Design & autoproduzione

novembre 20, 2012

VENEZIA – Raptus&Rose è una collezione di abbigliamento che recupera tessuti vintage e preziosi da tutto il mondo. Ferrarin invece ha sviluppato, nel campo dell’arredo, una serie di sedute in legno. ll marchio di oggetti e accessori Zero° è un’idea di Giulia Laura Bombardieri e Milena Severgnini. E ancora: Elisa Frassoldoni recupera materiali cartacei per la produzione di gioielli eco-compatibili. Questi sono solo alcuni esempi tra gli 80 selezionati per Open Design, la kermesse di auto-produzioni che debutta per la prima volta dentro il Salone Europeo della Cultura a Venezia, sotto la regia di Elena Santi e Laura Succini, assieme a Alan D’Incà.
Una prima edizione sotto forma di concorso, ma anche di mostra-mercato. Ogni opera, peraltro, nasconde una filiera con inediti linguaggi e figure professionali. Dagli inventori di idee ai progettisti dell’oggetto, dal sapere degli artigiani ai nuovi venditori on-line: ogni step della creazione, dall’ideazione all’ingresso nell’arena del mercato, ha una sua specificità, che quasi sempre incrocia l’high tech, i nuovi software, le economie digitali, i social networks.
Si tratta davvero di nuovi modelli progettuali. Niente sindrome da bricolage, né furbizie commerciali. Ma un settore così innovativo e pragmatico, da aver attirato l’attenzione di un ente come la Fiera di Vicenza, che dell’evento al Salone è diventato main-partner. Il suo direttore generale, Corrado Facco, spiega il perché: «La manifattura avanzata, la creatività giovanile, l’artigianato contemporaneo sono temi che costituiscono il dna della Fiera». E quello in mostra ai Magazzini Ligabue di Venezia è un nuovo made in Italy, che segue, dice Facco, «processi di riposizionamento grazie al design, alla ricerca e all’innovazione di prodotto».
L’interesse di enti ed istituzioni è confermato anche dall’appoggio dei Comuni di Bologna e di Modena e le Regioni Veneto ed Emilia Romagna, che hanno deciso di partecipare con alcune sezioni speciali all’interno del Salone. Il capoluogo emiliano presenta infatti quattro creativi, selezionati a livello regionale, attraverso il proprio incubatore di creatività “Incredibol!”. La Regione Emila Romagna si è concentrata sulle zone colpite dal recente terremoto e ha pensato di sostenere 10 designer locali. Modena, invece, si focalizza sul merchandising museale, attraverso i contributi del progetto Dab. Il Veneto, infine, ha fatto rete con Cna e Confartigianato Vicenza.
Ed essendo Open Design anche un concorso, c’è naturalmente una giuria che vaglierà gli ottanta progetti, assegnando tre premi, in nome di Garagedesign, Ottagono e Open Design Italia (verranno consegnati il 24 novembre, alle 15). La giuria? Aldo Cibic, Paolo Ulian, Stefano Micelli, Michele Capuani, Alessandro Molinari, Marco Zito, Corrado Facco e  Jörg Sürmann. Quest’ultimo è il direttore di DMY, il Festival internazionale di design di Berlino, la più grande fiera internazionale dedicata all’autoproduzione.
Tre anche le mostre collaterali. Due saranno legate alle nuove tecnologie e sono firmate da Stefano Micelli, una assieme a Stefano Maffei (Analogico Digitale) e l’altra con Marco Bettiol (Unico Seriale). La terza, Bag Factor curata da Maria Luisa Frisa, è realizzata in collaborazione con Bottega Veneta e con la partecipazione degli studenti IUAV.

Corriere del Veneto

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