risciacquo». E così è un va e vieni a chiamare l’assistente, un ragazzo che segue i clienti-performer, anche per evitare che utilizzino propri detersivi o non intasino le macchine, come è successo all’inizio.
«In media abbiamo consegnato un’ottantina di gettoni al giorno», ci spiega Ilaria di Civita Tre Venezie, che assieme a Fondazione Froma gestisce il progetto della Casa dei Tre Oci. E aggiunge: «Quell’installazione si è trasformata in uno spazio reale, davvero pubblico. E vissuto dall’intero quartiere». Ma è mai scoppiato qualche litigio? Lei ride. «No, a volte magari alzano un po’ la voce. Ma sono bravi, si mettono in fila, si aiutano, danno spiegazioni ai nuovi».
C’è chi arriva con il carrello, chi con grandi borse di plastica, chi persino con una valigia. Annamaria, tuta sportiva e fascia di cotone in testa, chiede a un giovanotto americano se la aiuta a piegare le lenzuola e conclude con un «Da sposare». Un’altra ha appuntamento dalla parrucchiera e chiede al banco se ce la fa, tra taglio e fonata. Ma alla fine tutto fila liscio e alcuni salgono curiosi a vedere la mostra.
La lavanderia sovietica ha sostituito quella vera, a pagamento, che fino a qualche mese fa c’era là vicino. Chiusa, sembra, per le proteste di chi ci abitava sopra. «Ce n’è davvero bisogno – ci dice la signora Marisa, scuotendo la testa – Come faremo ora?».

Corriere del Veneto

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